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L’INGRANDITORE, QUESTO SCONOSCIUTO

Dopo aver scattato per un’intera giornata, pensando e sapendo di aver trovato uno o più soggetti giusti, avete misurato la luce, impostato il tempo, il diaframma e la messa a fuoco.

Poi avete sviluppato il vostro negativo ( la fase più critica dell’intero processo, perchè non c’è punto di ritorno, )

Siete a buon punto, mi pare, vi pare.

E invece, purtroppo, no: più del 70% del lavoro argentico ancora vi aspetta: dovete scegliere lo scatto migliore, valutare se utilizzare tutto il fotogramma o solo una parte, decidere il contrasto, l’esposizione, il formato della carta  e stampare, Solo a questo punto il processo argentico può dirsi concluso. Cosa vi manca, forse? L’ingranditore. In questo articolo in modo approfondito, e sinteticamente vi guiderò nella scelta dell’ingranditore. Gli ingranditori sono ancora prodotti, ma in minima parte. Fortunatamente se ne trovano di usati di ogni fatta e sorta

Buona lettura

Gerardo Bonomo

Liscio, a colori o a contrasto variabile?

Partiamo dal presupposto che in questo articolo parlerò unicamente di stampe in bianco e nero e di conseguenza o di ingranditori progettati per il bianco e nero o asserviti al bianco e nero.

Nell’immagine qui sopra vediamo da sinistra un Durst M670 con lampada a incandescenza – o a LED –  e cassetto portafiltri per l’uso del filtri a contrasto variabile Ilford Multigrade – stampa in bianco e nero, lo stesso modello ma con illuminazione a lampada dicroica da 12V e relativo trasformatore con testa a colori e a destra , sempre con illuminazione dicroica il modello VC, ovvero Variable Contrast, appositamente progettato per la stampa in bianco e nero su carta bianco  e nero, politenata o baritata, a contrasto variabile.La testa incorpora tutti i filtri che possono essere scelti senza soluzione di continuità da 00 ( ultramorbido ) a 5 ( ultracontrastato ) Va da sé che il più adatto dei tre è il modello VC, piuttosto difficile da reperire sul mercato dell’usato. Tutti e tre questi modelli sono fuori produzione.

L’Ingranditore a luce condensata

Gli ingranditori a luce condensata usano come sorgente luminosa una “comune” lampadina a incandescenza opalina, attacco E27, 220V con potenza variabile da 100 a 150W. Recentemente, come nell’immagine allegata, sono state introdotte lampade a LED come le Osram Parathom 4000K LED da 5watt o 10 watt: il grande vantaggio è che non scaldano né l’ingranditore né soprattutto il portanegativi e hanno un evidente consumo di corrente ridotto fino a un 90%. Gli ingranditori a condensatori hanno teste differenti e sistemi differenti per priettare la luce della lampada sui condensatori, come vediamo nella terza immagine; in alcuni casi hanno nella testa uno specchio orientato a 45° che proietta la luce della lampada verso il basso dove una opportuna serie di condensatori -nell’immagine è visibile quello per utilizzare gli obiettivi da ingrandimento da 80mm -, adatti ai fotogrammi 6×4,5 e 6×6 – , differenti a seconda del tipo di obiettivo montato, condensano la luce sul fotogramma; la luce è relativamente dura, il che significa che granelli di polvere e altri inclusioni del negativo vengono leggermente amplificate in stampa sotto formi di punti o forme bianche, che vanno poi spuntinate sulla stampa finale asciutta.

Gli ingranditori a luce condensata, essendo alimentati da una lampada da 220V non janno il traasformatore, come la paggior parte di qyelli a luce diffusa.

Fino a qualche decennio fa con questi ingranditori si utilizzavano carte fotografiche a gradazione fissa, dallo 0 al 5, per modulare la morbidezza e il contrasto della stampa finale, fino a che Ilford inventò le carte a contrasto variabile.

 

In due parole ecco la differenza tra ingranditori a luce condensata e a luce diffusa:

Un ingranditore a condensatori è costituito da una sorgente luminosa, uno o più condensatori, un supporto per il negativo e un obiettivo. Il condensatore fornisce un’illuminazione uniforme al negativo sottostante.

Gli ingranditori a luce condensata producono un contrasto più elevato rispetto a quelli a luce diffusa perché la luce viene dispersa dal suo percorso dall’immagine del negativo; questo si chiama effetto Callier. L’aumento del contrasto del condensatore enfatizza eventuali difetti negativi, come sporco e graffi, e la grana dell’immagine.

Gli ingranditori a luce diffusa, di cui parleremo in seguito,  producono un’immagine con lo stesso contrasto di una stampa a contatto dal negativo, contrasto che naturalmente può essere reso identico a quello di un ingranditore a condensatori usando il filtro appropriato, in entrambi i casi.

 

Gli ingranditori a luce diffusa

Gli ingranditori a luce diffusa producono un’immagine con lo stesso contrasto di una stampa a contatto dal negativo, contrasto che naturalmente può reso identico a quello di un ingranditore a condensatori usando il filtro appropriato.

Montano normalmente una lampadina dicroica da 12V da 80W fino a 150W. Prevedono, d’obbligo, un trasformatore che si frappone tra la presa a muro da 220V e l’ingranditore stesso.

Hanno una gabbia di luce che rende superfluo l’utilizzo dei condensatori. Attenuano la visualizzazione di eventuali punti di polvere sulla stampa finale, ma non sono incisi come quelli a condensatori. La differenza è minima, ma esiste.

Esistonon ingranditori a luce diffusa con testa bianco e nero, con testa a colori, e con testa variable contrast.

LA DIFFERENZA TRA I DUE TIPI DI INGRANDITORI

in questa immagine potete notare come ( a sinistra ) gli ingranditori a condensatori sono molo più incisi, a parità di ottica da stampa rispetto agli ingranditori a luce diffusa.

Questa incisività, che si nota solo a fortissimi ingrandimenti, porta anche al problema di un aumento della visibilità di eventuale polvere o altre inclusioni. Io propendo per gli ingranditori a luce diffusa.

L’EFFETTO CALLIER

L’effetto Callier è la variazione del contrasto delle immagini prodotte da una pellicola fotografica con diversi modi di illuminazione. Non deve essere confuso con la variazione di nitidezza che è anche dovuta a coerenze parziali.

Il campo luminoso diretto ha caratteristiche direzionali estremamente forti per mezzo di una sorgente puntiforme e un sistema ottico (condensatore); in questo caso, ogni punto della pellicola fotografica riceve luce da una sola direzione.

Figura 1. Campo luminoso diretto. D’altra parte, in una configurazione a campo chiaro diffusa (vedi Fig. 2) l’illuminazione del film è fornita attraverso una lastra traslucida (diffusore), e ogni punto del film riceve luce da una vasta gamma di direzioni.

La collimazione dell’illuminazione gioca un ruolo fondamentale in contrasto coll’immagine impressa su un film.

In caso di elevata frazione di scattering, l’attenuazione fornita dalle particelle dell’immagine cambia considerevolmente con il grado di collimazione dell’illuminazione.Nella figura 3 lo stesso fotogramma è riprodotto in configurazioni di campo chiaro dirette e diffuse. Anche il contrasto globale cambia: il contrasto a sinistra è molto più forte di quello a destra.

l’illuminazione del film è fornita attraverso una lastra traslucida (diffusore), e ogni punto del film riceve luce da una vasta gamma di direzioni.

La collimazione dell’illuminazione gioca un ruolo fondamentale in contrasto con ’immagine impressa su un film.

In caso di elevata frazione di scattering, l’attenuazione fornita dalle particelle d’immagine cambia considerevolmente con il grado di collimazione dell’illuminazione.Nella figura 3 lo stesso fotogramma è riprodotto in configurazioni di campo chiaro dirette e diffuse. Anche il contrasto globale cambia: il contrasto a sinistra è molto più forte di quello a destra.

In assenza di scattering ( diffusione ), l’attenuazione fornita dall’emulsione è indipendente dalla collimazione dell’illuminazione; un punto denso assorbe una grande porzione di luce e un punto meno denso assorbe una porzione più piccola, indipendentemente dalle caratteristiche direzionali della luce incidente.

Nonostante questo, con un ingranditore a luce diffusa si riporta il contrasto nella norma con i filtri, ma mantenendo inalterata l’attenuazione della grana, della polvere e di eventuali graffi presenti sul negativo

In assenza di scattering ( diffusione ), l’attenuazione fornita dall’emulsione é indipendente dalla collimazione dell’illuminazione; un punto denso assorbe una grande porzione di luce e un punto meno denso assorbe una porzione più piccola, indipendentemente dalle caratteristiche direzionali della luce incidente.

Nonostante questo, con un ingranditore a luce diffusa si riporta il contrasto nella norma con i filtri, ma mantenendo inalterata l’attenuazione della grana, della polvere e di eventuali graffi presenti sul negativo.

