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Introduzione

Posto che il medio formato è nato per primo, con l’avvento della pellicola 120, il piccolo formato indubbiamente si è più diffuso e oggi, parlando di fotografia argentica, sono più i fotografi che scattano in piccolo piuttosto che in medio formato.

Ma quali sono le differenze? Quali sono i pro e i contro?

Buona lettura

Gerardo Bonomo

www.gerardobonomo.it

08 Nikon Z7 Nikon F
08 Nikon Z7 Nikon F

Il formato del negativo

In giallo e verde potete vedere i confronti tra l’area utile di un negativo in piccolo formato e un negativo in medio formato. Qui arriviamo fino al formato 6×9 cm, ma limitandoci al formato 6×6, la differenza di area con il 24x36mm è di bel il 350%. Questo significa che a parità di formato di carta e di inquadratura, lavorando in piccolo formato dovremo ingrandire l’immagine di ben 3,5 volte, a parità di tipo di negativo anche la grana sarà aumentata del 350%. Ma soprattutto sarà differente la gamma tonale

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La gamma tonale o gamma dinamica

Mentre l’occhio umano è in grado di percepire, del nero al bianco assoluto, ben 24 stop di differenza, la gamma dinamica o tonale di una pellicola è esattamente della metà.

In più, maggiore è l’ingrandimento, minore è la gamma tonale che riusciremo ad avere nella stampa finale.

Gamma tonale e gamma dinamica sono concetti simili ma leggermente differenti: la gamma dinamica o latitudine di posa è la capacità della pellicola di distinguere un certo campo di livelli luminosi presenti nella scena prima di che vadano a morire col nero e col bianco; la gamma tonale è la capacità di mantenere una distinzione tra i diversi livelli luminosi impressi sulla pellicola. Quindi la gamma dinamica dice quanto sono distanti gli estremi del campo di luminosità che si riesce a registrare, mentre la gamma tonale dice quanti diversi livelli luminosi si riescono a distinguere fra questi estremi.

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La grana

Anche la grana va di pari passo con la gamma tonale: a parità di pellicola, maggiore è l’ingrandimento, maggiore sarà la visibilità della grana. Esistono poi in commercio pellicole virtualmente assenti da grana – bassa sensibilità – e pellicole di alta sensibilità dove la grana è già visibile  a bassi ingrandimenti.

Questa è la realtà dei fatti, ma non significa che un fotogramma 24×36 di una pellicola di media sensibilità, correttamente sviluppato, anche a un ingrandimento a tutto fotogramma piuttosto spinto, come il 30×40 cm, porterà a una grana e una gamma tonale accettabile.

La gamma tonale, infine, può essere modulata durante la stampa, schiarendo o scurendo rispettivamente le parti troppo scure o troppo chiare dell’immagine.

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Quindi medio formato…

Seguendo questo ragionamento sembra evidente che bisognerebbe puntare esclusivamente al medio formato.

Di fatto nel mondo si sono vendute molte più fotocamere di piccolo che di medio formato, sia a livello amatoriale che professionale.

Pesi, ingombri e spesso prezzi inferiori, un’autonomia di scatto di 36 pose anziché di 12, riferendoci al formato 6×6 cm non spingono istintivamente ad acquistare una fotocamera medio formato.

E vediamo adesso i pro e i contro delle varie fotocamera a pellicola presenti sul mercato.

 

 

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Macchine d’uso e macchina da collezione

Un esempio agli estremi, a sinistra una Rolleiflex GX e una Lubitel 166. La Lubitel, estremamente spartana, interamente realizzata in plastica, con ottiche di qualità medio bassa e senza esposimetro, si trova facilmente intorno ai 50, 60 Euro. La Rolleiflex 28 GX Special si attesta oltre ai 6000 Euro, non solo per la manifattura ma perchè è stata prodotta in pochi esemplari. Entrambe sono delle fotocamere 6×6 cm ma è evidente che la Lubitel è una fotocamera d’uso, l’altra, anche se usabilissima, è più da collezione, perchè c’è sempre un rischio nell’usarla e nel portarla in giro. Tra questi due estremi esistono una pletora di modelli, alcuno più rari, che strizzano alla collezione ma usabili, altri, per il fatto che sono stati prodotti in moltissimi esemplari e hanno un costo quasi simbolico, sono usabilissime; senza contare che Lubitel, come altri modelli proveniente dall’Est hanno una pletora di fedelissimi che le collezionano anche.

Quindi, se desideriamo acquistare una fotocamere per usarla, sia essa una piccolo che una grande formato, la scelta dovrebbe cadere nel mezzo, buon rapporto qualità prezzo, ma utilizzabili senza timore.

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Piccolo formato, focale fissa. Manual focus

Si può cominciare, giusto per fare un esempio, con una Ricoh 500G.

