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Cinema e fotografia. I film ci insegnano a fotografare

Il CINEMA è considerata la SETTIMA ARTE. Nata quasi contemporaneamente alla fotografia è ad essa strettamente legata, con la differenza che nel cinema cè l’illusione del movimento, in fotografia no. I film possono insegnare molto ai fotografi, dalla composizione all’inquadratura, dalla scelta dell’illuminazione e naturalmente dalla scelta tra il bianco e nero e il colore. In fondo un film altro non è se non 24 fotografie differenti proiettate ogni secondo….

In questo articolo voglio parlarvi di cinema e fotografia, ovvero di come il cinema ha influenzato la fotografia e viceversa, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista tecnico. parlerò anche di fotocamere, ovvero di quanto le macchine fotografiche e la fotografia sono entrate a far parte di molte sceneggiature di film, oltre alla predilezione che molti registi hanno avuto sia per la fotografia che per le fotocamere.

come lasciò scritto Grucho Marx : Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere… nella vita non c’è una trama.

Ho sempre amato il cinema, fin da bambino e non solo i film.

Ero estasiato anche dalle sale cinematografiche, da quelle centinaia di persone sedute a contemplare uno schermo vuoto,  e poi il buio, la realtà spariva e sullo schermo iniziava a formarsi un’altra realtà. Mari, montagne, deserti, indiani, cowboy, cartoni animati, si apriva questa finestra su un mondo immaginato e immaginario, e subito volavo altrove, seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino, per arrivare nell’Isola che non c’è.

Amo tuttora il cinema, anche se in questi sessant’anni tutto è cambiato, non in meglio o in peggio, ma è cambiato: la maggior parte dei registi che ho conosciuto nei cinema d’essai sono morti e con essi gli attori.

Un altra prova che il cinema, come la fotografia, immortala la realtà

Una volta la maggior parte dei film erano in bianco e  nero, adesso, da tempo, a colori.

Non si proietta più su pellicola, il quadro è sempre perfetto, la nitidezza delle immagini quasi iperreale, i trucchi incredibili.

Nell’immagine, La sala degli spettacoli del cinema Odeon, a Milano, negli anni 50, ben prima che fosse trasformato in un multisala

Il cinema nasce nel 1891

Detto questo il cinema è nato nel 1891, usando una pellicola perforata larga 35mm, pellicola che poi, nel 1911, Oskar Barnack, ingegnere presso la Leitz di Wetzlar, in Germania,  prese in esame la pellicola cinematografica per realizzare una fotocamera, ma siccome il formato dei fotogrammi cinematografici era piuttosto ridotto, 24x18mm, Barnack ebbe la geniale intuizione di ruotare la pellicola di 90 gradi e realizzare così un fotogramma grande il doppio, 24x36mm. Da quel giorno le cose in fotografia non sono cambiate. Anche le ultime fotocamere digitali full frame hanno un sensore da 24x36mm.

Nelle due immagini, Oskar Barnack e una replica della prima Leica la UR

George Eastman, chi era costui?

Ma in effetti il cinema come lo intendiamo oggi nacque grazie alla fotografia, a un’invenzione di George Eastman, meglio conosciuto come il Sig.Kodak.

Il vero inventore della pellicola flessibile, Il reverendo Hannibal Goodwin

La pellicola cinematografica è una invenzione di George Eastman, ma in realtà La pellicola flessibile è una invenzione del reverendo Hannibal Goodwin, sacerdote episcopale di Newark, nel New Jersey, databile attorno al 1885, di cui depositò il brevetto nel 1887 e gli fu riconosciuto solo il 13 settembre 1888, dopo una causa legale contro George Eastman che vinse, per poi vendere il brevetto a Eastman, che nel 1885 inventò – si fa per dire –  la pellicola in celluloide come supporto per il bromuro d’argento (materiale fotosensibile); da utilizzare nelle fotocamere.