05 ingranditore durst m 670 ilford multigrade filter under lens 1080

I filtri VC e la carta Ilford Multigrade: la rivoluzione

“Il concetto originale è dovuto a Rudolf Fischer, che ha brevettato l’idea nel 1912, prima di continuare a inventare lo sviluppo del colore con gli accoppiatori di colore. Ma si è dovuto aspettare fino al 1940, quando Ilford lanciò Multigrade, perché il mondo vedesse  la prima realizzazione commerciale di tale un prodotto. Il nuovo materiale rivoluzionario è stato annunciato da Frank Forster Renwick in un documento consegnato alla Royal Photgraphic Society nel maggio di quell’anno. Nel suo sommario, Renwick ha descritto Multigrade come dotato di qualità “magiche” in quanto coprirebbe quasi tutte le varianti delle carte a contrasto fisso fino a quel tempo commercializzate e che erano stati di uso comune e avrebbero dato una serie infinita di contrasti per soddisfare tutti i ti pi di negativi da stampare

Alla Photokina del 1978 Ilfrod annuncia la prima carta Ilfospeed Multigrade. Attualmente non solo Ilford, ma anche altre aziende, come Rollei, propongono carte a contrasto varabiale sia baritate che politenate, e tutte asservibili innanzitutto ai kit di filtri proprietari ilford attualmente in commercio: il kit della prima immagine è composto da 12 filtri che si inseriscono singolarmente nel cassetto portafiltri dell’ingrandiotre e permettono di ottenere le gradazioni dalla 00 fino all 5 con incrementi di mezza gradazione. A destra un altro kit, ancora in produzione, sempre composto da 12 filtri ( + un filtro rosso inattinico ) inseriti in un kit che permette di montare i filtri al di sotto dell’ottica da ingrandimento, sono quindi filtri ottici, DIFFERENTI dal kit da inserire nel cassetto portafiltri, e anch’essi in grado di ottenere gradazioni di contrasto da 00 fino a 5 con incrementi di mezza gradazione. Sono compatibili con TUTTI gli ingranditori e con TUTTE le ottiche disponibili in commercio .E’ il sistema attualmente ancora più conveniente ed efficace per trasformare un comune ingranditore in un ingranditore VC. E’ addirittura possibile, per chi ne ha le capacità, sostituire le varie gradazioni durante l’esposizione della stessa stampa mentre vengono eseguite mascherature o bruciature.

 

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Gli ingranditori a luce diffusa con testa colore

 

Sempre parlando di bianco e nero, adesso entriamo nel mondo degli ingranditori a luce diffusa che, come sopr’anzi spiegato, utilizzano come sorgente di illuminazione una lampada dicroica da 12v con relativo trasformatore e una potenza in watt variabile da ingranditore a ingranditore, la luce, anzichè riflessa da uno specchio e concentrata sul fotogramma da uno o più condensatori, finisce in un box di miscelazione che la rende morbida, ma non per questo restituisce immagini morbide. Nel box di miscelazione sono di soliti annegati i filtri colore, ovvero il cyano, il magenta e il giallo; miscelando opportunamente i filtri giallo e magenta è possibile ottenere tutte le sfumature di contrasto di una vera testa bianco e nero a contrasto variabile. Eventuali granelli di polvere presenti sul negativo sono meno evidenti, mentre il calore generato dalla lampada è assimilabile a quello della lampada a incandescenza degli ingranditori a condensatori. In questo periodo sia per gli ingranditori a condensatore che a luce diffusa si sanno cercando alternative nel mondo delle lampade LED, sia per un risparmio energetico che per una quasi totale soppressione del calore. Ma non tutte le lampade sono uguali: i filtri rispondono correttamente quando la temperatura di colore della lampadina è intorno ai 4.000°K.

Esistono ingranditori che sono già proposti con la testa a colori, altri, soprattutto i Durst, dove è possibile sostituire la testa tradizionale con una testa a colori. Sono tutti ingranditori a luce diffusa, lavorano quindi con lampadine dicroiche da 12V 220V con potenza variabile tra 1 100W e i 150w. Hanno quindi tutti bisogna del trasformatore che porti la corrente da alternata a 220V a corrente continua a 12V. Mantenendo sempre a ZERO il colore Cyan e miscelando il Giallo con il Magenta in base ai datsheet disponibili con TUTTE le carte da stampa a contrasto variabili, si potranno ottenere tutte le sfumature dal giallo al magenta potendo di fatto disporre di tutti i contrasti da 00 ( ultramorbido) a 5 ( ultraconstrato ).

Usare un ingranditore con testa a colori con la carta bianco o nero Variable Contrast Poiché la carta Mutigrade o Variable Contrast è sensibile tanto alla luce gialla ( indice di contrasto ultramorbido ) e alla luce magenta ( indice di contrasto ultra contrastato ), miscelando il filtro giallo con il filtro magenta, e tenendo a ZERO sempre il filtro Cyan, è possibile avere tutte le gradazioni di contrasto senza dover ogni volta cambiare manualmente i filtri in gelatina, All’interno di ogni confezione di carta bianco e nero di qualsiasi marca; c’è un libretto di istruzione che riporta le accoppiate giallo/ magenta trasformandole nei numeri tradizionali di filtri di contrasto, da 00 fino a 5

 

QUI trovate la tabella di conversione Ilford per l’utilizzo delle carte Multigrade con diverse teste a colori

 

 

 

Gli ingranditori a luce diffusa per il bianco nero  con testa a contrasto variabile.

Qui nello specifico prendiamo come esempio ancora il Durst M 670 VC. Al suo interno incorpora un filtro dicroico giallo e uno magenta, comandati da un unico selettore che permette di variare senza soluzione di continuità il contrasto da 00 fino a 5. Permette di stampare fino al formato negativo 6×7 ed è corredato da un portanegativi in metallo dotato di quattro lame di intercettazione della luce residua. La testa è addirittura più piccola di quella di un Durst M601, il quale arriva al solo formato 6×6 e non ha la testa a luce diffusa VC. Nonostante questo la colonna arriva a un’altezza di bel 108cm, contro gli 88cm di un Durst M601.E’ un’altezza che può rivelarsi preziosa per effettuare ingrandimenti notevoli, senza dover ruotare la testa di 90° e proiettare l’immagine a parete; usando come focale un 35mm si arriva ad un ingrandimento, con la testa completamente estesa lungo la colonna, di ben 28x, che significa un ingrandimento sulla base di 1 metro per 70 cm……   A mio parere è uno dei migliori ingranditori VC al mondo.

 

Il portanegativi

Il portanegativi del Durts M 670 VC, come per altri modelli, è costruito in robusto metallo e dispone di quattro lame regolabili per intercettare la luce che fuoriesce dal negativo al di fuori del fotogramma così da evitare da ingrigire la carta con riflessi indesiderati. Il sistema di attacco dei cristalli di spianamento del negativo, o delle mascherine, a differenza di modelli precedenti, è formato da due tacche in metallo inamovibili e un lamierino in acciaio armonico sotto il quale si punta il cristallo o la mascherina prima di allinearla sotto ai puntali. Nei modelli precedenti non c’era il lamierino ma una sorta di ghigliottina regolabile che rendeva più preciso e meno rischioso verso potenziali sbeccature il posizionamento dei cristalli.

Nella parte terminale del portanegativi sono posizionati due puntali in metallo a scorrimento, in posizione arretrata consentono di inserire nel portanegativi i negativi in formato 120, spostati verso il centro servono per posizionare perfettamente al centro del fuoco dell’obiettivo sottostante i negativi in formato 24x36mm.

Cristalli o mascherine delimimitatrici di formato?

Io preferisco di gran lunga i cristalli: quando cambio formato di negativo non devo ogni volta sostituire le mascherine di metallo; inoltre le mascherine di metallo non tengono il negativo perfettamente piano e inoltre portano via almeno un millimetro di fotogramma per lato, oltre a impedire di leggere il numero del fotogramma e, volendo, di includerlo nella stampa finale, magari in alcuni casi insieme all’immagine della perforazione della pellicola – nel formato 135 – Inoltre con le mascherine non è possibile ottenere sulla stampa finale il bordo nero intorno all’immagine del fotogramma che sottace il fatto che è stato stampato l’intero negativo senza alcun ritaglio, ovvero che l’inquadratura è perfetta – anche se ci sono modi “subdoli” per far apparire ugualmente il filo nero. Il cristallo inferiore su cui appoggia l’emulsione è perfettamente trasparente, quello superiore è mordenzato- guardando attraverso l’immagine risulta annebbiata – come si nota dalle due immagini, o per aver subito un insulto chimico o meccanico; questo serve per evitare che la superficie lucida della pellicola aderisca, pur in modo reversibile al cristallo, formando sulla stampa i temibili e irreversibili anelli di Newton. Molti utenti lascaino il cristallo inferiore e posizionano la mascherina adeguata sulla parte superiore, per evitare di avere troppe superfici sulle quali potrebbe annidarsi polvere; ma in questo modo, come già spiegato, una parte del fotogramma viene sacrificata e la pellicola non è mai, soprattutto il formato 120, perfettamente pianparallela in ogni suo punto al foglio di carta sensnibile sottostante.