Monta una focale fissa di 40mm f/1.28. Ha il mirino galileiano e il telemetro incorporato per misurare le distanze. La batteria si occupa esclusivamente di far funzionare l’esposimetro esterno; questo significa che può lavorare tranquillamente anche a batteria scarica; pesa solo 420 grammi ed è molto compatta; i tempi vanno da 1/8 di secondo a 1/500 di secondo. Ottimo rapporto qualità/prezzo, è una macchina che venne prodotta negli anni 70. Molto robusta e affidabile.

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Le fotocamere piccolo formato degli anni 50

Non va dimenticata naturalmente tutta la pletora di modelli di fotocamere 35mm a focale fissa prodotta durante e prima gli anni 50. A volte con il solo mirino galileiano, a volte con il telemetro accoppiato e a volte anche con esposimetro incorporato ( di solito al selenio, senza batteria ) .

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Piccolo formato, compatta, focale fissa. Autofocus

Io trovo estremamente interessante la Olympus Mju II

Prodotta in milioni di esemplari, questa fotocamera ultracompatta e weatherproof dispone di autofocus con minima distanza di fuoco a soli 35cm, monta un obiettivo 35mm f/2.8, dispone di autofocus integrato, è resistente agli spruzzi  e ha una qualità ottica davvero impressionante.

L’unica problema è che in questo periodo è una macchina molto gettonata, quindi il prezzo è decisamente salito a cifre che sfiorano o superano i 400 Euro. Avvolgimento e riavvolgimento automatico, lettura del codice DX. pesa solo 123 grammi, leggerissima, sta davvero nel taschino. Due handicap: senza batteria non è in grado di funzionare e in caso di problemi tecnici è quasi impossibile trovare un riparatore in grado di metterci le mani.

Specifiche Tecniche:

  • Obiettivo: 35mm, f/2.8, messa a fuoco 0.35m-infinito. (4 elementi in 4 gruppi).
  • Autofocus attivo multi-raggio con blocco della messa a fuoco.
  • Formato pellicola: pellicola 35mm DX-coded film, ISO 50-3200.
  • Esposizione automatica gamma di EV 1-17, f/2.8, 4s -f/11, 1/1000s. Misurazione dell’esposizione spot disponibile.
  • Autoscatto (ritardo di 12 secondi).
  • Avvolgimento automatico e riavvolgimento.
  • Flash con bilanciamento del colore integrato. Ricarica in 3.5 secondi, raggio di funzionamento 4.1m a ISO 100.
  • Modalità Flash: Auto, riduzione occhi rossi, soppresso,forzato/di riempimento, notte (sincronizzazione lenta fino a 4 secondi)
  • LCD con controllo della batteria e contatore degli scatti.
  • Stampa ora/data (solo modello Quartzdate ).
  • Controllo remoto RC-200 opzionale.
  • Resistente (resistente agli schizzi).
  • Alimentazione: una pila 3V litio CR123|CR123A.
  • Dimensioni: 108×59×35mm.
  • Peso: 135g (senza batteria).
  •  

Prima della Mju Olympus aveva progettato altre macchina compatte, la famosa serie XA. Di nuovo una macchina che non è in grado di funzionare senza batterie e non assistita dal sistema AF, ma con un rapporto qualità prezzo più abbordabile rispetto alla serie Mju, come la serie delle Olympus XA.

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Merita un piccolo capitolo sulla “grande” Minox

Progettata per pellicola 8x11mm negli anni 40 da Walter Zapp e denominata Riga per passare poi nel 1974 al modello EL che utilizza pellicola 35mm.

Mirino galileiano, messa a fuoco a stima, priorità di diaframmi, una qualità ottica eccellente

Ma il grande successo avvenne con il modello GT che fu prodotto dal 1981 al 1991, intervallato da altri modelli.

La Minox 35 GT, introdotta nel 1981, continuò la gamma di successo di Minox di fotocamere compatte da 35 mm, presumibilmente le più piccole fotocamere full-frame da 35 mm mai realizzate.

L’obiettivo si ritrae nella fotocamera quando è chiuso, aprendo completamente il ponticello si attiva la batteria. L’esposizione è automatica, priorità di apertura. Diversi modelli della gamma Minox 35 sono stati identificati da pulsanti di scatto di diversi colori: la GT è facilmente identificabile dal pulsante di scatto arancione chiaro.

La GT ha migliorato le caratteristiche dei suoi predecessori, EL e GL. Ha introdotto un autoscatto elettronico, con un LED lampeggiante sopra il nome della fotocamera.

Peso e dimensioni sono davvero infinitesimali, è davvero una compatta da taschino ma dotata di un obiettivo, il Minotar 3mm che dispone di una qualità ottica eccezionale

Specifiche

Tipo fotocamera compatta da 35 mm

Dimensioni 100 mm x 61 mm x 31 mm (L x A x P)

Peso 200 grammi (con batteria)

Formato immagine 24 x 36 mm (L x A)

Obiettivo Minox Color-Minotar, 35 mm f/2.8, senza filettatura del filtro (i filtri proprietari devono essere semplicemente inseriti).

