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Agfa Rondinax: sviluppare e fissare una pellicola sotto il sole, a 40°C, in soli otto minuti
 
Tra il dire e fare c’è di mezzo il mare. Rondinax è una sviluppatrice brevettata da Agfa insieme a Leica negli anni ’30 che permette di caricare e sviluppare in piena luce le pellicole. Ho preso alla lettera questa sua vantaggiosa proprietà e ho sviluppato una pellicola in pieno sole, per di più rovente, a fine luglio. Ho utilizzato come sviluppo il Monobagno e a una temperatura “spaventosa”, quasi 40°C. Il risultato? Vedere per credere

 

 
 

 

Perchè ancora Aktien-Gesellschaft für Anilin-Fabrikation?

L’Agfa fu fondata nel 1867 a Rummelsburg, presso Berlino, da Paul Mendelssohn Bartholdy, figlio del compositore Felix Mendelssohn, e da Carl Alexander von Martius. Nel 1873 prese il nome di Aktien-Gesellschaft für Anilin-Fabrikation, il cui acronimo è AGFA. L’azienda produce inizialmente prodotti chimici per il trattamento delle pellicole fotografiche. Nel 1880 entra a far parte della società Franz Oppenhaim, che nel 1909 avrebbe creato a Wolfen la “Agfa Film Company”. Non dimentichiamo che George Eastman fondò la Kodak ” solo” nel 1988.  Alfred Hugh Harman fondò la Britannia Works Company nel 1879. L’azienda venne rinominata Ilford nel 1902.La Pathé Frères venne fondata nel 1896.Auguste Marie Louis Nicholas e Louis Jean Lumière iniziarono a studiare un sistema di pellicola, cinepresa e proiettore nel 1892. Foma venne fondata nel  1919. Ferrania venne convertita in azienda per la produzione di pellicole nel 1917Dobbiamo aspettare il 1934 per vedere la nascita di FujiFilm. In una parola, Agfa se non è stata la prima ( potrei aver omesso qualcuno ) è stata una delle prime industrie al mondo a fabbricare medium fotografici.

Agfa ha “inventato” chimici, carte e pellicole che ancora oggi sono alla base dell’intera industria fotografica mondiale.

Nel 2004 Agfa Leverkusen chiude i battenti

 

 

 
 

 

Rodinal, 1891 – 2020
Rodinal è uno sviluppo per pellicole brevettato da Agfa nel MILLEOTTOCENTONOVANTUNO, L’ho scritto in lettere per evitare incompresioni o errori di battitura se scritto in numeri arabi.

Rodinal è stato brevettato 27 gennaio 1891 dal Dr. Momme Andresen . E ‘stato il primo prodotto venduto da Agfa ed è il prodotto più antico fotografica ancora disponibile . Quando il brevetto è scaduto, Rodinal è stato fornito con nomi diversi da altre società.

Rodinal per lungo tempo stato fabbricato in un impianto chimico a Vaihingen-Enz proprietà in origine da Agfa. Nel novembre 2005 l’impianto è stato venduto a un’azienda di Coblenza, Germania, che ha continuato la produzione di Rodinal. Nel 2008 fu venduta di nuovo la “ricetta” (Ratingen, Germania).

Rodinal  è una soluzione di solfito e acqua, contenente un sale alcalino di para-aminofenolo e nessun eccesso di alcali caustici (idrossido) .

Ilford introdusse il suo equivalente sviluppatore di p-amminofenolo Certinal nel 1907/8. C.E.K. Mees of Wratten & Wainwright (Regno Unito) ha studiato nello stesso periodo il p-aminofenolo come agente in via di sviluppo. Poi ha continuato la carriera fino a diventare capo della ricerca presso Kodak. Kodak rilasciò Kodinol, il loro clone del Rodinal, in Europa qualche anno dopo (prima della seconda guerra mondiale, non fu mai prodotto o venduto negli Stati Uniti).