Ancora sul portanegativi

Qui vediamo un negativo scattato con una Rolleiflex inserito nel portanegativi di un Durst M670 VC: sono stati montati entrambi e cristalli e notale che sui lati a sinistra e a destra è rimasto lo spazio sufficiente per poter stampare anche il bordo nero, che testimonia che l’intero fotogramma è stato stampato.

 

La stampa finale con bordo bianco e filo nero

Usando il marginatore e portanegativi eccellenti come quello del Durst M670 VC potete notare che sulla stampa finale è presente sia il bordo bianco che il bordo nero intorno al fotogramma.

 

L’area utile di un fotogramma scattato con Rolleiflex

In questa immagine potete vedere le reali dimensioni di una pellicola 120 che misura 61mm di larghezza. Potete anche vedere le dimensioni del lati del fotogramma; noterete che i numeri di fotogramma sono stati in questo caso inclusi nell’immagine; noterete anche una linea composta da una sequenza di segmenti neri: sono tipici dei negativi Rolleiflex e dipendono da una ruota dentata che accompagna il negativo durante l’avanzamento premendo il backing paper al punto di rendersi visibile anche sul fotogramma sviluppato.

 

Gli anelli di Newton

Il fenomeno degli anelli di Newton, che prende il nome da Isaac Newton, è una figura di interferenza dovuta alla rifrazione della luce tra due superfici: una sferica e l’altra piana, adiacente alla prima.

Quando il fenomeno viene prodotto mediante luce monocromatica, si osserva una serie di anelli concentrici, alternatamente chiari e scuri, centrati nel punto di contatto tra le due superfici.

Quando viene prodotto mediante luce bianca, si osserva una distribuzione di anelli aventi i colori dello spettro visibile, ovvero gli stessi dell’arcobaleno. In questo caso, infatti, le differenti lunghezze d’onda che compongono la luce interferiscono in corrispondenza di diversi spessori dello strato d’aria tra le due superfici.

Gli anelli chiari sono prodotti dall’interferenza costruttiva tra i raggi di luce riflessi da entrambe le superfici, mentre gli anelli scuri sono prodotti dall’interferenza distruttiva.

 

I filtri VC all’opera

Nella prima immagine osserviamo un negativo 24×36 ingrandito sul marginatore e già focheggiato, con il diaframma dell’obiettivo da ingrandimento a tutta apertura e i filtri di contrasto disinseriti.

nella seconda immagine lo stesso negativo con il filtro giallo 00 inserito: massima morbidezza

nella terza immagine lo stesso negativo con il filtro magenta 5 inserito: massimo contrasto

 

 

Le teste LED COLD LIGHT SOURCE HEILAND UNIVERSALI

Sorgente di luce fredda a LED

E’ possibile con le teste Heliland sostituire l’attuale sorgente luminosa dell’ ingranditore con un moderno pannello LED stabile e duraturo. L’adattamento individuale viene fornito da Heiland Electronic.

L’utilizzo di LED con i colori primari rosso, verde e blu consente di controllare la luce bianca per la messa a fuoco, nonché di controllare qualsiasi colore separatamente. È possibile anche una luce mista composta da verde e blu. I colori luminosi sono regolati per la carta Multigrade e si discostano al massimo di +/- 2 nanometri dalla lunghezza d’onda specificata.

L’accensione e lo spegnimento precisi sono facilmente possibili anche senza otturatore. La gradazione e l’intensità possono essere regolate in modo riproducibile.

 

L’altezza delle colonne

Qui vediamo la differenza di altezza, tra la colonna del Durst M670 Vc che arriva a un metro e il Durst M 601, che arriva a 76cm. Questa differenza si traduce, naturalmente in una maggiore capacità di ingrandimento del Durst M670 VC, senza la necessità di dover ruotare la testa di 90° e proiettare a parete, o invertire la colonna di 180° e proiettare l’immagine a pavimento

 

Le flange per le ottiche.

La maggior parte degli ingranditori consente di montare l’ottica su una flangia che ha al centro un attacco filettato o da 25 o da 39mm; questo rende più agevole la sostituzione.

Di norma le flangia sono rientranti quando si utilizzano obiettivi come il 35mm o il 50mm. Non è facile infilando le dita arriva alla ghiera dei diaframmi. Schneider infatti ha prodotto un Componon 50mm con una prolunga adesa alla ghiera dei diaframmi che ne facilita l’apertura e la chiusura.

Di solito la flangia piatta è quella dedicata agli 80 e ai 105mm, mentre un 150mm, che di norma si usa per le pellicole piane 10×12,5cm è addirittura una sorta di tubo che allontana di parecchi centimetro la lente posteriore dell’obiettivo dal piano focale. Le flange esistono tanto in metallo che in plastica; la parte interna è sempre nera per evitare flare di luce.

Nella foto: 1: flangia con attacco da 25mm per ottica da 50mm. 2: flangia con attacco da 39mm per ottica da 50mm. 3: flangia portaottica da 39mm per ottica da 80mm

4: Obiettivo Durst Neonon 50mm f/2.8. 5: Obiettivo Durst Neonon 80mm f/5,6. 6: Obiettivo Durst Neonon 105mm f/5,5

Gli obiettivi si innestano sulle ottiche attraverso degli adattatori, di varia profondità, che possono avere all’interno un attacco filettato da 25mm o da 39mm, che, guarda caso, è proprio l’attacco filettato delle ottiche a vite Leica. Ho provato a scattare con una Leica a vite armata con un Elmar 5cm f/3.5 collassabile e ho poi avvitato l’ottica all’adattatore e l’ho usata anche per stampare: risultato eccellente. La qualità, comunque, non la fa l’attacco filettato posteriore dell’obiettivo da ingrandimento ma, ovviamente il produttore ma soprattutto il numero di lamelle del diaframma: più son le lamelle che compongono il diaframma, maggiore è la qualità.

Tra i brand più blasonati abbiamo le tedesche Schneider Kreuznach e Rodenstock. Ciascuna propone obiettivi di vario livello qualitativo dall’entry level – si fa per dire – al top di gamma. Più un’ottica è luminosa e più è agevole la messa a fuoco col focometro; a prescindere dal diaframma più aperta di norma un’ottica da ingrandimento si chiude al massimo di due stop, DOPO AVER CORRETTAMENTE INGRADNITO E FOCHEGGIATO – per migliorare in generale la nitidezza dell’ottica e , grazie alla relativa profondità di campo indotta dalla chiusura sel diaframma, migliora anche la qualità centro/bordi della stampa qualora la testa non fosse perfettamente pian parallela all’ingranditore o per qualsivoglia motivo la carta non fosse perfettamente pianparallela. Raccomando CALDAMENTE di acquistare ottiche dotate di diaframma retroilluminato, in modo da poterlo aprire e chiudere in modo corretto anche al buio. Alcune ottiche hanno la possibilità di sganciare il meccanismo di apertura e chiusura a scatto in mezzi stop, per poter muovere la ghiera dei diaframmi senza soluzione di contnuità, ve lo sconsiglio caldamente: basta riposizionare il diaframma dopo il provino a 1/3 di stop in più o in meno per invalidare completamente la corretta esposizione della carta.

Nrll’immagine qui sopra vediamo alcune ottiche Schneider sia con diaframmi retroilluminati che non, un’ottica Rodenstok per i negativi 10×12 e un Leitz Elmar 5 cm f/3.5 che, grazie all’attacco filettato 39, ho usato per stampare durante un mio precedente lavoro.

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Le flange per le ottiche.

La maggior parte degli ingranditori consente di montare l’ottica su una flangia che ha al centro un attacco filettato o da 25 o da 39mm; questo rende più agevole la sostituzione.

Di norma le flangia sono rientranti quando si utilizzano obiettivi come il 35mm o il 50mm. Non è facile infilando le dita arriva alla ghiera dei diaframmi. Schneider infatti ha prodotto un Componon 50mm con una prolunga adesa alla ghiera dei diaframmi che ne facilita l’apertura e la chiusura.

Di solito la flangia piatta è quella dedicata agli 80 e ai 105mm, mentre un 150mm, che di norma si usa per le pellicole piane 10×12,5cm è addirittura una sorta di tubo che allontana di parecchi centimetro la lente posteriore dell’obiettivo dal piano focale. Le flange esistono tanto in metallo che in plastica; la parte interna è sempre nera per evitare flare di luce.