Diaframma Diaframma a pupilla di gatto, regolabile in continuo da f/2,8 a f/16.

Messa a fuoco Messa a fuoco manuale su scala 3 piedi/0,9 m – infinito.

Velocità dell’otturatore 1/500 di secondo, la velocità più lunga dipende dalla velocità della pellicola, ad es. 15 secondi con 25 ISO, 1 secondo con 400 ISO. Interruttore di retroilluminazione per raddoppiare l’esposizione.

Mirino Mirino diretto con scala dell’ago, contrassegni per 1/500, 1/125, 1/30 di secondo, ombreggiatura per indicare sovraesposizione e avviso di bassa velocità.

Caricamento manuale della pellicola, tutta la parte posteriore scorre per caricare la pellicola.

Trasporto pellicola Leva manuale a doppia corsa.

Contatto flash Slitta calda, sincronizzazione X, commutazione automatica del tempo a 1/90 di secondo.

Attacco per treppiede 1/4 poll.

Batteria PX 27 (4xLR44 impilate)

Oggi le batterie che venivano prodotte all’epoca non sono più disponibili, perchè erano prodotte con il mercurio ma esistono dei riduttori di tensione che permettono di usare le batterie a bottone attualmente in produzione senza problemi.

trovare un mio video su Minox QUI

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La Rollei 35 AF

la Rollei 35 è stata ed è tutt’ora una compatta prodigiosa, completamente meccanica, ad eccezione dell’esposimetro, con messa a fuoco a stima.

Tuttora disponibile come usato ,monta un 40mm collassabile, di norma prodotto da Zeiss, può essere un Tessar e con differenti luminosità massime. L’ottica è collassabile, è relativamente pesante ma molto compatta.

Quest’anno è stato presentato un nuovo modello, la Rollei 35AF – di Rollei ha solo il nome, la produzione è cinese – A differenza della serie manual focus degli anni 70 qui abbiamo un eccellente sistema AF, la possibilità di lavorare oltre che con tempi e diaframmi manuali, anche in priorità di diaframmi. Dispone anche di un flash incorporato ma a differenza del modello meccanico by Rollei, la macchina non è in grado di lavorare a batteria scarica. Trovate maggiori informazioni QUI.

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Piccolo formato, compatta, Autofocus. Zoom

Con l’avvento dell’autofocus quasi tutte le aziende presentarono fotocamere compatte dotate di zoom grandangolo/tele più o meno esteso.

Nuovamente ci troviamo di fronte a fotocamere che senza batteria non sono in grado di funzionare, ma che hanno due vantaggi; un prezzo nettamente inferiore rispetto ai modelli a focale fissa e il vantaggio di poter cambiare la focale, passando da grandangolo a tele.

Giusto a titolo esemplificativo vi potrei parlare della Nikon Lite Touch 70 WS. Di nuovo una fotocamera che senza batteria non è in grado di funzionare ma che lavora con una batteria CR123A ancora in produzione

Le principali caratteristiche.

Caratteristiche Tecniche Principali

  • Tipo di fotocamera: Compatta a pellicola 35mm
  • Obiettivo: Zoom Nikkor 28-70mm f/3.5-8.9
  • Zoom: Grandangolare fino a 28mm, ideale per paesaggi e foto di viaggio
  • Messa a fuoco: Autofocus con rilevamento attivo
  • Flash integrato: Automatico, con funzioni anti occhi rossi
  • Tempi di scatto: 1/3 – 1/500 sec
  • Modalità di scatto: Automatica, con compensazione dell’esposizione
  • Alimentazione: 1 batteria al litio CR123A

Il prezzo è decisamente competitivo rispetto alle fotocamere compatte a focale fissa.

Dicevamo che nel mondo delle fotocamere compatte autofocus zoom tutti i brand hanno prodotto  decine e decine di modelli

Anche Leica, il brand per eccellenza ne ha prodotte diverse, come la Leica Mini Zoom, della quale trovate un mio articolo QUI

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Il mondo Lomo

Lomo produce una infinità di modelli, sia in formato 135 che 120: sono fotocamere basiche ma attualmente molto in voga e soprattutto per la maggior parte dei modelli sono tutte in produzione e beneficiano della garanzia del fabbricante. Sono tutte a focale fissa, ciascuna ha le sue particolari peculiarità e , insieme a particolari pellicole, soprattutto a colori, come per esempio la Turquoise, sono molto richieste dai giovani.

Lomo entrò timidamente nel mercato europeo intorno al 1984

La LOMO LC-A è una fotocamera a pellicola compatta con lente fissa introdotta sul mercato nel 1984 dalla Lomo. Possiede un obbiettivo con focale 32mm, diaframma da F2.8 a F16 ed impostazione del fuoco da 0.8m fino a infinito.