Il passaggio fu epocale: dalla lastra di vetro, quindi scatto singolo e grandi difficoltà tecniche per chi non fosse un fotografia professionista dei tempi, a una pellicola arrotolabile, che permetteva più scatti, e poteva essere maneggiata anche da un professionista. Fu così che la fotografia divenne popolare, quasi alla portata di tutti, e uscì dagli atelier fotografici di allora. Finalmente quasi tutti potevano fotografare quasi tutto, nasceva l’album di famiglia e la possibilità da parte di chiunque di immortalare i propri ricordi personali.

I fratelli Lumière

Con il XX secolo, l’avvento delle macchine dei fratelli Lumière e l’esplosione commerciale del cinema nacquero altri formati di pellicola cinematografica, e altre possibilità, come quella del colore.

Il problema delle diverse perforazioni

Per mettere ordine in un mercato caotico, dove circolavano film “pirata” e macchine contraffatte, fu indetto nel 1909 a Parigi il Congresso degli Editori di film, ove si stabilì in via definitiva che la pellicola 35 mm, la più usata, avrebbe avuto quattro perforazioni per fotogramma secondo il progetto di Thomas Edison, che l’aveva usata per primo (in luogo delle due circolari come invece adottato dai Lumière).

Nelle immagini da sinistra in senso orario, Thomas Edison, George Eastman insieme a Thomas Edison, uno spezzone di pellicola a doppia perforazione dei fratelli Lumière e uno spezzone di pellicola a quadrupla perforazione di Thomas Edison, l’inventore del Kinetoscope.

 

Oggi le cose sono cambiate

Oggi le cose sono cambiate, anzi, già dall’avvento del televisore, non è più necessario andare in una sala cinematografica per vedere un film. Senza contare le varie piattaforme a pagamento e lo streaming, oggi è possibile vedere un film attraverso un televisore, magari 4K, o un semplice tablet. Si sta perdendo la magia della sala cinematografica, dell’intervallo tra il primo e il secondo tempo.

Nel frattempo il Cinema è entrata nell’Olimpo delle Arti, è la settima arte, per ora la fotografia non è entrata in quell’Olimpo

Blow Up di Michelangelo Antonioni

Prima di addentrarci nell’importanza della cultura e della tecnica cinematografica per un fotografo voglio citare qualche esempio di film che in alcuni casi ruota intorno alla fotografia, in altri ne è sfiorata.

Comincio subito con Blow Up di Michelangelo Antonioni, la storia di un affermato fotografo londinese che durante una passeggiata in un parco con l’idea di scattare le immagini finali di un suo libro fotografico assiste inconsapevole a un omicidio. Dopo aver sviluppato i rulli realizzati con una fotocamera di piccolo formato comincia  a fare degli ingrandimenti, per fotografare poi l’ingrandimento stesso con una macchina di grande formato finché alla fine, quasi illeggibile a causa della grana della pellicola enormemente ingrandita, si vede nettamente spuntare da un cespuglio una mano che impugna una pistola.

Nikon e Hasselblad

In Blow Up il fotografo usa una Nikon e un’Hasselblad – durante lo shooting delle modelle -, e fa assurgere questi brand a marchi iconici per il periodo. E’ certo che Antonioni non ha avuto né aveva in mente di ottenere una qualsivoglia sorta di compenso da questa “pubblicità” indiretta,, semplicemente Nikon e Hasselblad erano gli strumenti principali dei fotografi di moda di allora, mentre oggi le aziende di automobili, computer, piuttosto che smartphone e altro che si vedono nei film spesso è pubblicità indiretta e naturalmente pagata alla produzione.

Hasselblad

Hasselblad è protagonista in Apollo XIII, viene utilizzata anche come sistema telemetrico per l’aggancio del LEM al modulo di comando, mentre nel film Il primo Uomo non solo non viene adoperata, ma non compare neppure agganciata alle tute degli astronauti di Apollo XI.