Nella foto: 1: flangia con attacco da 25mm per ottica da 50mm. 2: flangia con attacco da 39mm per ottica da 50mm. 3: flangia portaottica da 39mm per ottica da 80mm

4: Obiettivo Durst Neonon 50mm f/2.8. 5: Obiettivo Durst Neonon 80mm f/5,6. 6: Obiettivo Durst Neonon 105mm f/5,5

Gli obiettivi si innestano sulle ottiche attraverso degli adattatori, di varia profondità, che possono avere all’interno un attacco filettato da 25mm o da 39mm, che, guarda caso, è proprio l’attacco filettato delle ottiche a vite Leica. Ho provato a scattare con una Leica a vite armata con un Elmar 5cm f/3.5 collassabile e ho poi avvitato l’ottica all’adattatore e l’ho usata anche per stampare: risultato eccellente. La qualità, comunque, non la fa l’attacco filettato posteriore dell’obiettivo da ingrandimento ma, ovviamente il produttore ma soprattutto il numero di lamelle del diaframma: più son le lamelle che compongono il diaframma, maggiore è la qualità.

 

Gli obiettivi Scnheider Kreuznach

Ecco i datasheet di tutti gli obiettivi Schneider da ingrandimento attualmente in produzione.

Alcuni vengono anche utilizzati a livello industriale per controlli alfanumerici di qualità.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Gli obiettivi Rodenstock

Rodenstock è uno dei principali produttori al mondo di obiettivi fotografici di grande formato e ingrandimento. I livelli di qualità sono gli stessi di Schneider mala gamma è più ampia. Come con Schneider, gli obiettivi da ingrandimentoRodenstock rientrano in diverse categorie denominate:

ROGONAR – entry level economico, 3 elementi ma stesso vetro di alta qualità ROGONAR-S – 4 elementi. Rivolto a dilettanti più esigenti RODAGON – 6 elementi. Obiettivo noto come “cavallo da lavoro” per dilettanti e professionisti esigenti APO-RODAGON-N – La costruzione parte da Rodagon, ma si tratta di obiettivi corretto sul piano apocromatico, ad alte prestazioni RODAGON-WA – Lunghezze focali più brevi, ma maggiore angolo dell’immagine per mantenere più vicini i controlli dell’ingranditore. Stesse prestazioni di Rodagon .

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Gli obiettivi da ingrandimento EL Nikkor

Forse non tutti sanno che Nikon ha prodotto, oltre alle ottiche per le sue fotocamere, anche ottiche per banchi ottici e ingranditori. Qualità ovviamente eccellente, possono essere reperibili usati, non sono più in produzione, a differenza delle due gradi REGINE, Schneider e Rodenstock

Nikon Produsse anche ingranditori come il modello qui fotografato, il Nikon Enlarger RA 350, per altro con sistema autofocus come i Leitz

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

EL Nikkor differenze

Parlando del EL ( Enlaring Lens ) 50mm vanno fatte alcune considerazioni che a mio parere, indubbiamente, sono sovrapponibi all’evoluxione delle ottiche da ingrandimento delle altre case blasonate qui citate.

Il primo dettaglio degno di nota si riferisce al passaggio fra l’EL-Nikkor 50mm f/2,8 di Wakimoto, lanciato nel 1956-57, ed il successivo EL-Nikkor 50mm f/4 N, distribuito a partire dal 1984 e calcolato da Ikuo Mori; Ikuo Mori, celeberrimo progettista dei super-grandangolari retrofocus per Nikon reflex, fu il più brillante allievo dello stesso Wakimoto, ed il progetto del nuovo 50mm f/2,8 ha il sapore di un passaggio di consegne fra l’anziano maestro ed il giovane e brillante progettista, ormai affermato, storicamente sancito anche dai pubblici complimenti rivolti a Mori-San dallo stesso Wakimoto, dopo che quest’ultimo aveva preso atto dei percettibili miglioramenti nella resa ottica introdotti dal nuovo modello rispetto al precedente, pur accompagnato da fama di eccellenza. 

Curiosamente, nè Wakimoto nè Mori si avvalsero del classico schema “tipo Plasmat” ormai universalmente diffuso fra le ottiche da ingrandimento, e per il modello “N” venne scelto un Gauss simmetrico “tipo Planar” molto simile a quello adottato sui 50mm fotografici di media luminosità. 

Per concludere, la qualità del EL Nikkor 50mm f/2.8 N è talmente elevata da essere paragonata al Micro Nikkor 50mm f/3.5. Non era all’epoca infatti inconsueto utilizzare il 50mm EL come ottica da ripresa Macro.

Un’altra differenza tra il 50 EL Old e il 50 EL N New sta nel fatto che il modello N ha i diaframmi retroilluminati, cosa questa di un’utilità e versatilità non da poco in camera oscura quando si vuole passare dal diaframma tutto aperto che si usa per la focheggiatura e la composizione al diaframma di lavoro, di norma chiuso di due stop.

Visto che il nocciolo dell’ingranditore è proprio nell’ottica, la scelta della medesima, a prescindere dalla focale, che è una scelta che dipende dal formato di pellicola da sviluppare, va fatta con molta attenzione: anche nel mondo delle ottiche da ingrandimento, ogni Casa ha evoluto, ovviamente in meglio i suoi modelli.

( i disegni tecnici e le immagini, oltre a buona parte del testo sono dell’eccellente Marco Cavina )

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Gli obiettivi da ingrandimento Durst Neonon

Durst, Bolzano, iniziò con la produzione di fotocamere e potremo presumere anche di obiettivi.

Poi si convertirono alla produzione di ingranditori, sia per neofiti che altamente professionali.

Ancora oggi sono reperibili sul mercato dell’usato tre obiettivi marcati Durst, il 50mm Neonon f/2.8, l’80mm Neonon f/5,6 e il 105mm Neonon 105 mm. Si parte dal formato 125 per arrivare al formato 6×7 ma anche 6×9 cm. Hanno tutti la ghiera dei diaframmi retroilluminati; la ghiera è a scatti la è collassabile per poter posizionale ogni frazione di diaframma intermedio.

La Durst Neonon era una linea di obiettivi ingranditori convenienti e di qualità, popolari nell’era analogica per la stampa da 35 mm e medio formato, noti per buona nitidezza e contrasto ma forse rivestimenti meno elaborati rispetto agli obiettivi premium, che si adattavano all’eredità di Durst di attrezzature innovative per camera oscura prima del loro passaggio alla stampa digitale di grande formato.

Aspetti chiave delle lenti Durst Neonon:

Scopo: progettato principalmente per ingranditori fotografici, utilizzato per proiettare negativi su carta fotografica.

Epoca: comune durante il periodo di massimo splendore della fotografia cinematografica (dalla metà alla fine del XX secolo).

Qualità: generalmente considerati di buon valore, offrono prestazioni solide (nitidezza, contrasto) per il loro prezzo, rendendoli una scelta popolare per hobbisti e semi-professionisti.

Variazioni: disponibile in varie lunghezze focali (ad esempio, 50 mm per 35 mm) e aperture (ad esempio, f/2,8, f/5,6).

L’eredità di Durst: gli obiettivi riflettono la più ampia storia di Durst nella produzione di attrezzature fotografiche di alta qualità, dalle prime fotocamere e proiettori agli ingranditori avanzati, prima di concentrarsi esclusivamente sulla stampa digitale.

In sostanza: se eri un appassionato di camera oscura e utilizzavi un ingranditore Durst, un obiettivo Neonon era un’ottica affidabile e instancabile per realizzare stampe eccezionali.

Gli obiettivi Durts Neonon erano prodotti dalla Schneider-Kreuznach o dalla Asahi Pentax. Diaframma retroilluminato, possibilità di “sganciare il sistema a scatti del diaframma per renderlo senza soluzione di continuità. La ghiera che muove il diaframma è realizzato in una gomma ergonomica che ne facilita la presa. Ogni obiettivo è venduto con la sua campana di protezione  e relativa scatola. Tutti gli obiettivo Neonon hanno diametro 39mm.

Sono disponibile in focale 50mm f/2.8 ( per il formato 24x36mm ), 80mm f/5,6, ( per il medio formato fino al 6×7 cm e 105mm f/5,6 ( per il formato negativo 6×9 cm.

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Dalla parte dell’obiettivo

Qui vediamo un Durst Neonon 50mm f/2.8

A sinistra l’obiettivo pronto per la focheggiatura sul piano dell’ingranditore, al centro con il filtro giallo inserito, della gradazione massima per arrivare a un contrasto 00 ( Ultra morbido ), a destra con il filtro magenta inserito, della gradazione massima, per arrivare a un contrasto 5 ( Ultra contrasto )

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Chi ha prodotto i Durst Neonon?

