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Lomo MC-A. La compatta perfetta

La ricerca della compatta dura da quando è stata inventata la fotografia.

Lomo alcuni mesi fa ha presentato la Lomo MC-A che ho testato durante questa estate

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Buona lettura
Gerardo Bonomo

Le compatte

Le compatte si sono succedute nei decenni, dalle prime compatte manual focus alle ultime autofocus. Il fatto che di recente è stata presentata la Rollei 35AF e la Lomo Mc-A la dicono lunga su quanto ancora sia alta la richiesta di compatte.

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La Rollei 35 AF

Lo scorso anno è stata presentata la Rollei 35 AF, trovate il mio articolo qui. Una compatta estremamente interessante a mio parere anche se il rapporto qualità/prezzo è leggermente sbilanciato.

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Lomo MC-A

La Lomo MC-A, da poco presentata sul mercato, è una compatta che racchiude ne suo acronimo le sue caratteristiche: Manual Compact Automatic

Si tratta infatti di una fotocamera in grado di lavorare in modalità completamente automatica, dall’esposizione alla messa a fuoco, per essere utilizzata al contempo in modalità completamente manuale, nuovamente dalla esposizione fino alla messa a fuoco

Erede della russa Lomo LC-A sulla cui storia è importante soffermarsi un momento

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ЛОМО

La LOMO, dal russo ЛОМО (Ленинградское оптико-механическое объединение, Leningradskoe Optiko-Mechaničeskoe Ob”edinenie: Associazione meccanica ottica di Leningrado), è un’azienda russa specializzata nella produzione di strumenti ottici avanzati, strumenti per uso medico, lenti, apparecchiature fotografiche e videocamere per il mercato consumer. Ha sede a San Pietroburgo.

Tutto iniziò così: il generale Igor Petrowitsch Kornitzky, braccio destro del Ministro della Difesa e dell’Industria dell’URSS, si imbatté nella fotocamera giapponese compatta Cosina CX-1 che giaceva sulla scrivania del suo commilitone Michail Panfilowitsch Panfiloff. Questi, direttore dell’azienda russa LOMO, specializzata nella produzione di strumenti ottici e militari, esaminò attentamente la fotocamera notando la lente nitidissima, una sensibilità alla luce estremamente elevata e la sua struttura robusta.

Comprendendone il potenziale, i due gentiluomini ordinarono alla fabbrica LOMO PLC di San Pietroburgo (Russia) di creare una versione migliorata della Cosina CX-1. Nacque così la prima LOMO LC-A!

Durante una vacanza a Praga, un gruppo di giovani studenti viennesi si sono imbattuti nella LOMO LC-A in un vecchio negozietto di fotocamere e, innamorandosene subito, iniziarono a scattare da quel momento ad altezza bacino. Una volta tornati a Vienna, fecero sviluppare i loro rullini e le immagini erano sorprendentemente belle. Ben presto amici, familiari ed estranei cominciarono a fare domande: tutti volevano la loro fotocamera LC-A!

Nel frattempo, nel 1992, a Vienna nacque la Lomography Society International.

Nel maggio 2005 è stato messo ufficialmente fuori produzione il modello principale della Lomo, cioè la LC-A, che all’epoca era tenuto in produzione in esclusiva per la Società Lomografica Austriaca. Il motivo è stato indicato nell’alto costo della manifattura di questa Fotocamera, semplice nell’uso ma dall’elevato numero di componenti interni.

La rinascita in Cina (2006): Per mantenere in vita il mito, la produzione è stata trasferita in Cina sotto il controllo diretto di Lomography, portando al lancio della Lomo LC-A+ nel 2006. Questa nuova versione ha utilizzato lenti originali russe fino al 2007, anno in cui anche l’ottica è diventata interamente di produzione cinese

Sono passati 34 anni e Lomo continua  a produrre fotocamere e pellicole

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Cosina CX-2: l’ispirazione

La macchina giapponese compatta Cosina CX-2 è precedente alla Lomo LC-A e, come salta subito all’occhio, è stata di grande ispirazione ai russi per costruire la loro piccola, ammirata e già leggendaria macchina fotografica.