Hasselblad e Leica M3

Per non farsi mancare nulla nella seconda serie di The Crown in una scena vengono utilizzati un’Hasselblad e una Leica M3.

La finestra sul cortile

Nel film La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock James Stuart è un fotografo temporaneamente immobilizzato su una sedia a rotelle per una gamba rotta. Per tutto il film non scatta neppure una fotografia ma usa la sua fotocamera armata con un teleobiettivo per spiare l’appartamento di fronte, all’interno del quale si compie un omicidio. Verso la fine del film, quando l’assassino si sente scoperto, James Stuart tenta di allontanarlo facendo scattare in sequenza il suo flash a bulbi che ogni volta semiacceca l’assassino. La macchina è una Exacta VX ma con la marca celata da un pezzo di nastro adesivo nero. Un’autocensura da parte di Hitchcock forse perché non voleva che qualcuno pensasse che Exacta avesse pagato per essere scelta, o perché non aveva pagato.

Apocalypse now

Anche in Apocalypse Now di Coppola la fotografia non fa parte della sceneggiatura, come in Blow Up, ma Denis Hooper riceve Martin Sheen addobbato con non meno di sette Nikon al collo.

Nikon, Nikon, Nikon.

E’ indubbio che Nikon è stato il brand più visto al collo dei protagonisti dei vari film. Basta pensare a I Ponti di Madison Country dove tutto il film è incentrato su un lavoro di reportage, realizzato da Clint Eastwood, sempre con Nikon. E poi Gli occhi di Laura Mars, Gorilla nelle nebbie, City of God, Un anno vissuto pericolosamente, Sotto tiro, Il padrino parte seconda, Il mondo perduto. Nel film The Weather man una Nikon è la promessa in regalo di un analista a un suo giovane paziente, in un rapporto che da parte dell’analista degrada quasi nella pedofilia.

Una Nikon è anche il regalo che fa il capo del clan dei Marsigliesi nel Braccio violento della legge n.1

E Canon?

Giusto per fare un esempio, Canon, o meglio, un suo sofisticato teleobiettivo, viene invece usato come sistema di puntamento affiancato a una spaventosa mitragliatrice nel film The Jackall del 1997 dove la parte del cattivo, molto cattivo, è affidata a Bruce Willis.

In Cocodrile Dundee la giornalista Sue usa una Canon F1

In Spider Man Peter Park usa una Canon F1 New: la scritta Canon sul Pentaprisma è malamente mascherata con del nastro adesivo, ma si legge perfettamente la scritta F1 sotto al pulsante di scatto.

Quasi amici ( non il film… )

Un esempio di par condicio tra Canon e Nikon in Twister, dove Helen Hunt è inquadrata prima con una Canon F1 sul cruscotto e poi con una Nikon F3.

Ironia della sorte il livello di intensità dei tornado va da F1 a F6….

In Spider Man Peter Park usa una Canon F1 New: la scritta Canon sul Pentaprisma è malamente mascherata con del nastro adesivo, ma si legge perfettamente la scritta F1 sotto al pulsante di scatto.

Le macchine mai esistite

Poi ci sono le macchine mai esistite come quella immaginata da Stanley Kubrick in 2001 Odissea nello Spazio dove prima di una riunione i personaggi sono fotografati con una strana fotocamera dove l’avanzamento della pellicola è garantito dal capovolgimento repentino della macchina stessa. Ma su Kubrick torneremo più avanti.