Non è ancora chiaro se le ottiche vennero prodotte da Asahi Pentax, ma è un fatto che ci sono ancora nell’usato delle ottiche firmate Schneider, Durst Neonon. Sono ottiche pregevoli, che non hanno nulla di meno rispetto agli Schneider e ai Rodenstock. Schneider produsse per Durst il 50mm, il 60mm ( qui non raffigurato ) l’80mm, il 105mm, il 150mm e il 210mm

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Leitz rimane sempre Leitz

Anche Leitz – Leica per gli amici – , non è certo rimasta a guardare.

Nonostante non sia stata lei a inventare l’ingranditore – si è limitata a inventare il formato 24x36mm… !!! – già negli anni 30′ ingegnerizzò un ingranditore all’apparenza come gli altri, ma con la piccola, non insignificativa differenza – che era ( E’) sufficiente mettere a fuoco una volta, a prescindere dall’altezza della testa rispetto al piano dell’ingranditore, per poi mantenere lo stesso punto di fuoco al variare dell’ingrandimento, cioè muovendo la testa verso l’alto o verso il basso. Il tutto naturalmente con un brevetto meccanico. E non dimentichiamo, come descritto nel mio articolo sulla Leica IIIf che sempre in quel periodo aveva brevettata un accessorio per permettere di usare l’Elmar 5cm f/3.5 come obiettivo da ingrandimento consentendo la variazione del diaframma d’uso, diaframma che su quell’obiettivo è posizionato intorno alla lente frontale e che in ripresa si cambia usando… l’unghia. Non c’è niente da fare, sono sempre stati tre metri sopra il cielo, anzi, tre chilometri avanti agli altri.

( https://www.gerardobonomo.it/2020/03/03/leica-iiif-e-ferrania-p30-ripresa-sviluppo-stampa-e-sorpresa-finale/ )

Anche gli americani non sono stati a guardare: gli ingranditori OMEGA

Nel 1935, le fotocamere di piccolo formato come Leica e Contax stavano diventando molto popolari. Il giovane Fred Simmon credeva che esistesse un mercato per un ingranditore domestico per competere con il Focomat di Leitz. Costituì una socità con i suoi due fratelli maggiori, Rudolph e Alfred, che si unirono a lui per produrre un nuovo ingranditore.

Alfred lavorara come ingegnere presso Westinghouse e ha svolto il lavoro di progettazione dell’ingranditore di notte e nei fine settimana. I primi ingranditori di Simmon Bros. erano pronti per la vendita nella primavera del 1936. Il prodotto iniziale era piuttosto ambizioso: un ingranditore da 35 mm, completo di treppiede di sostegno 8×10 regolabile, luce di sicurezza, timer e lente d’ingrandimento per la messa a fuoco, che si ripiegava in una custodia compatta ( !!! ). Alla ricerca di un marchio per i loro prodotti, sentirono che la lettera greca Omega suonava bene e che avrebbe fatto un logo adatto, e lo registrarono presso l’ufficio brevetti.

Quel primo ingranditore, chiamato “The Complete Enlarger”, si rivelò un po’ troppo ambizioso, poiché scoprirono che stavano perdendo soldi su ogni unità venduta, e rapidamente si spostarono su Omega “B” Enlarger progettando un’unità meno complicata, con un prezzo più basso . Nel 1937, introdussero l’ingranditore “Omega B”, che accettava negativi fino a 2¼ “x2¼”. Al prezzo di $ 65,00 senza obiettivo, ha ottenuto un consenso immediata con rivenditori e clienti, assicurando così il successo della giovane azienda.

Nel 1938 fu aggiunto alla linea un ingranditore da 35 mm, il “Modello A”, basato sul design del “Modello B”. A quel punto, Alfred potè lasciare la Westinghouse e unirsi ai suoi fratelli come socio alla pari dell’azienda.

Il 1939 si rivelò un altro anno cruciale per Simmon Bros. Nell’agosto di quell’anno, Kodak annunciò il loro prossimo “Ingranditore di precisione” da 2¼x3¼ “, che vantava più funzioni e accessori rispetto a” Omega B. ” I fratelli temevano che il nuovo ingranditore, supportato dalle enormi risorse di marketing e promozionali di Kodak, li avrebbe messi fuori mercato. Con uno sforzo enorme, hanno progettato e costruito l’ingranditore “Super Omega B” in soli tre mesi. Ha debuttato solo poche settimane dopo le spedizioni iniziali di Kodak e ha venduto abbastanza bene che Kodak ha lasciato cadere il “Precision Enlarger” dopo diversi anni.

In quell’epoca, le fotocamere Speed ​​Graphic, che utilizzavano pellicole da 4 “x5”, erano le fotocamere preferite dai fotografi. Era logico, quindi, che Omega avesse un ingranditore che potesse adattarsi a quelle dimensioni di pellicola, quindi il “Modello D” fu introdotto nel 1939, seguito dal famoso D-II solo due anni dopo.

Durante la seconda guerra mondiale, la produzione di ingranditori per uso civile era vietata (!!! ), quindi il futuro dei loro 20 dipendenti era in dubbio. La compagnia riuscì a stipulare contratti con l’Esercito Signal Corp, che aiutò, ma non occupò completamente la forza lavoro. Si avvicinarono quindi e furono accolti dalla Marina degli Stati Uniti per produrre ingranditori da 5 “x5”, 7 “x7” e 10 “x10”. Inoltre, la società è stata incaricata di progettare una fotocamera da 2¼ “x3¼” per soddisfare i requisiti della Marina per le necessità di utilizzo in zone di combattimento. L’esperienza acquisita in questo progetto alla fine portò alla produzione di quella che divenne la fotocamera a pellicola Rapid-Omega, che introdusse il formato 6x7cm.

La fabbrica di Simmon Bros. era in una posizione ideale per riprendere rapidamente la produzione di ingranditori per appassionati dopo la guerra, e scoprì che il mercato più grande era ora per ingranditori 4×5, principalmente a causa del ritorno delle IG che avevano lavorato in camere oscure militari.

La fabbrica Omega ha continuato a prosperare negli anni ’50, introducendo la A2, una serie di ingranditori “B”, tra cui le versioni autofocus, una D2 migliorata, i modelli autofocus D3, 5×7 e 8×10 e Colorhead Chromega, un ingranditore con testa a colori. Negli anni ’60 Rudolph e Alfred erano sulla sessantina e i fratelli cercarono di assicurare il futuro di Omega. Nel 1964, quindi, Simmon-Omega divenne una divisione di Berkey Photo.

Fu durante questo periodo che l’azienda trasse vantaggio da un grande boom di interesse per la fotografia. La reflex da 35 mm, con sistemi di esposizione integrati, ha semplificato il processo di acquisizione di fotografie di qualità e ha ampliato il fascino della fotografia come hobby. Successivamente l’introduzione degli ingranditori con testa a colori e dei drum per lo sviluppo della carta colore hanno permesso a chiunque di realizzzare comodamente le proprie stampe a colori nelle camere oscure domestiche. Di conseguenza, anche le vendite di attrezzature per camera oscura salirono alle stelle. Ciò ha consentito ad Omega di introdurre numerosi nuovi modelli negli anni ’70 e nei primi anni ’80, tra cui D5, C67, B66, B600, C760 e D5500.

Inevitabilmente ci fu a quel punto una recessione . L’introduzione di laboratori fotografici ” ONE HOUR PHOTO”, videocamere, fotocamere 35mm e, infine, fotografia digitale, hanno avuto un effetto negativo sulle vendite degli ingranditori. Il mercato delle camere oscure è in generale calato quando gli hobbisti si sono rivolti ad altri interessi. Alla fine degli anni ’80, la Berkey Photo ebbe difficoltà finanziarie e fallì. Omega è stato successivamente acquistato da RT Corporation per diventare RT / Omega. Ci sono stati ulteriori cambiamenti mentre la società ha tentato di affrontare il mercato in evoluzione. Divenne Omega International, quindi, con l’acquisizione di Arkay Corp., Omega / Arkay. Durante questa era, la società ha progettato nuovi ingranditori 4×5 con sistemi di autofocus elettronico e un nuovo ingranditore 10×10 meno costoso. Furono costruiti prototipi, ma alla fine questi progetti furono abbandonati in quanto non sostenibili dal punto di vista commerciale, quindi alla fine non vi furono nuovi modelli di ingranditori introdotti dopo il periodo Berkey.

Nel 1995, Arkay fu rivenduta ai suoi precedenti proprietari e Omega acquistò la Satter Corporation per formare Omega / Satter. La richiesta di nuovi ingranditori ha continuato a calare nel nuovo millennio mentre OmegaSatter stava espandendo l’altro lato della sua attività, la distribuzione di accessori fotografici. OmegaSatter ha acquisito Brandess / Kalt nel 2010 per diventare l’attuale azienda, Omega / Brandess. Man mano che il mercato degli ingranditori continuava a ridursi, alla fine fu presa la decisione, e in silenzio, senza alcun annuncio formale, e dopo più di 75 anni, la produzione di ingranditori Omega fu interrotta.