Quando la Germania fu divisa per formare la DDR e FRG, anche Rodinal. Orwo per il lato est della RDT e Agfa per il lato ovest della FRG, con ciascuna parte che evolveva la formulazione originale

Calbe (ex divisione chimica di Orwo) e alcuni degli ex distributori di Rodinal usano il nome R-09 (formula di Rodinal numero 9, circa 1945 revisione). Questa vecchia formulazione in vari nomi (all’epoca può anche essere chiamata Rodinal in molte regioni) è apparsa accanto alla versione Agfa per decenni in molte regioni. Foma lo vendette come Fomadon R09 per le bottiglie prodotte prima del 2008. Adox lo vendeva come Adolux APH09.

Quando Agfa si fuse con Gevaert nel 1964, riformularono il Rodinal, tagliando il p-amminofenolo da 50 g per litro a 40 g per litro e aumentando il pH aggiungendo un eccesso di idrossido di potassio. Orwo ha mantenuto la formulazione precedente.

Rodinal è venduto come un liquido concentrato di lunga durata che è diluito con acqua per uso, tipicamente a + 25 1, 1 + 50 o 1 + 100. Diluizioni superiori a 1 + 100 rallentano lo sviluppo e aumentano la nitidezza percepita del film. La soluzione di lavoro può essere utilizzata una sola volta.

Perchè tutta questa spatafiata? Per spiegare innanzitutto che Agfa è stata una delle aziende pioniere nella diffusione dei medium fotografici e che ancora oggi è possibile reperire sia la maggior parte delle chimiche che anche delle pellicole ( sotto il nome Rollei )

E adesso possiamo parlare di Rondinax, anzi no, di TAHOO

 

 

 
 

 

Tahoo, prima viene Leitz, poi Leica, poi il resto del mondo…

Date al Kaiser quello che è del Kaiser, visto che Kaiser è la traduzione tedesca di Cesare…

 

TAHOO è una tank daylight igegnerizzata e prodotta da Leitz negli anni ’30. L’equivalente più moderno della Leica TAHOO sarebbe il Kodak Day-Load o il Superkino. La spirale è verticale (a differenza del Rondinax) e il film viene caricato dal lato della cassetta alla luce del giorno.

Il TAHOO è stato introdotto nel 1938 ed è stato prodotto da Correx, alcuni furono anche commercializzati da Leitz tra il 1929 e l’inizio degli anni ’50.

Le prime Rondinax avevano inciso sul coperchio il doppio marchio Leica/Agfa, poi rimase solo il marchio Agfa. Agfa produsse innanzitutto la Rondix, in grado di sviluppare un negativo da 36 pose in 200 ml di soluzione. ma anche le Rondinax 35 utilizzano 200 ml di soluzione, mentre la Rondinax 60, pur progettata per le più ingombranti pellicole 120, necessita di 130/150 ml di soluzione !!!, Di peggio c’è solo la sviluppatrice, sempre daylight, progetatta da Minox per le sue pellicole 8x11mm: 53 ml !!!!!!

la Rondinax 35 rimane a mio parere lo stato dell’arte nelle sviluppatrici daylight. Assolutamente a prova d’errore, robustissima, con decine di semplificazioni tecniche per rendere sia il caricamento che lo sviluppo del negativo alla portata di tutti. La Rondinax 60, invece, pur semplificata, non è così facile da caricare come la 35; ci vuole un bel po’ di pratica, ma alla fine diventa nuovamente alla portata di tutti.

Di Rondinax ho già diffusamente parlato in un mio precedente articolo, decentemente redatto, al punto tale che faccio prima a riprorporvelo che a riscriverlo..

 

 

 
 

 

Era il 38 luglio, e faceva molto caldo…

Era il 38 luglio e faceva molto caldo
ed era scoppiata l’afa, quando all’elettrotecnico le venne una grossa idea:
si sdraiò per terra e si fece camminare su un camion con rimorchio,
ma non si fece male perché aveva in tasca un portafortuna
un portafortuna che gli aveva regalato sua zia Woller
un piede di porco a pila.

Una canzone del gruppo musicale Gli Squallore, del 1972.

Cosa c’entra con Rondinax? C’entra con il 28 luglio 2020, giorno i cui mi presi la Briga, senza poi passare dal Simplon Pass, di fare due passi fino all’Abbazia di Chiaravalle, scattare un rullo in piccolo formato e svilipparlo lì, sul posto, seduta stante, sotto il sole.