Rolleiflex

Rolleiflex è quasi la chiave di un altro film, Killing Field, dove in una Phnom Penh ormai occupata dai Khmer Rossi il giornalista Sidney Schanberg barricato nell’Ambasciata Francese cerca di procurare un nuovo passaporto alla sua guida e interprete, Dith Pran. John Malkovich, che nel film fa il fotografo, trova all’interno dell’ambasciata una Rolleiflex, della pellicola e della carta e riesce a ottenere un’istantanea di  Pran mettendolo così al sicuro con un nuovo passaporto; ma la foto è fissata male e dopo poche ore diventa completamente nera, invalidando il passaporto e avviando Dith Pran ai Killing Field. La si vede anche nel film Fur con Nichol Kidman.Un modello 35mm , per la precisione una 35B la si vede in Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg. In Arancia Meccanica di Kubrick una Rolleiflex compare nel cassetto dove Alex De Large, il personaggio principale, interpretato da Malcolm McDowell, tiene le refurtive dei colpi perpetrati da lui e dai suoi drughi.

007 e la Rolleiflex.

Tra i tanti “gadget” ( termine piuttosto riducente, se pensiamo alla Aston martin modificata di Operazione Goldfinger ) con cui James Bond viene equipaggiato prima di una missione non poteva mancare la Rolleiflex, per la precisione una T II.

Quando, nel film Dalla Russia con amore,  Bond interroga Tatiana Romanova sulla macchina di decodifica dei lektor ( si tratta della macchina Enigma usata durante la Seconda Guerra Mondiale dai tedeschi per criptare i messaggi ) sul traghetto ad Istanbul, usa un registratore nascosto in una fotocamera Rolleiflex … che  era prodotta nella fabbrica Rolleiflex di Braunschweig.

 

Sean Connery mostrando la Rolleiflex a Tatiana dice: ” Parla qui dentro, rispondi a bassa voce ma chiaramente. Quando è grande la macchina? E Tatiana risponde: ” quanto, quanto una macchina da scrivere”. Una Rolleiflex davvero inusuale in grado sia di scattare fotografie che di registrare la vice su nastro. Ed è un film del 1963!

 

Qui il frame by Vimeo tratto dal film.

 

 

Operation Thunderball, e una fotocamera Nikon ovviamente anche da 007.

La famosa Calypso/Nikkor #908470con il  W-Nikkor 35mm/2.5 #191076 usata by James Bond in ‘Operation Thunderball’.

Bond viene filmato mentre usa una fotocamera a infrarossi subacquea che potrebbe scattare foto al buio. Bond l’ha usata per fotografare uno scompartimento segreto sotto lo yacht di Emilio Largo – interpretato da un magistrale Adolfo Celi -. Presentava anche un contatore Geiger integrato, poiché l’MI6 ( Servizi Segreti Inglesi di allora ) era ansioso di rilevare e recuperare alcune bombe nucleari rubate.

L’attuale fotocamera Nikonos è nata come Calypsophot, progettata per Jacques Cousteau nel 1956, dall’ingegnere belga Jean De Wouters. L’obiettivo originale era un Som Berthiot 35mm f / 3.5, con una porta frontale in vetro piatto, montato su una speciale baionetta impermeabile. Non aveva alcuna capacità a infrarossi o un contatore Geiger integrato. Il design fu offerto a Nikon, che aveva il know-how tecnico e di marketing per commercializzare il prodotto, e la prima fotocamera “Calypso-Nikkor” divenne disponibile nel 1963. La Nikonos Thunderball era un prototipo di questa versione originale.

 

Leica, of course

Leica, M, naturalmente, la si vede in diversi film, da Blood Diamonds a Spy Game, dove Brad Pitt la alterna a una Nikon a Closer, dove Julia Roberts impugna prima un’Hasselblad poi una Leica M, commettendo però un errore di sceneggiatura perché si avvicina ben al di sotto della minima distanza di messa a fuoco di Leica, mentre fotografa Jude Law.