La Cosina CX-2 è la versione migliorata della Cosina CX-1, fabbricata nello stesso periodo, all’inizio degli anni Ottanta. La CX-2 disponde di un sistema di esposizione automatica che regola la velocità d’apertura dell’otturatore, che varia tra 1/500 di secondo e 30 secondi. L’apertura del diaframma va da f2.8 a f16. E’ presente anche una modalità specifica per il flash, che permette di scegliere l’apertura del diaframma, fissando automaticamente la velocità di apertura dell’otturatore a 1/45 di secondo.

Come si può notare immediatamente, la nostra amata Lomo LC-A è chiaramente ispirata, e non solo esteticamente, a questa macchina, differenziandosi principalmente nell’innesco automatico, che non è presente sulla macchina russa, e nella lente, che nella CX-2 è di 35 mm rispetto ai 32 della Lomo LC-A (anche se qualitativamente è migliore la lente giapponese, personalmente preferisco i 32 mm della lente Minitar). Il sistema di protezione della lente anche è diverso: a fronte del semplice movimento laterale della LC-A, nella macchina giapponese c’è uno spettacolare giro della parte frontale che blocca e sblocca la lente. Un’altra differenza è che la Cosina ha un comodo e compatto motorino di trascinamento addizionale, che funziona con due pile AA. Le batterie necessarie per la CX-2 sono, come per la LC-A, sono le pile d’ossido d’argento SR44 (sostituibili dalle attuali e di più facile reperimento LLR44), ma a differenza della Lomo, la macchina giapponese è meno “sprecona”, e ne utilizza solo due. La CX-2 ha anche due led, ma uno è di color verde, a differenza che la Lomo LC-A, dove sono entrambi rossi.

Il range di velocità della pellicola è abbastanza limitato, come nella LC-A,e va da 25 a 400 ISO. La distanza di messa a fuoco va da 0,9 m all’infinito, mentre quello della LC-A parte da 0,8 m. Un punto per la russa!

Per quanto riguarda la qualità della Cosina CX-2 (come per il resto delle macchine giapponesi dell’epoca), è da sottolineare la sensazione di qualità e robustezza che trasmette subito. I materiali sono di ottima qualità e l’assemblaggio è perfetto, sembra incredibile che siano passati la bellezza di trent’anni dalla fabbricazione.

E’ una macchina fotografica non difficile da trovare online, e anche se il prezzo è abbastanza alto (più di quello delle LC-A di seconda mano, e più alto anche di quelle di fabbricazione russa ancora inutilizzate), non è difficile trovarne qualcuna ad un prezzo più ragionevole. Come sempre, quando si parla di aste, è tutta questione di cercare e avere pazienza. Può esserci d’aiuto il fatto che la Cosina ha fabbricato la CX-2 per la casa tedesca Porst con il nome di VM-135 Auto, e anche per la giapponese Petri con il nome di PX-1 (anche se quest’ultima è difficilissima da trovare e i prezzi sono ancora più alti).

Caratteristiche:

· Tipo de macchina: 35 mm
· Apertura del diaframma: da f2.8 a f16
· Velocità dell’otturatore: da 1/500 di secondo a 30 secondi
· ISO: da 25 a 400
· Batterie: 2 pile SR44 de 1,5 volt (o le attuali LR44)
· Lente: Cosinon 35 mm f 2.8
· Messa a fuoco: da 0,9 m  a infinito
· Temporizzatore: 8 secondi di ritardo
· Dimensione Lomo: 103 × 66 × 42,5 mm
· Peso: 225 g

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Lomo LC-A

La LOMO LC-A è una fotocamera a pellicola compatta con lente fissa introdotta sul mercato nel 1984 dalla Lomo. Possiede un obbiettivo con focale 32mm, diaframma da F2.8 a F16 ed impostazione del fuoco da 0.8m fino a infinito.

Esempio di foto eseguita con la LOMO LC-A

Storia

La produzione della LC-A è stata interrotta nel 2005 a causa dei costi di produzione troppo elevati. Nel 2006 è stata annunciata la disponibilità della LC-A+ prodotta in Cina.

