A differenza della fotografia digitale, dove in postproduzione è possibile aggiungere diversi effetti e filtri, nella fotografia bianco e nero argentica i filtri vanno tassativamente utilizzati in ripresa.

Esistono sostanzialmente tre differenti tipologie di filtri

1)   circolari in cristallo ottico. Sono indubbiamente i filtri migliori ma è necessario procurarsi, a seconda del diametro dell’attacco filettato dell’obiettivo, quello con il diametro appropriato. Un sistema per economizzare le cose è quello di acquistare il filtro di diametro corrispondente all’obiettivo a corredo che ha il diametro maggiore. Usando poi degli anelli di raccordo si può adeguare il diametro maggiore a quello inferiore degli altri obiettivi. In questo caso però non è possibile utilizzare il paraluce, quando a corredo con l’obiettivo.

2)   Quadrati o rettangolari. Di norma sono realizzati in metacrilato, o comunque in materiali la cui qualità non è dissimile dal vetro ottico di quelli circolari. Si utilizza in questo caso un portafiltri al quale può essere sostituito a piacere l’anello di raccordo, adeguando così il portafiltri, e i filtri, alla maggior parte dei diametri degli attacchi filettati degli obiettivi. I filtri digradanti, per esempio, sono più efficaci nell’utilizzo e facili da reperire  in versione quadrata o rettangolare rispetto ai filtri circolari. Le superfici sono più delicate rispetto a quelli in vetro ottico e possono quindi rischiare di graffiarsi se non opportunamente manipolati e conservati

3)   In gelatina. Sono a loro volta quadrati, disponibili in differenti grandezze, possono essere sagomati ma sono molto caduti in disuso. Kodak è stata la principale produttrice di filtri in gelatina, oltre che per la fotografia in bianco e nero, soprattutto per la fotografia a colori, con una gamma molto estesa di filtri di compensazione e di conversione, che sono fondamentali per l’utilizzo delle pellicole colori in differenti situazioni di illuminazione in luce artificiale continua. La denominazione utilizzata da Kodak per la sua serie di filtri è diventata nel tempo quella standard, utilizzata anche dai produttori di filtri in cristallo ottico o quadrati/rettangolari in metacrilato.

A seconda del tipo di filtro impiegato, vengono enfatizzate diverse situazioni

Già un filtro giallo chiaro, o meglio giallo medio  aumenta la visibilità soprattutto nei paesaggi essendo in grado di iniziare a minimizzare l’effetto causato dal pulviscolo atmosferico, migliorando la fotografia panoramica

Il filtro giallo medio, in una giornata serena, ovvero con cielo azzurro anche in presenza di nubi, inizia a scurire il cielo, rendendolo più leggibile nella stampa finale. Un filtro giallo medio assorbe all’incirca 1 stop di luminosità, permette quindi di poter lavorare ancora a mano libera, anche usando pellicole non di alta sensibilità.

 

Il filtro arancio enfatizza l’effetto del filtro giallo medio, scurendo in modo più marcato il cielo o le porzioni di cielo sereno restituendo un effetto molto più “drammatico” nei paesaggi, soprattutto quelli realizzati con gli obiettivi grandangolari. Di nuovo, lo stacco tra le nubi e le porzioni di cielo sereno risulta ancora più evidente e marcato. Il filtro arancio comincia ad assorbire 2 stop di luminosità; se si lavora con pellicole di bassa sensibilità sarebbe già preferibile l’impiego del treppiedi.

Il filtro rosso è quello che rende gli effetti fin qui descritti nel modo più accentuato. Il cielo sereno può risultare quasi completamente nero nella stampa finale, e lo stacco tra il cielo e le nubi ancora più accentuato. L’assorbimento luminoso è di almeno 3 stop, è un filtro quindi che può essere usato a mano libera solo con pellicole di media/alta sensibilità, soprattutto quando è opportuno non aumentare la luminosità aprendo il diaframma ma limitarsi a usare tempi di posa sempre più lunghi. Il filtro rosso aumenta anche in modo evidente il contrasto dell’immagine e tende a chiudere quasi completamente i dettagli in ombra. Va quindi usato con una certa attenzione per non ritrovarsi poi un’immagine troppo contrastata e con pochi dettagli nelle ombre.