In Skull Island Brie Larson impugna una vecchia M con un Summaron 35 f/2.8 con occhiali, una vera chicca di attenzione agli oggetti di scena

Gli attori “fotografi”

Sono molti gli attori che si sono appassionati di fotografia. Qui vediamo Yul Brinner sul set de I Dieci Comandamenti, del 1959, diretto da Cecil B. De Mille, a sinistra negli abiti di scena – interpreta il ferino Ramsete – mentre impugna una Leica M3, a destra mentre fotografa Charlton Heston, che nel film interpreta Mosè – il “rivale” di Ramsete – . Tra i tanti attori che si sono “dilettati” di fotografia, Yul Brinner è indubbiamente stato quasi un professionista: ha lasciato un notevole numero di fotografie, per lo più scattate a “colleghi” e in situazioni dove ovviamente era negato l’ingresso agli altri fotoreporter, molte delle quali decisamente notevoli.

Ancora Leica ( again… )

Nel film Kodachrome, Ed Harris utilizza una Leica, e ancora Leica M6 Camera di Olga Kurylenko in The Bay of Silence, tutte Leica M, tranne in Ronin dove De Niro impugna una Leica R. E non dimentichiamo la Leica a vite impugnata da Alberto Sordi, e prestatagli da Vittorio De Sica, ne Il Conte Max, mentre Sordi si sta avvicinando all’albergo a Cortina d’Ampezzo.

In Chinatown di Polansky Jack Nicholson usa una Leica III a con teleobiettivo ( 90mm, 135mm ? ) e mirino aggiuntivo Vidom.

Leica Minilux

Una Leica Minilux è la protagonista di One Hour Photo con il compianto e straordinario Robin Williams.

La Leica M3 descritta da Fleiming nel romanzo Goldfinger ma non utilizzata nell’omonimo film.

Nel romanzo Goldifnger l’autore, Fleming, spiega con dovizia di particolari l’impiego di una Leica M3 da parte di 007. Ma nel film quella parte di capitolo venne tagliata.

“Bond prese l’ascensore fino alla sua suite. Andò alla sua valigia ed estrasse una Leica M3, un esposimetro MC ( Leicameter tipo MC, un filtro K.2 ( giallo medio, quindi fotografava in bianco e nero e un porta flash. Mise una lampadina nel supporto e controllò la fotocamera. Andò al suo balcone, guardò il sole per stimare dove sarebbe stato verso le tre e mezzo e tornò in soggiorno, lasciando aperta la porta del balcone. Si fermò alla porta del balcone e puntò l’esposimetro. L’esposimetro dichiarava un tempo di scatto di 1/100 di secondo. Dopo averlo impostato sulla Leica, regolò il diaframma a f/11 e la distanza a dodici piedi. Mise il paraluce sull’obiettivo e scattò una foto per vedere che tutto funzionava. Quindi riarmò l’otturatore, infilò nel porta-flash e mise da parte la fotocamera.

Completato il controllo dell’attrezzatura, Bond si diresse verso la stanza in cui la ragazza si stava esercitando nella truffa di leggere le carte dell’avversario di Goldfinger. Entrò nella stanza e la sorprende sul fatto.

Mentre si stava concentrando, Bond attraversò rapidamente il pavimento finché non fu quasi dietro di lei. C’era una sedia. Ci rimase sopra, pregando che non cigolasse. Ora aveva l’altezza per mettere a fuoco l’intera scena. Mise gli occhi sul mirino. Sì, eccolo lì, tutto in fila, la testa della ragazza, il bordo del binocolo, il microfono e, una ventina di metri più in basso, i due uomini al tavolo con la mano di carte del signor Du Pont tenuta davanti a lui. Bond sapeva distinguere i rossi dai neri. E scattò un’immagine

La forte esplosione della lampadina e l’accecante lampo di luce costrinsero la ragazza a un rapido urlo. Si voltò.

Bond scese dalla sedia. ‘Buon pomeriggio.’

(Ian Fleming, Goldfinger, Signet Books, 1959, capitolo quattro, pagina 29).