Il motivo ufficiale del suo declino fu che sempre meno russi nei primi anni ’90 potevano permettersi una fotocamera e la qualità inaffidabile, a parte per l’obiettivo, è possibile che ne abbia accelerato la sua fine. Leggenda narra pertanto che alcuni studenti viennesi, che avevano scoperto la LC-A a Praga nei primi anni ’90, ne avrebbero rafforzato la popolarità tramite promozione della “Lomography” come nuova cultura giovanile. La LOMO cessò la produzione nel 1994, ma una campagna della Lomographic Society fece sì che l’allora vicesindaco di San Pietroburgo Vladimir Putin decise di ripristinarne la produzione nel 1997 e in seguito la Lomographic Society riuscì ad ottenere i diritti di produzione di massa della fotocamera dopo la fine della sua fabbricazione in Russia.

Funzionalità

Mirino Lomo LC-A

L’unica funzionalità automatica è il controllo dell’esposizione. Tutte le operazioni sulla pellicola (come caricamento, avanzamento, riavvolgimento) ed il controllo del fuoco sono manuali. Anche l’esposizione può essere controllata manualmente (impostata su 1/60s) quando il diaframma non è in posizione automatica.

Il diaframma, oltre all’impostazione automatica, può essere impostato su F2.8, F4, F5.6, F8, F11 e F16.

L’esposizione è automatica quando il diaframma è in posizione A. In questo caso la velocità di scatto può variare da 2 minuti fino a 1/500s. Il sistema di esposizione può compensare le variazioni di luce dopo l’apertura dell’otturatore.

Il fuoco viene gestito manualmente e può assumere un valore tra 0.8m, 1.5m, 3m oppure infinito. Nelle versioni più datate, all’interno del mirino veniva riportata la selezione corrente del fuoco.

È presente nel mirino un sistema per il controllo dello stato di carica della batteria tramite un led rosso che si illumina quando viene premuto leggermente il pulsante di scatto. È presente un ulteriore led nel mirino che si illumina quando la velocità di scatto è inferiore a 1/30s.

Attualmente la Lomo LC-A è disponibile nella versione Wide e nella versione 120

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Lomo MC-A, più che una rivoluzione

Rispetto alla LOMO LC-A, il modello MC-A è decisamente rivoluzionario.

Vediamo le caratteristiche principali:

Obiettivo in vetro multistrato da 32 mm f/2.8, cinque elementi in cinque gruppi, e corpo compatto in metallo nero

Passa facilmente dalla modalità point-and-shoot al pieno controllo manualeAutofocus rapido o messa a fuoco a zona da 0,4 m

Flash integrato con modalità creative, levetta manuale di avanzamento pellicola e display LCD intuitivo

Formato Pellicola: 35 mm

Lunghezza Focale: 32 mm

Apertura del Diaframma: f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16

Velocità Otturatore: Auto 1/500 – 8 s; Manuale bulb (B), 1/500 – 1 s

Flash: Built In Flash, PC – Flash Plug

Impostazioni ISO: ©, Riconoscimento del codice DX e sovrascrittura manuale 2, 25, 50, 100, 200, 400, 800, 1600, 3200,

Staratura intenzionale dell’esposizione

Esposizione Multipla: Sì

Attacco per Treppiede: Sì

Cavo di Scatto Remoto: No

Batteria: 1 x CR2 (3V) o CR2 ricaricabile (3,7V)

Disponibile in finitura SILVER e in finitura BLACK

Qui di seguito le ISTRUZIONI

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Obiettivo

La Lomo MC A monta un obiettivo dall’inusuale focale 32mm f/2.8 – f/16 dotato di cinque elementi in cristallo ottico in cinque gruppi, un Minitar II che dalle mie prove si è dimostrato eccellente dalla minima distanza di fuoco, 40cm, fino all’infinito.

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STARATURA INTENZIONALE DELL’ESPOSIZIONE

La Lomo MC-A consente una staratuta intenzionale dell’esposizione da +2 a -2 stop con incrementi di  0,5 stop

La Lomo MC A monta un obiettivo dall’inusuale focale 32mm f/2.8 – f/16 dotato di cinque elementi in cristallo ottico in cinque gruppi, un Minitar II che dalle mie prove si è dimostrato eccellente dalla minima distanza di fuoco, 40cm, fino all’infinito.