40°C, percepita 60°C. L’interno della chiesa romanica è fresco, è la pietra, e la poca o punto luce che entra, al punto che devo aspettare qualche minuto – la midriasi dopo i 40 anni è molto rallentata – per potermi muovere senza inciampare nelle panche. Una volta le chiese erano esclusivamente luoghi di preghiera e di culto, oggi nella maggior parte dei casi sono attrazioni culturali. Io per mio fortuna percepisco, oltre alla frescura, la Solennità del luogo. Termino il rullo, e cerco un posto tranquillo per sviluppare la pellicola con la Rondinax; l’unico posto tranquillo che trovo è la massicciata della ferrovia abbandonata; il ferro dei binari è incandescente, levo dalla borsa un paio di bottiglie d’acqua da 500 ml che avevo riempito a casa per rendermi conto che l’acqua è sui 50 gradi. Prendo dell’acqua da una vedovella ( il nome affettuoso delle fontanelle di Milano, che emettendo un perenne filo d’acqua paiono delle vedove che piangono inconsolabili ), la temperatura rimane comunque piuttosto alta, non meno di 25 gradi, meglio del 50 di prima, ma con il monobagno problemi non ce ne sono,nè di temperatura nè di tempo di sviluppo: il fascino del monobagno sta proprio nel fatto che mentre sviluppa fissa al contempo la pellicola, così esiste un tempo minimo di trattamento ma non uno massimo, una temperatura minima ma non una massima.

Terminati gli otto minuti recupero la chimica esausta, un breve lavaggio, apro la Rondinax, estraggo la coda della pellicola dalla spirale usando il cielo come negatoscopio: perfette le inqudratature, perfette le esposizioni, perfetto lo sviluppo, perfetto il fissaggio.

Dopo quasi 50 anni di camera oscura sono inciampato in una Rondinax e nel monobagno, e questa idea di poter sviluppare dovunque, senza nè la camera oscura nè changing bag, senza nessuna fonte di corrente elettrica, nè un segnale wireless di traffico dati (!!!) mi garba parecchio come dicono in terra d’Arno. Il risultato? Certamente uno sviluppo in Hydrofev Bellini a \+50 con tempi prima raddoppiati e poi aumentati del 30% porta indubbiamente a una grana più raffinata e, a seconda della pellicola, a una straordinaria gamma tonale. Ma io ho provato a sfidare qualche amico informato dei fatti mostrandogli due stampe, una da pellicola sviluppata in monobagno e Rondinax, l’altra con il metodo tradizionale e nessuno si è accorto della differenza.Insomma, l’idea di poter sviluppare dovunque e istantaneamente ha enormi vantaggi: controllo del funzionamento dell’attrezzatura, controllo degli scatti – nel caso, se è paesaggio o altra disciplina fotografica statica si possono rifare subito gli scatti, e poi il sottile piacere, per me credo addetto ai lavori, di abbandonarmi a un’unica soluzione, girando ininterrottamente quanto dolcemente la manopola che permette alla spirale di entrare e uscire dall’acqua – dalla chimica – come la ruota di un mulino, la trasportabilità del tutto, chimica compresa, è qualcosa di fantastico. per chi ancora non è addetto ai lavori utilizzare una tank daylight e relativo monobagno è un modo per incomincire da subito ad avere ottimi risultati, senza contare che la Rondinax, utilizzata con circa 450 ml di chimica, si comporta come una tank tradizionale, con una rotazione – al posto del rovesciamento – ogni 30 secondi. Rondinax è fuori produzione da decenni, ma è reperibile nel mondo del’usato fotografico, questa volta, ahimè, quasi esclusivamente in Rete. E poi c’è il figlioccio di Rondinax, nato da un’idea italiana, tutt’ora in produzione, che è LAB BOX, sul quale in questo sito trovate diversi articoli.

 

 

 
 

La storia in breve: la Agfa Rondinax.

 

Vi ripropongo parte dell’articolo su Rondinax, che ho provato alcuni mesi fa in accoppiata con una Leica CL, che trovate, integrale, qui:

Leica CL e Agfa Rondinax 35U: la strana coppia

 

La Agfa Rondinax venne brevettata nel 1937 e, declinata in differenti modelli, venne prodotta fino al 1970. Grazie al fatto che è ancora possibile reperirla facilmente sul mercato dell’usato, si tratta –  e non, si trattava – di una tank di sviluppo daylight che permette non solo come di consueto per qualsiasi tank il trattamento dello sviluppo del negativo in piena luce ma anche il caricamento del negativo nella spirale, di nuovo in piena luce; questa “raffinatezza” ed estrema comodità d’uso la rendono assolutamente unica.