 

Il fotografo di Mauthausen

Qui la storia è incentrata su un deportato a cui è assegnato il compito di fotografare all’interno del lager. Il film qui, più che intorno a una fotocamera, gira intorno alla sottrazione di negativi esposti da parte del deportato, a rischio della vita. Furono quasi 10 mila gli spagnoli deportati nei campi di concentramento nazisti: tra questi, oltre 3/4 furono destinati a Mauthausen. In mezzo a costoro, sopravvissuto alle circa 5 mila vittime di questo gruppo di internati, visse e resistette e portò a termine un’opera incredibile di documentazione storica e testimoniale, il fotografo Francisco Boix, che in quel contesto terribile riesce a guadagnarsi il ruolo cruciale di fotografo da parte degli aguzzini tedeschi: circostanza che gli permise di sottrarre parte del materiale immortalato, utilizzato come testimonianza fondamentale per l’incriminazione dei carnefici nazisti al processo di Norimberga del 1946. La fotocamera potrebbe essere una Leica II prodotta quasi esclusivamente  in finitura nera ( 37.000 pezzi su 56.000 )  dal 1932 al 1948. Tra le tante cose inquietanti, lo si vede nell’immagine di backstage, l’uso di illuminatori a luce continua a batteria per illuminare meglio i corpi delle vittime sotto la regia di un ufficiale delle SS.

Le rarità

In Carol il personaggio prinicipale, Therese, usa una Argus C3.

Nel film Harry Potter e la Camera dei Segreti, Colin usa una  Argus C3 Matchmatic

Le folding

Facendo un balzo indietro di decenni, coprotagonista di un film è una folding in legno nelle mani di  Keith Carradine in Pretty Baby.

Un’altra folding su treppiedi in legno fa parte della scenografia della scena finale di Morte a Venezia, mentre Tadzio indica qualcosa all’orizzonte e il professor Aschenbach muore.

Amarcord

Fellini non poteva non inserire almeno un cameo sulla fotocamera e sulla fotografia. In Amarcord una folding è utilizzata per la foto del matrimonio tra la Gradisca e il carabiniere e per la foto di classe, in una delle due immagini il fotografo soffia sull’obiettivo ricevendo in cambio una nube di polvere che quasi lo soffoca – segno che il fotografo non ha quasi lavoro -. 

E la frase mitica della anziana – e bruttina – maestra di disegno che, sollecitata dal Preside che chiede al gruppo insegnanti di mettersi in posa risponde: ” Se proprio insiste, signor Preside, ma io vengo così male in fotografia… ” Straordinario, come sempre, in ogni fotogramma, in ogni battuta di un film del Grande Federico

Kodak Instamatic

Una Kodak Instamatic 110 è utilizzata dalla compianta Daria Nicolosi ( moglie di Dario Argento ) in Profondo Rosso e dalla madre dell’interprete prinicipale di Fame.

Graflex Speed Grafix

La Speed Graphic è inquadrata più volte nel film Gli Intoccabili, dove in una scena l’immagine della fotografia si ferma, a colori e sbiadisce fino a diventare in bianco e nero.

Minox 8×11

Minox la troviamo in Nikita di Luc Besson, nascosta nella falda del cappello di Nikita mentre rifotografa dei documenti segreti nell’Ambasciata Sovietica. La Minox è presente anche nel film Vite Sospese, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con Michael Douglas e Melanie Griffith – che la utilizza per rifotografare i disegni dell’istallazione di Peenemünde Tra il 1937 e il 1945 i Peenemünders svilupparono molte basi della tecnologia missilistica e due armi, la V1 e la V2.  Melanie Griffith riesce a fotografare tutti i piani delle istallazioni tedesche e nasconde poi i negativi tra i polso e il guanto della mano, certa che, se cadesse in mani nemiche, nessuno andrebbe a guardare proprio quel punto dell’abbigliamento durante una eventuale perquisizione. Grazie a qulle immagini l’istallazione venne scoperta e poi bombardata dagli Alleati.