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Flash incorporato

La Lomo MC-A consente una staratuta intenzionale dell’esposizione da +2 a -2 stop con incrementi di  0,5 stop

Il flash incorporato è in grado di illuminare fino a una distanza di 6 metri con pellicole da 1600 ISO, piuttosto che fino a 4 metri con pellicole da 400 ISO. Una serie di filtri colorati inclusi nella confezione permettono di variarne il colore

Il flash può essere impostato su OFF, su ON, sullo scatto sulla prima tendina, ovvero all’inizio dell’esposizione e sulla seconda tendina, ovvero alla fine dell’esposizione. Ricordiamo che la LOMo MC-A è priva di slitta portaflash con contatto caldo ma dispone di presa SYNC per collegare via cavo sia flash compatti che da studio

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I filtri

L’obiettivo ha anche un attacco filettato per filtri da 30,5mm e Lomo fornisce un kit di filtri, diametro 30,5mm a cui si aggiunge un filtro UV, compreso nella confezione, utile per proteggere la lente frontale, anche se nella confezione è incluso un tappo a baionetta per l’obiettivo

 

 

 

La messa a fuoco

La Lomo MC-A può lavorare in modalità completamente AF, grazie alla precisissima tecnologia Lidar che guida il sistema di fuoco

La distanza di fuocoimpostata in AF è visibile sul display retroilluminato sulla calotta della fotocamera

Al contempo la messa a fuoco può essere regolata su cinque punti prestabiliti, 0,40 e 0,80cn, 1,5 e 3 metri e naturalmente infinito

 

Il sistema di esposizione

Lo vanta ben tre sistemi esposimetrici,

Program, dove è la macchina a decidere sia il tempo di scatto, da 1/500 fino a 20 secondi che il diaframma, da f/2.8 a f/16

A priorità di diaframmi, impostando un diaframma tra f/2.8 e f/16 e lasciando che sia la macchina a decidere il tempo di posa, da 1/500 fino a 8 secondi

Manuale: in questo caso è l’utente che decide sia il diaframma, da f/2.8 a f/16 che il tempo posa, da 1/500 di secondo a 1 secondo, a cui si aggiunge la posa B, programmabile fino a 20 secondi, ma grazie al pulsante  MX, deputato alle multi esposizioni, è possibile aggiungere ai primi 20 secondi altri 20 secondi di posa, beninteso, con la fotocamera su treppiedi. La Lomo MC-A dispone naturalmente anche di un attacco per il treppiedi

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Autoscatto

L’autoscatto può essere programmato su 2, 10 e 30 secondi.

Poichè la Lomo Mc-A non dispone di scatto remoto, impostare l’autoscatto su 2 secondi quando si effettuano lunghe pose sul treppiedi, evita, nonostante il treppiedi, il micromosso. Il ritardo di 30 secondi è invece molto utile quando si intende usare l’autoscatto nei selfie, quando ci si vuole posizionare lontano dalla fotocamera o si ha la necessità di mettersi in pose particolari o tenendo oggetti.

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Staratura intenzionale dell’esposizione

E’ possibile, in modalità P e in priorità di diaframmi effettuare starature intenzionali dell’esposizione, a passi mezzo stop fino a +/- 2 stop

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ISO

La MC-A dispone del riconoscimento automatico del codice DX della pellicola, qualora non fosse presente o si volesse eseguire un push o un pull basterò agire sul pulsante ISO da 12, 25, 50, 100, 200, 400, 800, 1600, fino a 3200. Se la pellicola non ha il codice DX Lomo imposterà automaticamente gli ISO su 100. Indifferentemente dal fatto che la pellicola abbia o meno il codice DX, con il pulsante ISO  sarà possibile impostare manualmente la sensibilità da 12 fino a 3200 ISO. Usando il pulsante di staratura intenzionale dell’esposizione il range di sensibilità potrà essere ulteriormente esteso da +2 a -2 stop, ovvero 3 e 12800 ISO.