La produzione della LC-A è stata interrotta nel 2005 a causa dei costi di produzione troppo elevati. Nel 2006 è stata annunciata la disponibilità della LC-A+ prodotta in Cina.

Il motivo ufficiale del suo declino fu che sempre meno russi nei primi anni ’90 potevano permettersi una fotocamera e la qualità inaffidabile, a parte per l’obiettivo, è possibile che ne abbia accelerato la sua fine. Leggenda narra pertanto che alcuni studenti viennesi, che avevano scoperto la LC-A a Praga nei primi anni ’90, ne avrebbero rafforzato la popolarità tramite promozione della “Lomography” come nuova cultura giovanile. La LOMO cessò la produzione nel 1994, ma una campagna della Lomographic Society fece sì che l’allora vicesindaco di San Pietroburgo Vladimir Putin decise di ripristinarne la produzione nel 1997 e in seguito la Lomographic Society riuscì ad ottenere i diritti di produzione di massa della fotocamera dopo la fine della sua fabbricazione in Russia.

Proprio di recente Lomo ha presentato un nuovo modello, la MC-A, disponibile sia in versione Silver che Black. Dotata di sistema Autofocus, leggera e compatta, sarà disponibile sul mercato probabilmente entro la fine dell’anno.

Qui alcune caratteristiche tecniche:

  • Obiettivo in vetro multistrato da 32 mm f/2.8 e corpo compatto in metallo nero
  • Passa facilmente dalla modalità point-and-shoot al pieno controllo manuale
  • Autofocus rapido o messa a fuoco a zona da 0,4 m
  • Flash integrato con modalità creative, levetta manuale di avanzamento pellicola e display LCD intuitivo

Formato Pellicola: 35 mm

Lunghezza Focale: 32 mm

Apertura del Diaframma: f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16

Velocità Otturatore: Auto 1/500 – 20 s; Manuale bulb (B), 1/500 – 1 s

Flash: Built In Flash, PC – Flash Plug

Impostazioni ISO: 12, 25, 50, 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, Riconoscimento del codice DX e sovrascrittura manuale

Esposizione Multipla: Sì

Attacco per Treppiede: Sì

Cavo di Scatto Remoto: No

Batteria: 1 x CR2 (3V) o CR2 ricaricabile (3,7V)

Questa è l’ennesima riprova che il mondo dell’analogico non solo non è in calo, ma, al contrario, sta decisamente rimontando, questo grazie all’introduzione di nuove pellicole, soprattutto a colori e, a mio parere cosa più importante, di nuove fotocamere.

E nel 2026 ne vedremo delle belle e delle altre.

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Piccolo formato, mirino galileiano, ottica intercambiabile

Non sono molte le fotocamere piccolo formato con queste caratteristiche. Ma non potevo esimermi ovviamente da citare Leica, in particolar modo i modelli M con attacco ottica a baionetta, mirino galileiano e, nel caso della più famosa, la M6, con esposimetro incorporato. La batteria sovraintende solo al funzionamento dell’esposimetro.

Non entro nel dettaglio del rapporto qualità/prezzo: Leica è un mondo a sé, sia come caratteristiche, che come qualità dei corpi macchina che delle ottiche.

Esistono anche i modelli con attacco ottica a vite, passo M39, antecedenti ai modelli con attacco M ed esistono anche Leica reflex, a cominciare dalla Leicaflex fino ad arrivare alla R9 che è rimasta in produzione fino al 2009

 

Senza contare che nel 2023 Leica ha ripresentato, riveduta e corretta la Leica M6, tuttora in produzione, come anche, sempre a pellicola, la Leica MP

Leica di fatto, con Oskar Barnack, nel 1913 ha inventato il formato 24x36mm e ancora oggi, limitandomi al solo mondo delle fotocamere analogiche, non autofocus, Leica rimane il brand per eccellenza.

 

Trovate molti miei video e articoli su Leica, a cominciare da QUESTO

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Piccolo formato, reflex, Manual focus, ottiche intercambiabili

Qui naturalmente si ape un mondo di modelli, iniziato nel 1959 con la introduzione della Nikon F, la prima reflex al mondo con ottica intercambiabile

Tutti i fabbricanti di fotocamere hanno prodotto reflex manual focus a ottiche intercambiabili e la scelta è quasi infinita, così come sono infiniti i rapporti qualità prezzo

Si può cominciare con un modello che è stato molto apprezzato in Italia, la Yashica FX3 Super 2000, che può montare sia le ottiche Yashica che le ottiche Contax/Zeiss.

Anche in questo caso la batteria sovraintende solo all’esposimetro incorporato, e la batteria è ancora in produzione.