Michael Caine in Iprcress file usa una Minox B. Nicholas Cage usa una Minox C in Honeymoon in Vegas.

E infine George Lazenby usa una Minox A/III nel film On Her Majesty’s Secret. Nota dolente: la impugna al contrario….

Polaroid

Anche Polaroid fa la sua parte, a cominciare da Il silenzio degli innocenti per passare a Memento dove la Polaroid è l’unico sistema per l’interprete principale, affetto da amnesia retrograda di poter ricordare le persone e quello che ha fatto.La macchina è una Polaroid 690.

Un telefilm del Tenente Colombo ruota tutto intorno a una Polaroid, per la precisione la prima messa in commercio, la Polaroid Land Camera Model 95, prodotta dal 1948 al 1953.  L’assassino si scopre a causa della negativa di una Polaroid che aveva scattato alla moglie prima di ucciderla. ma sono molti gli episodi del Tenente Colombo dove entra la macchina fotografica, se non addirittura la camera oscura, e sono molti i casi che Colombo risolve i casi grazie a delle fotografie stampate.

Ancora Polaroid

Nel Silenzio Degli Innocenti viene utilizzata dalla FBI una Polaroid DS34 per rilevare le arcate dentarie di una delle vittime, è attravreso una di queste Polaroid che l’agente Clarice Starling scopre infilata nella faringe della vittima la crisalide della farfalla Acherontia Atropos, detta anche Sfinge Testa di Morto. bella scena finale, sarà proprio la visione di una questa farfalle a permettere all’agente Starling di individuare il serial killer.

Nelle altre immagini la scoperta, sempre da parte dell’agente Starling, di un doppio fondo in un cofanetto di una delle vittime in cui trova diverse Polaroid scattate dall’assassino alla vittima prima di sequestrarla e ucciderla.

Top Gun

In Top Gun il pilota Maverick in volo rovesciato sul suo F-14 con la calotta che quasi sfiora quella del MiG avversario permette al suo copilota Goose di fotografare il pilota avversario con una Polaroid, azionando perfino il flash. Si tratta del modello coevo del film, la Spirit 600, probabilmente CL, coeva dell’anno di produzione del film.

Polaroid 2019, il film

Polaroid è anche il nome di un film horror, di serie B. La giovane Sarah e la sua amica Linda aprono una scatola con gli oggetti personali della defunta madre di Sarah, e in particolare, vengono colpite da una vecchia polaroid, ottenuta ad un’asta. Linda fa una foto a Sarah con l’oggetto, per poi andar via. Sarah, rimasta da sola, nota all’interno della fotografia la presenza di un’ombra sfocata, e subito dopo, la ragazza, seguendo dei rumori, arriva in soffitta, dove una figura terrificante la uccide. Ammirevole la scelta del modello la SX-70, uno dei modelli più rivoluzionari e preferiti da Edwin Land, l’inventore di Polaroid

Yashica Electro G35

 

La  Yashica Electro G35 compare in Spider Man.

Star Wars

L’idea per una spada laser trae origine dai film e serial di azione e avventura con cui George Lucas era cresciuto e nei quali erano presenti molti personaggi che maneggiavano spade. Nello sviluppare Guerre stellari, Lucas volle includere delle spade come omaggio a quel mondo fantasy cavalleresco, trasformandole in armi laser per meglio amalgamarsi con l’ambientazione futuristica del film[4]. Nei concept iniziali, le spade laser erano armi diffuse, utilizzate anche da soldati ribelli e imperiali, ma vennero poi rese appannaggio dei soli Jedi per aumentare l’aura di unicità, fascino e mistero dell’ordine[5]

Le else delle spade laser utilizzate come materiale di scena vennero costruite con i flash di alcune vecchie fotocamere Graflex (dal modello Speed Graphic) dal creatore di effetti speciali John Stears. Il modello di Luke Skywalker presenta, attaccate all’esterno del tubo del flash, delle guide in plastica per ante scorrevoli e dei tasti di calcolatrice, sostituiti poi da dei circuiti elettrici, mentre per l’arma di Obi-Wan Kenobi si aggiunse tra le altre cose una granata della prima guerra mondiale, il manico di un rubinetto e un condotto preso da un motore Derwent.[2]

Nella prima immagine: La Graflex Speed Graphic, il cui flash è stato utilizzato per le spade originali di Luke Skywalker e Obi Wan Kenobi.