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Flash integrato. La Lomo MC-A dispone di un piccolo flash integrato che può essere disinserito, inserito, fatto scattate sulla prima o sulla seconda tendina. Nel kit son disponibile dei filtri colorati in gelatina per ottenere effetti speciali cambiando la luce del flash a quella ambiente. La macchina dispone anche di una porta syncro per i cavi da collegare ai flash da studio o a flash esterni, Non, non è in giocattolino!

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PC Flash Plug In

Può sembrare un dettaglio trascurabile, ma la Lomo MC-A dispone della presa sincro, PC Sync per collegare via cavo flash esterni, da quelli amatoriali a quelli da studio. Sono davvero poche le compatte progettate con la possibilità di collegare flash esterni via cavo. Al contempo la Lomo MC-A, che come abbiamo già detto dispone di un flash integrato e di una serie di filtri colorati in triacetato fornito con la fotocamera, ma non dispone della slitta con contatto a caldo per la connessione diretta dei flash esterni.

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Caricamento e riavvolgimento.

Sono entrambi manuali. Sul display retroilluminato presente sulla parte posteriore della fotocamera vengono indicati gli scatti effettuati e, se la macchina non è stata riarmata, un’icona che avvisa che la macchina va riarmata. In breve il riarmo della pellicola non coincide con il riarmo dell’otturatore: infatti usando il pulsante MX Multi Exposure, è possibile scattare un numero “infinito di esposizioni sullo stesso fotogramma. Caricamento, riarmo e riavvolgimento non incidono sulla durata della pellicola. La macchina ha un dorso con finestrella di controllo della pellicola inserita. Il dorso, cosa rara, è completamente privo  di guarnizioni. Il riavvolgimento avviene mettendo in posizione una levetta posta sul fondo della fotocamera e attivata dal pulsante di riavvolgimento; al cento della levetta una doppia icona di due frecce permette all’utente di capire se la pellicola è stata caricata correttamente; se le due fecce girano la macchina è stata correttamente caricata, diversamente basta riaprire la fotocamera e agganciarle nel modo corretto la coda della pellicola

Cinghia  a tracolla

Può sembrare una banalità, ma la Lomo MC-A dispone di due attacchi per le cinghie a tracolla, questo significa che può essere utilizzata con la tradizionale cinghia ad armapolso, in dotazione, o con una vera e propria cinghia  a tracolla che permette così, grazi anche a pesi e dimensioni ridotte di portarla al collo, sempre pronta allo scatto!

La ricca confezione e il packaging davvero mirabile con cui al Lomo MC-A viene presentata include un particolare panno in microfibra, quasi magnetico, per proteggere la fotocamera se la tenete in borsa o in tasca, e una cinghia ad armapolso, oltre ala batteria ricaricabile e al filtro UV. Una cosa unica per una compatta è il fatto che sui lati ha i due passanti per una normale cinghia a tracolla, non in dotazione. Vi assicuro che tenere la macchina a tracolla, , con il filtro Uv al posto del tappo e la macchina preparata su Program e AF vi permette di sollevare semplicemente la fotocamera, inquadrare nel mirino galileiano, premere a metà il pulsante di scatto, se necessario migliorare l’inquadratura e scattare. Potete tenere anche la fotocamera accesa; l’ottica è retrattile, dopo 15 secondi scompare nel corpo macchina; in una parola, vi basta il tempo di inquadrare e scattare. Davvero una cosa rara.

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Nella confezione, oltre agli accessori già citati, come il panno di protezione, il filtro UV, la batteria ricaricabile e i filtri per il flash, trovate anche una cinghia ad armapolso ( gli attacchi rapidi che vedete nella foto sono per una cinghia  a tracolla non originale Lomo e non sono presenti nella confezione ) e il Lomo’Instant Splitzer .