Quasi contemporaneamente Leica brevettò un’altra tank completamente daylight, la Leica Correx – riferimento nome catalogo Tahoo -. Molto simile alla Agfa Rondinax, a sua volta consentiva di caricare la pellicola all’interno della spirale senza la necessità di lavorare al buio.

Il vantaggio di non dover lavorare al buio, anche per quei soli pochi secondi necessari a caricare la pellicola nella spirale permette lo sviluppo del negativo in qualsiasi condizione, all’aperto, in tutte le situazioni in cui davvero non è possibile reperire un locale buio o anche una semplice changing bag. Personalmente, avendo ovviamente per decenni caricato le pellicole al buio completo della camera oscura o nella pratica, usando la decisamente più complessa changing bag, la possibilità di caricare alla luce la pellicola è qualcosa di unico, un’esperienza quasi magica, e anche il sistema di sviluppo, a sua volta, ha qualcosa di magico, o se non altro di inusuale, anche per un addetto ai lavori.

 

Il resto del mondo non sta a guardare.

Più o meno nello spesso periodo anche Kodak propose una tank daylighy, la Kodak Day – Load Tank e ancora vennero prodotte altre tank in Austria, come la Simplex. Quindi, la necessità di offrire al pubblico delle tank daylight, all’epoca era comunque molto sentito, indubbiamente per il fatto che la complessità del caricamento al buio era alla portata di pochissimi appassionati e in questo modo il mercato voleva allargare questa pratica di autosviluppo a un pubblico più vasto.

Agfa Rondinax: una rivoluzione nello sviluppo della pellicola.

Avete già sviluppato una vostra pellicola, da soli, in una tank? Sì? No? Io è decenni che sviluppo, che mi chiudo in camera oscura per caricare la pellicola nella spirale, per poi effettuare il processo di sviluppo alla luce, usando una tank – tutte le tank sono ermetiche alla luce -. Rondinax non mi era sconosciuta, ho da tempo sia il modello per la pellicola 35mm che per la pellicola 6×6 cm, ma non mi era mai passato dall’anticamera del cervello di usarle. Poi, così, qualche giorno fa, mi è scattata la molla – non quella che trattiene la taglierina della Rondinax… –  e ho voluto provare a usare quella per il formato 135. E’ stata una rivelazione, difficile da spiegare, perchè due sono le differenze rispetto al trattamento tradizionale, una vantaggiosa, l’altra svantaggiosa. Quella vantaggiosa è che non ci si deve chiudere in camera oscura o riporre tutto il necessario in una changing bag per il caricamento della pellicola; quella svantaggiosa è che per tutta la durata del trattamento, prebagno/svilippo/arresto/fissaggio/lavaggio/imbibente, bisogna continuamente girare una manopola che fa incessantemente ruotare la tank all’interno della Rondinax. Eppure la cosa mi ha affascinato moltissimo e documentandomi ho scoperto che ci sono molte persone al mondo che usano Rondinax non per il vantaggio del total daylight, ma per l’apparentemente svantaggio di questo perpetuo movimento di rotazione della manopola: il trattamento a questo punto diventa quasi uno zen, e la cosa ancora più straordinaria è che il risultato non è accettabile, ma PERFETTO.

 

Agfa Rondinax: istruzioni per l’uso.

Nel video in testa a questo articolo spiego in modo molto approfondito il funzionamento pratico della Rondinax. Qui mi limiterò a cenni essenziali. 