Mentre i fratelli Simmon sono mancatida tempo, la loro eredità sopravvive nelle migliaia di ingranditori Omega ancora in uso oggi.

MEDITATE GENTE, MEDITATE….

 

L’indimenticabile Meopta

Quando iniziai a stampare, negli anni ’70, il mito era DURST, ma non tutti se lo potevano permettere. On molti usavano il mitico Meopta, un ingranditore prodotto in Cecoslovacchia, venduto in una valigetta che emanava odori sconosciuti a noi italiani con l’olfatto inebriato di grana Padano o Parmigiano reggiano, odori quasi nauseabondi prodotti da materiali e colle improponibili. Tra le cose Straordinarie di Meopta, oltre il prezzo, c’era il fatto che testa e colonna erano contenuti nella valigetta che diventava poi la base dellngranditore, qualcosa in odor di spia da Guerra Fredda, al pari di Minox ( ma che emanava ben altri profumi… )

Fondata nel 1933 a Přerov (Cecoslovacchia), con il nome Optikotechna, dal Dr. Alois Mazurek e dall’Ing. Alois Beneš, produsse inizialmente ottiche per ingranditori. La ditta assunse il nome attuale Meopta nel 1946. Dal 1992 iniziò la collaborazione con la “TCI” di New York (nata nel 1960 come “Tyrolit Company”), che divenne sua consociata nel 2005 con il nome “Meopta USA”.

La Meopta costruì ingranditori, binocoli, cannocchiali, telescopi, proiettori 35 mm, cineprese (progettate a Brno da Jindrich Suchanek) e proiettori per il passo ridotto, proiettori di diapositive e fotocamere.

A partire dagli anni sessanta la Meopta realizzò un visore stereoscopico chiamato Meoskop, una delle imitazioni più apprezzate e diffuse del ben noto View-Master statunitense. I dischetti prodotti per questo sistema, perfettamente interscambiabile con quelli View-Master, offrono uno spaccato della vita oltre cortina dagli anni sessanta agli anni ottanta.

 

 

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DURST. ITALIA-MONDO 1-0

 

Come per Manfrotto, e per altri brand italiani, l’Italia ha battuto l’intero pianeta su diversi prodotti fotografici, non ultimi gli ingranditori.

Durst Phototechnik S.p.A. è un’azienda tecnologica con sede a Bressanone in Alto Adige, che produce nel mondo sistemi e tecnologie innovative per la riproduzione e l’elaborazione digitale di immagini, sia fotografiche che artistiche.

Ha altre sedi in Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria e Stati Uniti. Nel 2004 il fatturato era di quasi € 50.000.000 ed un valore aggiunto di € 13 milioni. Questo è il risultato delle società controllate in Inghilterra e in Austria (2004: 30 milioni di €).

La storia dell’azienda nacque da un’idea dei fratelli brissinesi Julius e Gilbert Durst, nati da un padre pittore e da una madre, figlia di un ingegnere, che possedeva una camera oscura. Da qui la loro grande passione per la fotografia

Julius (1909-1964) era dei due l’inventore, avendo studiato presso l’istituto tecnico di Costanza, mentre Gilbert era il manager. Fin da piccoli coltivarono l’hobby di costruire ed inventare diversi oggetti.

Una delle loro prime invenzioni fu una macchina per la produzione automatica di cartoline illustrate, nel 1930.

Dopo quattro anni dall’apertura dell’azienda (1929), si resero conto che avevano bisogno di un maggior capitale, e la nota azienda di articoli in pelle “Alois Oberrauch und Söhne” si dimostrò interessata. Dal 1933, le due aziende iniziarono a collaborare, fondando nel 1936 la Durst Phototechnik AG.

In seguito nacque il problema di trovare uno stabile, e fu deciso di affittare il vecchio stabile abbandonato della birreria Seidner a Bressanone.

Da allora l’azienda ha prodotto nuovi brevetti e nuove invenzioni, come la prima macchina fotografica Durst, il modello Gil del 1938, la Duca del 1946, fino al 1953, quando si aprì la prima casa di distribuzione, presso Monaco di Baviera in Germania, Deutsche Durst GmbH. Il noto designer Otl Aicher creò il logo dell’azienda, tuttora utilizzato. Con la Automatica, nel 1956 si concluse l’era delle macchine fotografiche.

Nel 1960 si ha la morte del giovane Julius e il cambio di sede. Dopo il 1977 si ebbe la fondazione della Durst (UK) Ltd. presso Epsom in Inghilterra, nel 1976 Durst North America Inc. presso Tempe, in Arizona (USA), e nel 2005 in Messico

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Lupo, un’altra storia di ingranditori e obiettivi da ingrandimento Made in Italy

Lupo è stata fondata nel 1932 da Carlo Lupo e si dedicava alla produzione di attrezzature per studi fotografici professionali. Nei primi decenni la produzione si concentrò principalmente su attrezzature e accessori per la fotografia professionale come ingranditori e treppiedi. Alla fine degli anni ’70 la Lupo passa alla seconda generazione e viene gestita dai figli del fondatore, Aldo e Giorgio Lupo, che ampliano la produzione e successivamente trasferiscono la sede a Collegno, in provincia di Torino, dove si trova ancora oggi. Negli anni ’90 inizia a concentrarsi sulla produzione di apparecchi di illuminazione professionali non solo per scopi fotografici, ma anche per ambienti broadcast e video.

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DUNCO

Dunco è un’azienda tedesca che ha prodotto ingranditori semiprofessionali e professionali.

La produzione è cessata ma è possibile reperirli sul mercato dell’usato

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LPL

LPL (Lovely Photo Laboratories ) !!!!, un’azienda giapponese) divenne un nome importante nel campo degli ingranditori fotografici, noto per i modelli robusti e ricchi di funzionalità come la serie 7700 e successivamente gli ingranditori 4×5 (ad esempio, 7450, 7451, 7452), che erano spesso co-branded come Saunders/LPL o Omega/LPL negli Stati Uniti, offrendo innovativi sistemi di filtraggio modulare per la stampa a colori e a contrasto variabile prima del passaggio al digitale.

Punti storici chiave:

Origine e marchio: LPL è un produttore giapponese, ma negli Stati Uniti sono stati notoriamente importati e co-marchiati da Berkey Marketing come Saunders/LPL, e successivamente da OmegaSatter come Omega/LPL dopo il fallimento di Berkey, portando a variazioni del numero di modello.

Innovazione (serie 7450): LPL 7450 è stato il loro primo ingranditore 4×5 popolare, introducendo un sistema di lampade modulari in cui gli utenti potevano scambiare tra moduli di diffusione a colori dicroici, VCCE (contrasto variabile) e bianco e nero, un design portato nei modelli successivi.

Robustezza (7451): riconoscendo la necessità di attrezzature più pesanti per laboratori e scuole, LPL ha introdotto il 7451 con un’enorme colonna a trave, mantenendo le caratteristiche ma aggiungendo robustezza professionale.

Modelli XL (7452, 7452L): il 7452 ha aggiunto un’estensione per cavalletti più grandi e lampade con wattaggio più elevato (250 W) per stampe più grandi, con il 7452L dotato di una colonna e di un basamento ancora più lunghi per la massima dimensione di stampa (ad esempio, 20×24″).

Era digitale: sebbene i modelli di fascia alta di LPL (come L1840/CLS2000 alla fine degli anni ’80/’90) fossero costosi, la loro popolarità, soprattutto negli ambienti professionali, ha evidenziato la richiesta di ingranditori con pellicola di qualità anche con l’aumento della fotografia digitale.

In sostanza, LPL si è costruita una solida reputazione grazie agli ingranditori durevoli, adattabili e ad alte prestazioni che si rivolgevano sia ai dilettanti che ai professionisti durante l’era del cinema, con il loro marchio spostato sotto diversi distributori statunitensi.

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Kaiser
Kaiser

Kaiser

 Il nome Kaiser si riferisce all’azienda tedesca Kaiser Fototechnik, leader storica per accessori fotografici (ingranditori, timer, ecc.) fin dagli anni ’50, specializzata in attrezzatura per camera oscura,Perché è importante Kaiser (nel contesto fotografico):

  • Specializzazione: Kaiser produceva (e produce in parte) ingranditori di alta qualità, timer, e vari accessori per la camera oscura, fondamentali per la stampa fotografica analogica.
  • Affidabilità: Erano (e sono) noti per la robustezza e la precisione dei loro prodotti.

Kaiser produce tuttora ingranditori sia per il bianco e nero che per il colore, sia per appassionati che per professionisti. I suoi prodotti sono disponibili usati ma anche nuovi con garanzia e certezza di poter contare sulle parte di ricambio.