Si tratta di un particolare, filtro con attacco filettato che permette di scattare esposizioni multiple isolando perfettamente tra uno scatto  e l’altro parti del fotogramma: può essere infatti utilizzato per ottenere due esposizioni a 180 gradi, sia in orizzontale che in verticale, che quattro esposizioni a 90 gradi,evitando che le varie esposizioni si sormontino completamente. Quando si lavora in MX, esposizioni multiple, realizzando anche solo due scatti sullo stesso fotogramma, le parti chiare del primo o del secondo scatto andranno a bruciare completamente l’altra immagine che cade nella stessa zona. Con il Lomo’Instant Splitzer questo problema non si one. In più è possibile aggiungere filtri colorati tra uno scatto e l’altro, ottenendo immagini decisamente creative.

 

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La batteria

La batteria sembra presenti sempre il problema sulle compatte elettroniche. La Lomo Mc-A utilizza 1 batteria CR2 (3V) o CR2 ricaricabile (3,7V), quest’ultima inclusa nella confezione. L’enorme vantaggio della batteria ricaricabile presente nella confezione sta nel fatto che presenta una presa USB-C e può essere ricaricata con qualunque cavo USB-C e relativo alimentatore ( non in dotazione ) a anche con un Power Bank. Io suggerisco di avere sempre con sé una batteria CR2 non ricaricabile e un Power Bank, per poter continuare a lavorare mentre la batteria si ricarica; con un Power Bank non c’ posto al mondo dove non potete ricaricare la batteria. la CR2 ricaricabile permette 1300 ricariche e con una ricarica permette di scattare mediamente 10 rulli; questo significa che con la batteria proprietaria avete una autonomia di scatti, prima di doverla sostituire, di oltre 400.000 fotogrammi

 

Genialate

Tra quelle che io considero le genialate annovero innantutto il fatto che per aprire il dorso bisogna ruotare un’apposita chiavetta e fare poi leva: in una parola, non potete aprire la fotocamera con il rullino dentro sbadatamente. La macchina non è in grado di scattare se in AF non è riuscita a raggiungere la corretta messa a fuoco o se la macchina non è stata riarmata. In questo caso un’icona sul display retroilluminato ti avverte di riarmare la fotocamera.

Una seconda, tra le tante, è che la fotocamera è completamente priva di guarnizioni, che nel tempo, regolarmente tendono a degradarsi per essere poi necessaria la sostituzione. Rispetto alla Rollei 35 classica, poi, non è necessario togliere il fondello per sostituire la pellicola, operazione npn comodissima, come ben sa chi ha una Rollei 35.

Mirino galileiano e display retroilluminato.

La Lomo MC- dispone di un mirino galileiano senza correzione della parallasse ma con doppie cornicette che indicano l’area utile all’infinito e a 40 cm. Un LED azzurro fisso indica che in modalità AF la messa a fuoco è corretta e anche l’esposizione; se lampeggia significa che in modalità AF la macchina non è riuscita ad effettuare una corretta messa a fuoco o che la pellicola non è stata portata sul fotogramma successivo. Un LED ambra si accende quando il tempo di posa è pari o inferiore a 1/30 di secondo. Sono informazioni essenziali, ma tutte le altre informazioni, tempo e diaframmi impostati, distanza di fuoco, staratura intenzionale dell’esposizione, ISO, lunghezza della posa B, attivazione della doppia esposizione intenzionale MX autoscatto, flash attivo o disattivato,  numero di fotogrammi effettuati, rischio di sotto o sovraesposizioni, mancato avanzamento della pellicola, appaiono nel display retroilluminato sulla calotta della fotocamera. Una vera miniera di informazioni che però costringono, mantenendo premuto a metà il pulsante di scatto, a togliere l’occhio dal mirino e a guardare il display. Non c’era altra possibilità: tutte quelle informazioni non avrebbero trovato posto nel mirino.

Il pulsante MX

Il pulsante MX serve per ottenere sullo stesso fotogramma una doppia esposizione o più esposizioni. E’ anche utile in abbinata con la posa B per sommare esposizioni multiple di 20 secondi massimi ciascuna, quando la luce è praticamente nulla.