La Rondinax è composta dalla tank vera e propria e da un coperchio a tenuta di luce – non di liquidi, e per questo non può essere rovesciata durante il trattamento -. In alto dispone di un alloggiamento in cui si inserisce la pellicola esposta a cui deve essere già stata tagliata la coda finale. La spirale è alloggiata verticalmente nella tank, e non orizzontalmente come di consueto. Una fettuccia di plastica è adesa alla parte centrale della spirale e termina con una pinza di acciaio che si fissa alla pellicola. A questo punto si chiude il coperchio e, attraverso la manopola girevole – SOLO IN SENSO ORARIO – collegata alla spirale, si inizia ad avvolgere la pellicola nella spirale. Un ingegnoso sistema collegato al guidafilm permette anche di valutare quanta pellicola è già stata caricata, qualora si voglia decidere di non sviluppare l’intera pellicola – perchè è stata esposta solo parzialmente -, o perchè sono stati usati rullini, oggi desueti, da 12 o da 24 pose. Quando la pellicola si è completamente avvolta nella spirale, premendo verso l’alto un pulsante esterno una lama seghettata taglia di netto la pellicola separandola dal caricatore, ormai vuoto. Poichè la spirale è posizionata verticalmente occorrono solo 200ml per ogni soluzione da usare, quindi sviluppo – eventualmente preceduto da prebagno -, arresto e fissaggio. Durante ogni bagno bisogna girare la manopola continuamente in modo che la spirale, come la ruota di un mulino continui a entrare e subito uscire dalla chimica posta sul fondo della tank. Ininfluente sui tempi di arresto e fissaggio, questa rotazione continua necessita invece di un abbattimento nei tempi di sviluppo, di norma sottraendo dal 15% al 20% del tempo di sviluppo suggerito per la chimica in uso alla diluizione voluta. Un termometro inserito all’interno della tank e visibile dall’esterno, permette di monitorare la temperatura della chimica durante l’intero trattamento. Dopo ogni bagno si svuota la chimica, sempre senza aprire il coperchio e si passa al bagno successivo. Per il lavaggio finale è possibile usare acqua corrente, cambiando l’acqua una decina di volte e continuando a girare la spirale, o estraendola dalla tank e lavandola in un qualsiasi contenitore sotto l’acqua corrente. In questo modo ho sviluppato già diversi negativi, compreso quello da cui ho estrapolate le immagini che corroborano questo articolo, e come ho già anticipato il risultato finale è stato perfetto: nessun problema da bolle d’aria incluse, piuttosto che zone ipersviluppate a causa della rotazione continua.

 

Il caricamento della pellicola.

In alto a sinistra la Rondinax vista dall’alto, a sinistra l’alloggiamento per il caricatore della pellicola, al centro la spirale con la fettuccia di plastica a cui è fissata la pinza per agganciare la pellicola; in alto a destra i preparativi per l’aggancio della pellicola: la pinza deve perforare la pellicola esattamente al centro; in basso a sinistra la pellicola agganciata, a questo punto la tank va chiusa con il suo coperchio; in basso a destra: si comincia a ruotare in senso orario la manopola fino a che il riferimento del contafotogrammi non raggiunge il numero desiderato – io ho sempre e solo sviluppato rulli da 36 pose e interamente – e la manopola incontra una decisa resistenza: significa che tutta la pellicola si è avvolta nella spirale, e si può procedere alla separazione della pellicola dal caricatore.

 

 

Il taglio della pellicola

In alto a sinistra: ecco una vista dell’interno della tank con la pellicola completamente avvolta nella spirale, immagine a scopo dimostrativo, perchè dopo aver agganciato la pellicola, chiuso il coperchio e iniziato l’avvolgimento della pellicola, il coperchio NON deve essere più aperto fino a fissaggio ultimato. In alto a destra il pulsante posizionato sul lato della Rondinax che va premuto con decisione per spingere la lama della taglierina all’intero della tank e separare la pellicola dal suo caricatore; in basso a sinistra: la taglierina al lavoro, la lama non solo è molto affilata ma ha delle punte a sbalzo per penetrare nella pellicola che è in uno stato di tensione relativa, e poi tagliarla; in basso a destra il termometro integrato nella tank per verificare in tempo reale la temperatura della chimica.

 

 

La chimica si versa attraverso l’ampia apertura posizionata a destra del coperchio e la si elimina sempre attraverso la stessa apertura aiutandosi con il beccuccio integrato nel coperchio.

 

 

Un esempio di chimica da adoperare con la Rondinax per il trattamento tradizionale  e non con il Monobagno:  Bellini Hydrofen, Bellini Stop, Bellini Fissaggio e come imbibente il tradizionale WAC. L’ultima chimica a destra è lo Stab 1 della Bellini, da usare in alternativa al WAC, che unisce alle proprietà di un normale imbibente anche quella di stabilizzare e aumentare l’aspettativa di vita dell’immagine argentica.