Alcuni dei suoi ingranditori di punta sono modulabili, ovvero, come Durst, è possibile cambiare la testa per passare, per esempio, da una testa bianco e nero a una testa a colori

Il modello attualmente di punta è il Kaiser Ingranditore B/N VP 9005 SYSTEM-V per formati fino a 6×9 cm. Il prezzo, a nuovo, naturalmente è commisurato al fatto che si tratta di un ingranditore professionale, con garanzia del fabbricante e del distributore ufficiale italiano, e con una assistenza e la possibilità, come già accennato, di reperire sia pezzi di ricambio che accessori.

Parliamo di ingranditori che negli anni 90, per quanto concerne i modelli di punta, potevano superare i 3 milioni di lire, non differenti, come prezzo, agli ingranditori di punta di IFF piuttosto che di Durst.

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Kaiser
Kaiser

Paterson

Paterson, un’azienda britannica fondata da James Paterson (in seguito Donald MacDougal Paterson), ha rivoluzionato lo sviluppo della camera oscura domestica a partire dagli anni ’50, famosa per le sue tank di sviluppo innovative e facili da usare con rivoluzionarie spirali caricate con cuscinetti a sfera (brevettati nel 1948/1951) che hanno reso il caricamento della pellicola più facile per i dilettanti, espandendosi a una gamma completa di apparecchiature come ingranditori, luci di sicurezza e prodotti chimici (serie FX), diventando un punto fermo nelle scuole e nelle case di tutto il mondo per lavorazione manuale di film e carta.

Storia

Primi anni (1900-1940): James Paterson iniziò l’attività; Donald Paterson, chirurgo dentale e avvocato, divenne un appassionato di fotografia.

La rivoluzione delle tank (anni ’50): Donald brevettò il serbatoio a spirale a caricamento facile (GB661,288), utilizzando cuscinetti a sfera per un avvolgimento più semplice, rendendo accessibile il lavoro in camera oscura.

Espansione (anni ’50 -’70): Paterson si espanse con ingranditori, timer, luci di sicurezza e prodotti chimici (come la famosa serie FX di Geoffrey Crawley).

Tank universali (anni ’70): vennero introdotte tank che possono ospitare sia i formati di pellicola da 35 mm che quelli da 120.

System 4 (fine anni ’60/’70): Introdotte le familiari spirali in nylon bianco.

Era moderna: continua la produzione nel Regno Unito di elementi essenziali per la camera oscura,

L’ingranditore Paterson Universal gestisce negativi fino a 6×6 cm. Il tutto

la testa dell’ingranditore in metallo può essere spostata su e giù lungo la colonna angolata consentendo stampe fino a 30×40 cm da produrre. Per stampe più grandi è possibile ruotare la testa di 90 gradi per consentire la proiezione dell’immagine su una parete. In alternativa il

la colonna può essere ruotata consentendo la proiezione dell’immagine sul pavimento.

Il supporto per negativi viene fornito completo di maschere senza vetro da 6×6 cm e 35 mm.

L’attacco dell’obiettivo ingranditore è una filettatura standard da 39 mm per ogni gamma di obiettivi e può essere fornito con un obiettivo da 50 mm per l’uso con 35 mm

negativi o un obiettivo da 75 mm da utilizzare con negativi 6×6.

Un cassetto del filtro nel portalampada consente l’utilizzo dei filtri per lavorare con contrasto variabile.

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Kienzle

Kienzle, una storica azienda tedesca famosa per gli orologi, si è avventurata anche nel settore delle attrezzature fotografiche, producendo ingranditori e treppiedi Kienzle Phototechnik, particolarmente noti per accessori per camera oscura durevoli e precisi con caratteristiche come lame di bloccaggio su entrambi i lati per angoli retti perfetti, sebbene il business principale degli orologi Kienzle abbia dovuto affrontare sfide, spostando infine la produzione in Asia prima del fallimento, mentre la loro linea fotografica serviva la domanda di nicchia ma persistente per la stampa di pellicole.

Origini di Kienzle e connessione con la fotografia:

L’azienda iniziò con l’orologeria nella Foresta Nera (1822) e divenne “Schlenker & Kienzle”, in seguito solo “Kienzle Uhrenfabrik”, un importante produttore di orologi.

Kienzle produce tuttora ingranditori di livello professionale

SMARTLAB35

Santiago Ramirez Sonntag è il fondatore di SmartLab35, un ingegnere e un fotografo appassionato. Fin dai tempi dell’università ha unito il suo amore per la tecnologia moderna e la fotografia.

SmartLab35 è dislocata in Germania e  sta per “fotografia classica reinventata”. L’azienda fonde le tecnologie contemporanee con i processi fotografici tradizionali, creando un’esperienza completamente nuova e semplificata per il lavoro di laboratorio nel campo della fotografia.

Santiago e il suo team sono entusiasti di condividere la loro passione e visione, dimostrando come la fusione tra tradizione e innovazione possa rivoluzionare l’arte della fotografia.

I prezzi partono dai 300 Euro per lo Smart Enlarger 35 per passare agli 800 Euro dello Smart Enlarger 120.

Quest’ultimo rappresenta la prossima generazione della moderna tecnologia di ingranditore per camera oscura. Progettato per i fotografi più esigenti, questo ingranditore per camera oscura per medio formato combina un ingrandimento analogico preciso con innovazioni all’avanguardia, offrendo la massima flessibilità.

Lo Smart Enlarger 35 consente di stampare negativi 35mm

Per medio formato e altro:

Lo Smart Enlarger 120 è un versatile ingranditore di medio formato, che supporta negativi in ​​6×9, 6×6, 4,5×6 e 35 mm. Che si lavori con il medio formato  o il piccolo formato questo è un’ingranditore con un  rapporto qualità/prezzo/prestazioni eccellenti

Compatibilità con obiettivi premium:

Utilizza i classici obiettivi per ingranditori fotografici con attacco a vite M39

Stampe di grandi dimensioni semplificate:

E’ possibile utilizzare formati di carta fino al 30x 40 cm utilizzando la base inclusa, rendendo semplici gli ingrandimenti di livello professionale.

Sorgente di luce fredda a LED:

La sorgente di luce fredda LED a lunga durata (fino a 5.000 ore di durata) garantisce un’esposizione coerente e precisa, rendendola perfetta per le carte Multigrade .

Controllo tramite app per la massima comodità:

E’ possibile regolare le funzioni essenziali come il tempo di esposizione e il contrasto tramite l’app per smartphone (iOS e Android).

Stabilità e precisione

Costruito con una struttura robusta, Smart Enlarger 120 offre la massima stabilità, anche durante le attività più impegnative di fotografia con ingranditore.

Opzioni di risparmio energia

Alimentato tramite USB-C con Power Delivery, questo ingranditore per camera oscura è compatibile con i classici caricabatterie o power bank per iPhone, rendendolo perfetto per l’uso in studio, laboratorio analogico o anche in configurazioni mobili. In parole povere non serve una sorgente di alimentazione a 220V, ovvero una presa a muro per il suo funzionamento !

Intrepid Camera

Intrepid Camera è un’azienda britannica fondata nel 2014 da designer di prodotti per rendere accessibile la fotografia di grande formato, lanciando tramite Kickstarter una fotocamera 4×5 in legno leggera e conveniente che combinava l’artigianato tradizionale con la produzione moderna e da allora si è espansa ai formati 5×7 e 8×10, ingranditori e accessori, diventando un nome significativo nella fotografia analogica moderna.

Fondazione e primo lancio (2014-2015): l’azienda ha iniziato con una campagna Kickstarter di successo nel 2014 per finanziare il suo primo prodotto, la fotocamera Intrepid 4×5. Questo modello Mark 1 originale utilizzava compensato spesso, PETG stampato in 3D e componenti in alluminio per mantenere basso il prezzo.

Espansione dei formati: dopo il successo del 4×5, Intrepid ha ampliato la propria linea di prodotti per includere fotocamere in formato 5×7 e 8×10, soddisfacendo le diverse esigenze di grande formato.

Iterazione del prodotto: Intrepid ha ripetuto rapidamente i suoi progetti, spesso incorporando il feedback dei clienti. Alla fine del 2024, la fotocamera 4×5 è alla sua quinta generazione (Mk5), con miglioramenti come i fermi a scatto, una base in metallo e un vero e proprio retro Graflock per una più ampia compatibilità degli accessori.

Espansione per la camera oscura (2018-2021): nel 2018, l’azienda ha lanciato un kit di ingranditore 4×5 e, nel 2021, l’ingranditore compatto per pellicole da 35 mm e 120, utilizzando la moderna tecnologia LED per rendere la stampa in camera oscura più accessibile ed efficiente in termini di spazio.

Produzione interna: tutte le fotocamere e i componenti Intrepid, compresi i soffietti e gli schermi in vetro smerigliato, sono assemblati a mano nel loro laboratorio di Brighton, utilizzando macchinari come stampanti 3D, taglierine laser e router CNC. Innovazioni recenti: Intrepid ha continuato a innovare, lanciando recentemente un Kickstarter per il proprio sistema di obiettivi e otturatori elettronici, espandendo ulteriormente il proprio ecosistema di attrezzature convenienti di grande formato. 