Per procedere si realizza la prima foto con le impostazioni volute, si preme il pulsante MX, si cambia per esempio prospettiva, e si ottiene il risultato finale

 

Le prove sul campo

. Ho utilizzato diverse pellicole, sia in bianco e nero che a colori: in bianco e nero la Lomo Lady Grey a 400 ISO, la Rollei Retro 400S nominale e la Ferrania P33, 160 ISO, sempre nominale. A colori – non è il mio campo – la Lomo Turquoise esposta a 400 ISO

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Cominciamo con la Lomo Turquoise, una negativa colore che si sviluppa in C41 ma può essere esposta da 100 a 400 ISO con differenti risultanze cromatiche. Visto che il C41 prevede la scansione praticamente d’obbligo  ho fatto qualche post produzione con risultati che mi paiono interessanti. La struttura di fatto è quella della diapositiva e l’interpretazione dei colori ricorda molto la compianta diapositiva Kodak Infrared, una pellicola straordinaria. in questa immagine vediamo uno scatto realizzato con una normale fotocamera digitale.

i LomoChrome si contraddistinguono grazie alle loro formule chimiche uniche. Con la LomoChrome Turquoise è possibile esplorare un paese delle meraviglie dalle favolose tonalità turchesi.
  • ISO estesi 100-400 per sperimentazioni extra
  • Un’estetica affascinante con grana fine
  • Processo di sviluppo standard C-41
  • Esplora lo spettro dei colori come mai prima
Formato Pellicola: 35 mm
Tipo di Pellicola: Color Negative
ISO: 100–400
Codice DX: No
Processo di Sviluppo: C41
 

Lo scatto originale. Tutte le immagini a seguire, anche negli altri capitoli, cliccando due volte con il mouse, possono essere visualizzate alla risoluzione nativa.

Lo scatto eseguito con la Lomo Turquoise

Lo scatto precedente manipolato in post produzione usando il comando tonalità

Lo scatto realizzato con una fotocamera digitale

E con la Lomo Turquoise

Nuovamente lo scatto realizzato con la Lomo Turquoise dopo un intervento sulla tonalità

 

Lady Grey

Passiamo alla Lady Grey, sensibilità nominale 400 ISO ma può essere sotto o sovraesposta, e sviluppata di conseguenza, da 200 fino a 1600 ISO. Qui una doppia esposizione spostandomi prima a destra e poi a sinistra del monumento, sottoesponendo di 1 stop e attivando la funzione MX; le fotoceramiche si sono raddoppiate e così le scritte dei de cuius. La pellicola è stata sviluppata in Bellini Hydrofen 1+31 a 20 gradi centigradi per 12 minuti

La doppia esposizione intenzionale utilizzando la funzione MX. Con la funzione MX è possibile, sullo stesso fotogramma, realizzare decine di esposizioni. Largo alla fantasia.

Lo scatto originale, interessante non solo il dettaglio ma anche la gamma tonale…

e lo scatto precedente ingrandito con una diottra in millimetri per valutare la risoluzione, eccellente, della pellicola.

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Ferrania P33

Ferrania P33, qui le caratteristiche tecniche la straordinaria pellicola prodotta in Italia della quale ho già ampiamento parlato qui, esposta alla sensibilità nominale di 160 ISO e sviluppata in Rollei Supergrain 1+12 per 8 minuti a 20 gradi centigradi. La gamma tonale è esplosiva.

Un’immagine per me classica, il Ficus Macrophylla di Clarence Bicknell

E qui un ingrandimento dello scatto precedente, la tenuta è eccellete, sia in termini di grana che di nitidezza

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Rollei Retro 400s

Una pellicola iperpancromatica, in grado di leggere fino ai 750nm, in pratica una pellicola quasi infrarossa, già se utilizzata con un filtro rosso 25A, qui sviluppata in Rollei Supergrain, 1+15 per 14 minuti a 20 gradi, anticipato da un prebagno di due minuti per demolire lo strato antihalo tipico di queste pellicole stese su base P.E.T.

Il treno, già fotografato con la Turquoise

Un dettaglio dell’immagine precedente, con una diottra in millimetri e decimi di millimetri per dimostrare l’eccellente nitidezza sia della pellicola che della Lomo MC-A

A sinistra lo scatto senza filtro, a destra lo scatto con il filtro rosso 25A originale di Lomo

 

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Pro e contro

Quando si ingegnerizza un manufatto complesso come una fotocamera, dove ingegneri, designer e il marketing inventano il prodotto, bisogna andarci cauti, a mio parere, con i suggerimenti e le critiche.