Qui si parla di cifre, con obiettivo Yashica 50mm, inferiori ai 100 Euro, per poter possedere una macchina più che decorosa, con un ottimo rapporto qualità/prezzo/prestazioni.

39 videotutorial MF AF Nikon FM 1080
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Un numero di modelli quasi infinito 

Ma esistono atri modelli molto richiesti e sempre con un ottimo rapporto qualità/prezzo, a cominciare dalla Nikon FM, per passare alla Canon AE-1, e poi Olympus, Pentax, giusto per citare qualche marchio. Alcuni modelli sono più leggeri e compatti di altri. La maggior parte dei modelli, essendo meccanici, possono essere revisionati e riparati

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Piccolo formato, autofocus

Nel 1985 Canon stupisce il mondo con il modello T80, la prima reflex piccolo formato autofocus, dotata ancora del vecchio attacco obiettivi FD. Bisognerà aspettare il 1987, con la prima Canon EOD 650 per arrivare alla prima fotocamera autofocus, con obiettivi dedicati, quindi con un sistema AF più veloce, mentre Nikon presenta la sua prima fotocamera AF ( se escludiamo la Nikon F3 AF – nel 1986, con la Nikon F 501.

Quasi contemporaneamente tutte le Aziende del settore, esclusa Leica – che ha prodotto diverse fotocamere reflex manual focus – l’ultima la R9, è stata in produzione fino al 2009 – hanno prodotto fotocamere autofocus. Mentre Nikon ha fatto una precisa scelta e ha consentito agli utenti di usare anche i vecchi obiettivi manual focus sulle nuove reflex autofocus – perdendo ovviamente l’autofocus in questo caso – la maggior parte delle aziende ha cambiato la baionetta, a cominciare da Canon.

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L’avvento dell’elettronica e… della plastica

Con l’avvento dell’autofocus la maggior parte delle fotocamere sono state motorizzate, sia nel trascinamento che nel riavvolgimento della pellicola, gli otturatori sono diventati elettronici, il che significa che senza batteria queste fotocamere non sono in grado di funzionare, è stata usata elettronica a profusione e si è passati ad altri materiali, più leggeri dell’ottone o degli altri metalli impiegati fino a quel momento. Diciamo in una parola che con l’avvento dell’autofocus è arrivata anche la “plastica”. Tutto questo, all’uscita delle nuove fotocamere, ha portato a un notevole aumento del prezzi di listino, mentre oggi, per i motivi suddetti, la maggior parte delle fotocamere autofocus usate hanno prezzi addirittura inferiori alle fotocamere manual focus di quarant’anni fa. I motivi sono diversi, non ultimo il fatto che non tutte queste fotocamere sono riparabili ( sono tutte fuori produzioni da oltre un decennio ), e quindi sono pochissimi i riparatori in grado di intervenire in caso di guasti.

A questo punto si va a gusti, ovvero se è meglio investire qualche decina di Euro per una foocamera che se va in avaria spesso non potrà essere riparata, o tenersi sulle fotocamere manual focus.

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Il medio formato

Il medio formato, ovvero il rollfilm 120, nasce agli inizi del 900 ed è tuttora in produzione.

La maggior parte delle prime fotocamere medio formato disponevano di un soffietto collassabile e scattavano in formato 6×9 cm; questo agevolava la stampa, che spesso era semplicemente a contatto; a parità di larghezza e lunghezza della pellicola 120, sono nati poi altri formati di fotogrammi, come il 6×4,5, il 6×6, il 6×7 e avanti così; ma il formato esterno della pellicola non è mai cambiata, avvolta in un rotolo di carta a tenuta di luce, mentre si espongono i vari scatti la carta stessa si riavvolge intorno agli scatti esposti così che non è neppure necessario riavvolgere la pellicola. Ovviamente dai primi del 900 ad oggi sono cambiate e di molto le emulsioni, sia come qualità che come sensibilità, senza contare che successivamente al bianco e nero è nato il negativo colore e la diapositiva. Ma ancora oggi è possibile utilizzare fotocamere a soffietto dei primi del 900 senza problemi. Questo è uno dei tanti vantaggi dell’analogico: le fotocamere, anche con già un secolo di vita, sono ancora intramontabili ed è possibile trovare la pellicola per utilizzarle.

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04 rolleiflex cutaway
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Yashica Mat con aggiuntivo tele 1080

Medio formato, biottiche, manual focus, biottica fissa

Qui entriamo nel mondo del medio formato, che si distingue tre differenti categorie, i modelli a focale fissa manual focus, i modelli a obiettivo intercambiabile manual focus e i modelli a focale intercambiabile – o meno – autofocus

Regina incontrastata delle fotocamere medio formato 6×6 cm è indubbiamente Rolleiflex, che ha iniziato a produrre fotocamere biottiche nel 1925, demandando per la maggior parte dei modelli a Zeiss la fabbricazione delle ottiche, che venivano poi assemblate nella fabbrica Rollei.