La tabella del procedimento di sviluppo

La tabella sopra riportata, per quanto riguarda lo sviluppo, riferisce una diluizione 1+31 per la Superpan 200 con un tempo di sviluppo di 13 minuti. Nel caso della pellicola che ho sviluppato con la Rondinax ho optato per uno sviluppo con diluizione 1+15, dimezzando il tempo di sviluppo rispetto alla diluizione 1+31 e abbassando il tempo adeguato a questa diluizione del 15%, passando quindi da 6,5 minuti a 5,5 minuti di sviluppo, questo per compensare la rotazione continua della spirale che aumenta la forza dello sviluppo. L’Hydrofen e non solo, dà comunque le sue prestazioni migliori alla diluizione minima, ovvero 1+31, raddoppiando il tempo di sviluppo. Avrei comunque potuto lavorare a 1+31 aumentando di conseguenza il tempo di sviluppo, ma i tempi tecnici del video incluso in questo lavoro mi hanno fatto optare per uno sviluppo… accelerato.

Conclusioni.

Agfa Rondinax è stato amore a prima vista. Avevo sia il modello 35U che il modello 60 – per lo sviluppo del formato 120 –  da anni a non avevo ancora provato nè l’uno nè l’altro sistema ( la Rondinax 60 sarà certamente argomento di un mio prossimo articolo ). L’idea di non dover passare dalla camera oscura neppure per bobinare la pellicola nella spirale è davvero un’esperienza unica; la precisione del processo di caricamento e il risultato finale sono andati ben al di là delle mie più “grigie” aspettative. La Leica CL è ancora reperibile sul mercato dell’usato, altrettanto la Agfa Rondinax, anche se in questo caso è più facile trovarla nel grande mercato della rete che nei punti vendita di materiale usato, che io comunque continuo personalmente a prediligere.

Non voglio proprio scusarmi letteralmente con voi, tanto per la lunghezza del video che corrobora questo articolo che per la prolissità del medesimo. Oggi un video che supera i tre minuti è già considerato lungo, e un articolo che supera le due pagine pure. Prima di accingermi a realizzare questo lavoro ho guardato e letto quello che già era stato fatto: ho trovato ottimi video, soprattutto in inglese, ed eccellenti approfondimenti tecnici sulla fotocamera, in italiano innanzitutto, ma nessun articolo che parlasse di Rondinax e che la mostrasse non solo in ogni suo dettaglio, la anche in una sequenza di immagini didattiche che ne spiegassero l’utilizzo. Ma credo che in questo modo ho potuto certamente eviscerare nel minimi dettagli il sistema di utilizzo della Agfa Rondinax.

Un caro, pur gratuito saluto a quasi tutti 

Alla prossima!

 

Gerardo Bonomo

 

APPENDICE.

Le istruzioni originali della Agfa Rondinax 35U. Sono eccellenti sia per la didatticità delle fotografie che per la spiegazione più che approfondita sia dell’utilizzo, ovvero la fase di caricamento, che del processo di sviluppo, ovvero dell’abbattimento dei tempi innanzitutto di sviluppo. Non fatevi ingannare dalle vignette che le punteggiano qua e là: anche se il mio video e il mio articolo sono esaustivi, le istruzioni originali sono splendide e vanno comunque lette con molta attenzione: sono chiare, complete, esaustive e assolutamente perfette. Vi troverete anche i sistemi di alloggiamento a aggancio pellicola di caricatori proprietari, come quelli realizzati da Leica, Contax, Robot e Photavit.. Nota curiosa: fino a un certo periodo nella parte inferiore delle Rondinax era serigrafato l’anno e il mese di produzione di ciascun esemplare – pur mancando una matricola. Poi le Rondinax non sono state più serigrafate. Per scoprire l’anno di produzione fa fede la quarta di copertina del libetto di istruzione dove è stampato l’anno e il mese di stampa del manualetto stesso. Non sarà un sistema anagrafico preciso al mese, ma aiuta. Il modello di Rondinax 35U impiegato per questo articolo è comunque l’ultimo che è stato prodotto.

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