Oggi, Intrepid Camera Company è il più grande produttore moderno di fotocamere a pellicola di grande formato in tutto il mondo, offrendo una gamma completa di fotocamere e accessori.

La cosa affascinante è che è possibile usare una folding Intrepid come ingranditore in accoppiata con l’intrepid 4×5 Enlarger kit

Producono anche un ingranditore con le stesse caratteristiche del kit LED appena accennato per stampare in formato 24×36 e 6×6 . Il box LED che viene posizionato al di spora dell’ingranditore o della fotocamera è in grado di fornire luce bianca, luce già miscela per la stampa Variable Contrast e luce per la stampa su carta colore. Il box incorpora anche un timer per programmare l’esposizone. Il rapporto qualità prezzo direi che non ha attualmente eguali in commercio. Ci troviamo di nuovo di fronte non solo a una azienda giovane ma al contempo attualmente operativa, in grado quindi di fornire ricambi e accessori.

Qui trovare la mia recensione: https://www.gerardobonomo.it/2021/08/15/il-mondo-del-banco-ottico-prima-parte-la-ripresa/ e altri video Qui 

IFF, un altro gagliardetto italiano

IFF (Industria Fototecnica Firenze) era un marchio italiano noto per la produzione di ingranditori fotografici di alta qualità per camera oscura, non per generiche lenti d’ingrandimento o ausili per ipovedenti. 

Gli ingranditori IFF sono apprezzati per la loro robustezza e precisione, e sono tuttora ricercati nel mercato dell’usato da appassionati di fotografia analogica. 

 Alla fine degli anni ottanta la maggioranza della azioni dell’azienda fu acquisita dalla Manfrotto

Modelli Popolari

  • IFF Duogon: Questo modello, spesso disponibile in versione “Color” o “S”, è noto per la sua versatilità, potendo gestire vari formati di negativo (come 6×6 e 35mm, cambiando l’ottica). È stato spesso venduto con ottiche Schneider Componon o Rodenstock Rodagon.
  • IFF Auregon: Un altro modello storico, elogiato per la sua eccellente meccanica e, in alcune versioni, per la messa a fuoco automatica. Alcuni lo consideravano superiore ad alternative come il Leitz Focotar.
  • IFF Quodgon: Modello professionale, spesso venduto con testa a condensatore per la stampa in bianco e nero o con testa a colori (dicromatica). Poteva gestire negativi fino al formato 4×5″. 

Reperibilità e Ricambi

Poiché l’azienda ha chiuso i battenti nei primi anni 2000, i prodotti IFF sono disponibili esclusivamente sul mercato dell’usato 

Accessori

Oltre agli ingranditori stessi, il marchio produceva vari accessori per la camera oscura, tra cui:

  • Testate colore/dicromatiche: Per la stampa a colori o in bianco e nero con filtri multigrado.
  • Scatole a specchi e condensatori: Componenti necessari per il sistema di illuminazione.
  • Obiettivi dedicati: Solitamente di marchi rinomati come Schneider o Rodenstock.
  • Timer e stabilizzatori. 
  •  
36 ingranditore questo sconosciutosimplex enlarger

 

MAGICO BIANCO E NERO. ( IN SENSO LETTERALE )

Il mio primo ingranditore di produzione industriale non fu un Meopta, ma un Durst.

Il mio primo ingranditore, invece, tentai di costruirlo con parti di Lego e Meccano: mancando un condensatore e soprattutto un’ottica, i primi risultati furono psichedelici, avrebbero avuto un significato solo se firmati da Man Ray….

Poi passai a un vecchio diaproiettore in valigetta della Ferrania: proiettavo il negativo al posto della diapositiva sullo schermo incorporato sul lato interno della valigetta e feci le mie prime stampe quasi vere….

Potrebbe sembrare una buona notizia, ma poi, finalmente, mi ritrovai possessore di un Durst Magico, di nome ma non di fatto.

Si agganciava a un ripiano, incorporava il ripiano d lavoro mobile, ma non permetteva ingrandimenti superiori al 18x24cm. Tenete presente che negli anni ’70 il “gioco” consisteva nell’ingrandire ma nel senso letterario, come in Blow Up del grande Michelangelo Antonioni, ingrandire limitandosi al formato massimo 18x24cm, su carta a gradazione fissa e non di formato superiore perchè troppo costosa, ma il gioco consisteva appunto nell’ingrandire al massimo porzioni del negativo. Non potete immaginare la sofferenza che provai, quando misi le lani su questo Durst Magico, quando scoprii che non andava oltre un ingrandimento 18x24cm coprendo l’intero formato della carta. Ricordo che tenevo sotto all’obiettivo a corredo un secondo obiettivo, più osceno del primo, per aumentare gli ingrandimenti.

La svolta avvenne nel 1977 quando mio padre mi regalò un Durst M601 – usato ma tenuto meglio che nuovo –  che ancora posseggo, insieme ai due Componon 50mm e 80mm e che funziona ancora PERFETTAMENTE.

A distanza quasi di decenni posso dire con orgoglio, che per motivi di cui è superfluo rendervi partecipi, la Durst mi donò un M 670 VC che rimane tutt’ora il MIO INGRANDITORE, e che non cambierei con nessun altro ingranditore al mondo, sia perchè è stato un DONO con la D maiuscola ( D di dono, D di Durst… ) che perchè lo ritengo il migliore e più compatto ingranditore 6×7 cm al mondo.

Oggi si trovano centinaia di ingranditori usati in Rete, alcuni validi, altri – esperienza personale recente di un mio caro amico – con problemi irripararabili.

 

E non dimentichiamo, come abbiamo dimostrato, che esistono ancora diverse aziene che producono attualmente INGRANDITORI.

#filmisnotdead non è solo un hashtag di Instagram…

Ed è per questo che vi suggerisco, quando e se potete, di comprare ingranditori usati NON prima di averli visti e toccati, anche da privati, raramente da negozianti italiani – sono in pochi a trattarli. Credo che in Italia il “negozio” che ancora oggi propone il maggior numero di ingranditori usati ricondizionati e con garanzia sia la Punto Foto Group di Milano, già Karl Bielser, azienda fondata oltre settant’anni fa, quindi piuttosto affidabile.

Poiché il mercato fotografico si è ormai ampiamente spostato dalla tecnologia analogica alla tecnologia digitale, molti produttori non producono più ingranditori . Durst, che ha realizzato ingranditori di alta qualità, ha smesso di produrli nel 2005, ma supporta ancora modelli già venduti.

I produttori vecchi e nuovi includono:

Adox

Agfa

Ansel Adams ( esemplare unico, autoprodotto )

Baco

Beseler

Bogen

Compco

Cosar

Curtis

Dejure

De Vere

Dia

Durst ( Italia)

Dunco

Elmec

Elwood

Engineered Product

Federal

Ferrania ( Italia )

Fotar

Fuji

Fujimoto

Gnome

Hansa

Heiland Electronics

Holga

Homric

IFF ( Italia )

Ihagee

Ilford

Intrepid Camera

Kaiser Fototechnik

Kalt

Kenro

Keyser

Kienzle Phototechnik

Kiev

Kindermann

Klatt

KMZ Zenith

Kodak

Krokus

Leedal

Leitz

Lewko

Liesegang

Linhof

LPL Saunders

Lupo ( Italia)

Lucky (ora di proprietà di Kenko)

Magnalux

Marful

Meopta

Minolta

Minori

Minox

miya Shashin-y K.K

National

Nikon

Ocean

Omega

Paterson

Patterson

Paul Teufel & Cie Photogerätebau

Paxomat

Paxos

Paxota

Peco

Philips

Photo-Sphere

Photographic Products

Precise

Primos

Printex

Prinz

Prolarger

Rollei

Rowi

Saltzman

Simplex, 1850, utilizza il sole come sorgente di illuminazione…

Skyview

Smartlab

Solar

Spiratone

Sun Ray

Testitre

Thimble

Travia

Unicolor

Uniphot

Vivitar

Voigtländer

WZFO

Yashica

Zenith

Zone VI

 

A distanza quasi di decenni posso confermare che, fino al formato 6×7 cm di negativi, il miglior ingranditore al mondo rimane il Durts M670 VC ( Vriable Contrast )

E qui depongo la penna, confermandovi che tanto per le fotocamere, anche per gli ingranditori anche se non esiste più una produzione, esiste un mercato di prodotti usati che ci, ma soprattutto VI consentono di intraprendere o continuare la strada argentica senza problemi, come è vero che nel 1970 l’Italia battè la Germania 4-3

Buona luce e buon buio

 

Gerardo Bonomo

 

 

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