Il filtro verde non è impiegato frequentemente. Nei paesaggi tende a schiarire la vegetazione ma se nella composizione dell’immagine oltre alla vegetazione è presente anche una porzione più o meno estesa di cielo sereno, è preferibile utilizzare un filtro giallo, arancio o rosso, per enfatizzare il cielo, piuttosto che privilegiare lo schiarimento e relativa aumentata tridimensionalità della vegetazione.

Il filtro polarizzatore, anche se nasce per eliminare i riflessi dalle superfici non metalliche, può essere tranquillamente impiegato anche nella fotografia in bianco e nero, in quanto è in grado di scurire in modo significativo il cielo sereno, senza però aumentare il contrasto dell’immagine. Bisogna solo fare attenzione quando impiegato con grandangolari molto ampi per il rischio di ritrovarsi un’immagine in cui il cielo non è omogeneamente scurito, ma spesso è scuro in una zona e tende a schiarirsi in altre, con un risultato finale piuttosto deludente: questo dipende dall’altezza del sole sull’orizzonte al momento dello scatto e da come è posizionato il fotografo rispetto al sole. Usando grandangolari medi, in accoppiata con un filtro arancio o un filtro rosso può arrivare a rendere il cielo sereno di un nero assoluto, sommando lo scurimento dato dal primo filtro alla polarizzazione dell’altro filtro.

L’uso dei filtri in ripresa rimane comunque di fondamentale importanza, come detto all’inizio, perché gli effetti ottenuti spesso non sono assolutamente riproducibili in fase di stampa. Un cielo in stampa può essere “bruciato” aumentando l’esposizione sotto l’ingranditore in modo localizzato, ma sono virtuosismi di appannaggio di chi sa stampare perfettamente e non tutte le immagini si prestano a questo tipo di intervento: se il cielo non è semplicemente e linearmente staccato dall’orizzonte del paesaggio o se parti del paesaggio si stagliano sul cielo, come un campanile, piuttosto che una pianta, è molto difficile “bruciare” il cielo senza rischiare di bruciare anche le parti dell’immagine che si stagliano sul cielo: queste parti risulteranno più scure e saranno evidenziate in modo molto poco estetico nella stampa finale.

Un altro accessorio indispensabile, in ogni genere fotografico, con qualunque fotocamera e obiettivo, è il paraluce: protegge la lente frontale dall’illuminazione diretta da sole che può portare a un ammorbidimento generale dell’immagine finale oltre alla comparsa di immagini fantasma. Spesso usando gli obiettivi grandangolari l’opportuno paraluce non è sufficiente a schermare la lente frontale. In questo caso si può “intercettare” la luce che colpisce la lente frontale usando la mano – naturalmente se la fotocamera è reflex ed è quindi possibile controllare nel mirino che la mano non entri nel campo inquadrato.

Quale marca scegliere?

A seconda della tipologia di filtro, quindi se in cristallo ottico o quadrati, le marche più utilizzate sono B+W, Hoya, Marumi, Cokin, Tiffen, Manfrotto, Lee Filters.

E’ meglio evitare di utilizzare filtri, soprattutto se usati, di marca sconosciuta; la qualità ottica del filtro deve sempre essere eccellente per non togliere qualità all’immagine finale

Indipendentemente dal diametro, i filtri originali per le biottiche Rolleiflex e per Hasselblad sono a baionetta. Esistono comunque degli anelli di raccordo in grado di trasformare l’originale attacco a baionetta in un comune attacco filettato. i filtri per gli obiettivi Leica M, sono filettati ma con un passo differente, indipendentemente dal diametro. Di norma il diametro del filtro è preceduto dalla lettera E.

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