Montano normalmente una focale 75 e 80mm, che corrisponde come angolo di campo alla focale 50mm nel piccolo formato. Quasi nessun modello ha l’esposimetro incorporato, e i pochi con esposimetro, come la serie F degli anni 50 ha un esposimetro al selenio che non necessita di batteria. La maggior parte dei modelli sono ancora oggi revisionabili e riparabili.

Rolleiflex, come ho detto, è la Regina incontrastata delle medio formato a focale fissa, con prezzi oggi piuttosto elevati, ma parliamo non solo di una qualità eccezionale, ma di fotocamere apprezzate anche dai collezionisti.

Sono state prodotte molte fotocamere medio formato biottiche a focale fissa, l’unica che citerei, che fece grande scalpore quando uscì, ed è ancora molto ricercata, è la Yashica Mat 124 G, una fotocamera dotata tra l’altro di esposimetro incorporato a batteria con un eccellente rapporto qualità prezzo. Grazie a degli aggiuntivi particolari, la macchina può essere trasformata in una fotocamera grandangolare e in una fotocamera tele

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04 rolleiflex cutaway

Medio formato biottiche, manual focus, ottica intercambiabile.

Mentre Rolleiflex ha sempre prodotto fotocamere biottiche a focale fissa – produsse anche un modello wide e un modello tele – altri marchi hanno prodotti fotocamere medio formato, biottiche con obiettivo intercambiabile. E’ il caso per esempio di Mamiya, che produsse diverse biottiche a ottica intercambiabile, la maggior parte dei modelli dedicata a un pubblico professionale. Sono ancora attualmente molto ricercate, con un buon rapporto qualità prezzo, tutte completamente meccaniche.

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Medio formato, manual focus, ottica fissa. Alta gamma

Sempre a metà del secolo scorso, esclusi i modelli di formato superiore, come le 6×9, sono state moltissime le fotocamere medio formato a focale fissa 6×6, alcune con il solo mirino galileiano e la messa a fuoco a stima, altre con il telemetro  altre ancora con esposimetro incorporato.

La qualità è sempre stata ottima, la maggior parte dei fabbricanti erano tedeschi, qui vediamo come esempio un vero gioiello una Zeiss Super Ikonta IV, dotata di telemetro e esposimetro e con uno splendido obiettivo, un Tessar 75mm f/3.5. Qui i prezzi sono decisamente alti

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Medio formato, manual focus, ottica fissa. bassa gamma

Ma al contempo esistono fotocamere coeve, come questa Agfa Super Isolette, e modelli ancora più spartani, con ottica collassabile, quindi con ingombri decisamente ridotti per essere delle fotocamere 6×6 e prezzi più accessibili.

Anche i cinesi produssero interessanti fotocamere medio formato, sia biottiche che a soffietto, come la Seagull 203_I che permetteva di scattare 12 pose in formato 6×6 o 16 pose in formato 6×4,5: una volta aperta la fotocamera, prima di inserire la pellicola, era possibile disporre due alette basculanti in modo  da ottenere appunto immagini in formato 6×6 o 6×4,5cm. Naturalmente, una volta impostato il formato e caricata la macchina, tutto il rullo andava esposto con lo stesso tipo di fotogramma. Una macchina molto interessante, ancora facilmente reperibile.

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Medio formato, mirino galileiano, manual focus, ottica intercambiabile

Qui facciamo un passo indietro, parliamo di fotocamere di nuovo con mirino galileiano e ottica intercambiabile: Oltre al fatto che moltissimi fabbricanti prima degli anni 50 produssero fotocamere a mirino galileiano con ottica fissa, successivamente vennero prodotte delle fotocamere a mirino galileiano con telemetro, esposimetro e ottica intercambiabile.

E’ il caso della Mamiya 6 ( successivamente venne prodotto anche la 7, che produce fotogrammi 6×7 cm ) Fotocamera eccellente, ma con otturatore elettronico, il che significa molta elettronica e il fatto che senza batteria non è in grado di funzionare.

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Medio formato, reflex, manual focus, ottica intercambiabile

Questo è un settore dove molti marchi hanno prodotti fotocamere eccellenti, da Bronica a Pentax e Mamiya, e Fuji, sia in formato 6×6 che in formato 6×4,5. Alcune hanno anche il magazzino intercambiabile, altre no. La qualità è sempre eccellente e, lo vedremo nel prossimo capitolo, il rapporto qualità prezzo è più che accettabile, per entrare nel mondo del medio formato.