Tra i punti di forza troviamo il 32mm f/2.8 con messa a fuoco minima a 40 cm, filtri da 30,5 mm e AF disinseribile, le numerose modalità di esposizione (Program, priorità diaframmi, manuale e posa B), la gestione degli ISO, la compensazione dell’esposizione, il flash integrato con varie funzioni, la possibilità di doppie esposizioni tramite pulsante MX, l’autoscatto programmabile, il mirino luminoso, il display posteriore completo e il sistema AF LiDAR preciso e disinseribile. Interessante anche la possibilità di utilizzare una batteria CR2 ricaricabile USB-C.

Tra gli aspetti migliorabili segnalo l’assenza di una filettatura sul pulsante di scatto per le pose lunghe, la mancanza di un telecomando, la posizione laterale dell’attacco per treppiede e una leva di riavvolgimento poco intuitiva. Il panno in microfibra protettivo è una scelta originale, ma una borsa pronta sarebbe stata più pratica. Anche il diaframma a quattro lamelle, con il caratteristico effetto “a pupilla di gatto”, può influire leggermente sul microcontrasto nelle zone fuori fuoco.

Passando alla sostanza, il kit di filtri opzionali è interessante, anche se avrei preferito un filtro giallo medio al posto di quello verde. Manca inoltre un paraluce collassabile opzionale. Rimane da verificare una lieve vignettatura a tutta apertura, che potrebbe dipendere dall’ottica o dallo spessore dei filtri. Infine, il manuale potrebbe essere più completo: alcune funzioni importanti sono appena accennate.

 

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Svilupparsi in proprio i negativi

Lomo non ti lasca solo neanche nella scelta della tank: mi riferisco alla Lomo Tank Daylight Developing Tank 35mm di cui ho ampiamene parlato QUI.

Una tank in grado di sviluppare, solo in formato 135, sia negativi bianco e nero che a colori ma in modalità daylight, ovvero con la possibilità di caricare in piena luce i negativi, come la straordinaria Agfa Rondinax.

E’ l’unica tank daylight al mondo in grado di accettare anche negativi stesi su base P:E:T: Il corpo è completamente in acciaio, l’uso è davvero elementare, i risultati sono perfetti.

 

 

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Conclusioni.

In un periodo in cui una Olympus Mju II usata senza garanzia, piuttosto che una Yashica T5, sempre senza garanzia, veleggiano tra i 500 e il 600 Euro, l’unica compatta con un rapporto equo è la Rollei r35, mi riferisco la modello completamente meccanico, privo però di tutte le caratteristiche tecniche che contraddistinguono la Lomo MC-A. E’ indubbio, la Rollei 35 non ha bisogno di batterie, ma in questo millennio, dove tutto va a batterie, mi chiedo perchè non si potrebbe possedere una fotocamera che va a batterie.

Comunque il rapporto qualità/prezzo è più che assennato, senza contare che la Rollei 35 AF costa quasi il doppio e non ha le stesse caratteristiche della Lomo. E’ anche possibile trovare dei kit che comprendono anche il set di filtri a un prezzo davvero più interessante, €449, come sul sito di PuntoFotoGroup

Sul campo, neo ho testi due modelli, non ho avuto alcun problema in alcuna situazione e se anche fosse stato, avrei potuto beneficiare della garanzia di due anni che accompagnano tutti i prodotti nuovi.

Davvero ricca di accessori la confezione, impagabile per chi scatta in bianco e nero l’attacco filettato da 30,5mm su cui montare i filtri, per altro forniti i un kit particolare da Lomo stessa.

Lomo, che nell’immaginario collettivo è sinonimo di fotocamere molto spartane, qui devo dire che batte ogni previsione e reinventa di sana pianta il concetto di fotocamera compatta.

Milano, 9 settembre 2026

Gerardo Bonomo

www.gerardobonomo.it

 

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