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Medio formato, reflex e non reflex autofocus

L’autofocus divenne poi uno status anche nel medio formato. Qui vediamo una Pentax 645 N AF, una straordinaria 6×4,5cm Autofocus con diversi sistemi esposimetrici integrati ma senza la possibilità di cambiare il magazzino ma con le ottiche intercambiabili. Sostituì il modello precedente che era manual focus. Sotto un modello non reflex e senza ottica intercambiabili, la Fuji GA 645 i, mirino galileiano, AF, possibilità di lavorare sia in modalità automatica che manuale, SIA per il sistema AF che per l’autofocus, monta una focale fissa 60mm; seguì poi la Fuji GA645 ZI, che incorpora anche uno zoom 55-90mm adatta quindi tanto ia paesaggi che ai ritratti. Entrambe armate di flash incorporato, estremamente compatte e leggere sono scelte valenti nel mondo del medio formato, anche se 6×4,5cm e non 6×6. Il problema sta nel fatto che la macchina in tutti i suoi aspetti è alimentata a batteria, per altro ancora reperibile, ma se il prodotto dovesse guastarsi, vista l’elettronica a profusione, la riparazione non è per certo facile.

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Medio formato: la Regina

Ho sempre detto che di una Rolleiflex ci si può innamorare, di una Hasselblad no.

Ma la storia superlativa delle fotocamere reflex manual focus l’ha fatta proprio Hasselblad – escludo gli ultimi modelli autofocus e quelli digitali -.

FW Hasselblad & Co. era una prospera casa commerciale di Gothenburg, Svezia, che alla fine del XIX secolo vide una lacuna nel mercato nel fiorente campo della fotografia. Fu solo quando Arvid Viktor Hasselblad, il figlio del fondatore e appassionato di fotografia amatoriale, incoraggiò suo padre a fondare una divisione fotografica che Hasselblad si rese conto che stavano facendo affari sbagliati …

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Un poco di storia

Hasselblad è un produttore di fotocamere con sede a Göteborg, in Svezia, ed è la società che per prima ha sviluppato la reflex modulare professionale di medio formato.

L’azienda Hasselblad originale era un’operazione di marketing, fondata nel 1841 da Fritz Victor Hasselblad. I prodotti fotografici furono introdotti nel 1887 e la divisione fotografica divenne una società separata, Hasselblad Fotografiska Aktiebolag (“Aktiebolag” o AB è la designazione svedese per una società a responsabilità limitata; Ltd in Gran Bretagna o GmbH in Germania) nel 1908. Hasselblad era il distributore Kodak per la Svezia.

Nel 1941, Ross AB iniziò la produzione di telecamere da ricognizione aerea e terrestre progettate da Victor Hasselblad per l’aeronautica e l’esercito svedese.

L’azienda del dottor Victor Hasselblad continuò dopo la seconda guerra mondiale e progettò la 1600F, una reflex 6×6 cm con otturatore sul piano focale e dorsi intercambiabili, prodotta a partire dal 1948.

Principalmente un’azienda di import-export, Arvid Viktor Hasselblad convinse suo padre ad aprire una fazione fotografica della sua azienda di successo sulla base del fatto che potevano documentare i loro prodotti e lavorare mentre entravano e uscivano.

Notoriamente detto “Sicuramente non penso che guadagneremo molti soldi su questo, ma almeno ci permetterà di scattare foto gratuitamente” entrambi furono rapidamente smentiti poiché il dipartimento di fotografia divenne rapidamente una parte importante di FW Hasselblad & Co. e alla fine prese il comando.

Durante una breve visita in Inghilterra, Arvid Viktor ha incontrato George Eastman che stava creando la Kodak Company, rendendo la fotografia accessibile al consumatore medio. Stringendosi la mano, i due uomini hanno formato una partnership che sarebbe durata 80 anni. A partire dal 1888, Hasselblad iniziò a importare i prodotti di Eastman.

Con l’aumentare della popolarità della fotografia, aumentò anche la domanda per i due produttori, rafforzando il loro legame. La divisione fotografica di Hasselblad crebbe così rapidamente che nel 1908 si separarono dall’attività originaria per diventare la loro azienda, Fotografiska AB di Hasselblad.

Ben presto, Hasselblad iniziò a lavorare allo sviluppo di laboratori e punti vendita al dettaglio per vendere i prodotti Kodak Eastman. Victor Hasselblad, nipote del fondatore dell’azienda, nato per essere l’erede dell’azienda, è cresciuto con la passione per la fotografia e la determinazione a migliorare l’attrezzatura esistente, registrando meticolosamente suggerimenti per miglioramenti della fotocamera nei notebook. Suo padre, notando il suo entusiasmo, lo allontanò da scuola a 18 anni e lo mandò a Dresda per conoscere l’industria delle fotocamere e la produzione di ottiche.

Dopo aver lavorato come apprendista nell’industria della fotocamera in Europa, Hasselblad ha continuato a lavorare in fabbriche di fotocamere e pellicole negli Stati Uniti, sviluppando laboratori e negozi di fotocamere lungo la strada nel tentativo di fornire informazioni e comprensione al mondo della fotografia.

Il mondo è diventato rapidamente il suo laboratorio di ricerca e sviluppo. Avendo accesso alla comunità internazionale e ad alcune delle menti imprenditoriali più importanti del mondo, Victor ha sviluppato il suo rapporto con George Eastman, una delle figure più importanti nel mondo della fotografia.

Eastman, prendendo in giro Hasselblad Junior, prese Victor come suo pupillo nella sua casa di Rochester, New York. Quando Victor finalmente tornò in Svezia per continuare l’attività di famiglia, l’azienda Hasselblad si rese conto di quanto fosse stata fruttuosa l’amicizia tra le due società.

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HK7

Nel 1939, lo scoppio della guerra provocò la totale mobilitazione dei militari svedesi, che a quel tempo erano impreparati alla guerra. La nazione con aria di sfida neutrale si preparò ad attrezzarsi mentre le truppe tedesche erano in attesa sul confine norvegese. I tedeschi avevano sviluppato una telecamera di sorveglianza aerea che era un pezzo di equipaggiamento di cui il governo svedese aveva estremamente bisogno. Non si sa come, ma l’esercito svedese in qualche modo ha catturato questa telecamera aerea e ha cercato di replicarla.

Victor Hasselblad, che ora si era fatto una reputazione come esperto di macchine fotografiche, fu il primo porto di scalo dell’esercito svedese. Nel 1940 il governo gli si avvicinò e gli chiese se poteva produrre una macchina fotografica identica a quella tedesca recuperata.

La leggenda narra che Victor abbia risposto, “No, ma posso crearne uno migliore”. Quella primavera, Hasselblad aprì un laboratorio fotografico in un semplice capannone a Göteborg. Il resto è storia.

Con l’aiuto di un talentuoso meccanico dell’officina automobilistica vicina, Hasselblad iniziò il reverse engineering della telecamera di sorveglianza aerea tedesca e riprogettò quella che sarebbe diventata la prima Hasselblad, la HK7, una fotocamera 7 × 9 che utilizzava pellicole da 80 mm ed era dotata una lente Zeiss Biotessar.

Tra il 1941 e il 1945, Hasselblad ha prodotto un totale di 342 diverse fotocamere in collaborazione con l’esercito svedese.

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Da impiego militare a impiego civile

Ma Hasselblad ha sempre visto la loro partnership come il primo passo verso lo sviluppo di una fotocamera civile, qualcosa di portatile che potrebbe stare in mano.

Victor riuscì a concentrarsi completamente su questo solo dopo la fine della guerra, ma nel 1948 riuscì a produrre la prima fotocamera consumer di Hasselblad, la 1600F, una fotocamera 6 × 6 con obiettivi Kodak e mirini intercambiabili. Successivamente la 1600F fu perfezionata, portando alla 1000F. È nata una leggenda.

Da allora Hasselblad ha sviluppato vari modelli e formati di fotocamere, affermandosi come leader nel campo dell’ingegneria fotografica e dell’ottica.

L’approccio Hasselblad è stato copiato ed emulato da molti, ma mai eguagliato. Un nome ambito familiare, i fotografi considerano ancora Hasselblad il Santo Graal delle macchine fotografiche.

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Hasselblad sulla Luna

Hasselblad fu la fida compagna di diverse missioni spaziali della Nasa, qui vediamo Aldrin fotografato da Armstrong durante la missione Apollo XI.

La cosa incredibile che Hasselblad non fece nulla per essere scelta dalla Nasa come fotocamera per le missioni.

Nel 1962 Walter Schirra, durante la missione Mercury 8 si portò nello spazio la sua Hasselblad 500C. Al suo ritorno, vista la qualità delle immagini, nel 1963 la Nasa acquisto diversi modelli a seguire di Hasselblad modificandoli fino alla foto iconica dell’Apollo XI

Hasselblad continuò la sua ascesa sia nel mondo del professionale che degli appassionati. Insieme a Zeiss progettò ottiche stupefacenti e una pretora di accessori indispensabili. Hasselblad è un vero e proprio sistema, inimitabile, completamente meccanico, perfettamente riparabile, ed è stata la macchina elettiva di molti blasonati fotografi del 900 e non solo

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Conclusioni

Carrellata breve ma intensa sulla scelta della fotocamera  in piccolo e medio formato.

Un tempo il referente era esclusivamente il commerciante, oggi c’è la Rete, attraverso la quale è possibile fare buoni affari ma a volte trovarsi brutte sorprese.

Io rimango del parere che il contatto diretto col commerciante rimanga la strada migliore, per l’acquisto, soprattutto quando si ha anche intenzione di dare in permuta una fotocamera che non si adopera più per passare a un nuovo modello.

A presto, buoni acquisti, ma soprattutto buone foto ( rigorosamente su pellicola e in bianco e nero… )

Milano, 21 10 2025

Gerardo Bonomo

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