( Fonte: Wikipedia )

 

Tutto è iniziato nel 1976 quando Roger Christian, un decoratore di set di Star Wars, è andato in un negozio di fotografia a Londra per prendere un paio di obiettivi per il binocolo di Luke. Questo è stato più o meno il periodo in cui Roger stava cercando qualcosa con cui poter realizzare la spada laser. Qualcosa che sembrava giusto. Ha chiesto al proprietario del negozio: “Hai qualcosa di interessante nelle scatole, qualcosa che non usi, che potrei dare un’occhiata?”

“Oh, sotto quello scaffale lì, quella roba non si vede da 10 anni, dai un’occhiata.”

All’interno della scatola, ha trovato dei flash per le fotocamere Graflex “Speed ​​Graphics” e ha capito subito di averlo trovato. Comprò il lotto e tornò di corsa agli studi, nella sua stanza di arredo dove teneva ogni genere di cose. Ha preso 7 pezzi di alcune strisce di plastica nere a forma di T e le ha messe sul flash come maniglie. Nel morsetto, mise una striscia a bolle da una calcolatrice che aveva rotto, un Exactra 19 della Texas Instruments del 1974.

Quando lo porse a George Lucas, lo tenne semplicemente in mano … E sorrise.

George gli ha chiesto di mettere un anello a D sul fondo e la spada laser Graflex è nata.

Ecco noi per esempio

In Ecco noi per esempio, con Pozzetto e Celentano, Celentano usa una Olympus che lo salverà anche da una pistolettata bloccando il proiettile ma rendendolo cieco.

 

La foto di backstage che amo di più

Romy Schneider insieme a Luchino Visconti che l’ha diretta in Boccaccio 70 e Ludwig qui impugna una Nikon S, è probabile che lo scatto sia stato realizzato sul set di Boccaccio 70, qui Romy Schneider è giovane e la Nikon S è relativamente coeva. E’ probabile che lo scatto sia stato realizzato durante una pausa di lavoro di Boccaccio 70. Sono molte le foto in cui Romy Schneider mostra all’obiettivo una voglia di vivere e una gioia travolgente, Qui mi piace pensare, anche se non è vero, che sta gioendo perchè impugna una delle Nikon del fotografo di scena.

Nella seconda immagine Romy Schneider abbraccia suo figlio, al cui collo è stata messa una Leica a telemetro.

In altre due immagini la si vede impegnata con una Rolleiflex e con una Canon P con esposimetro dedicato innestato.

Come diceva Forrest Gump: la vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quale ti capita.

Terribilmente vero per la vita di questa straordinaria e sofisticatamente bella attrice:

Inquietante e toccante, il film Fantasma d’amore (1981) di Dino Risi contiene segni premonitori del tragico epilogo cui l’attrice andò incontro nella vita reale. Ormai distrutta dall’alcol, dall’asportazione di un rene a causa di un tumore e, soprattutto, dalla tragica scomparsa del quattordicenne figlio David (morto il 5 luglio 1981 dopo essere rimasto infilzato in un cancello che tentava di scavalcare a casa dei nonni), la Schneider fu trovata morta il 29 maggio 1982[5] nella casa parigina del produttore Laurent Petin, al quale era legata da circa un anno. Aveva solo 43 anni[6]. All’inizio la voce di un suicidio[7] ebbe molta diffusione, ma dopo l’autopsia venne stabilita come causa del decesso un fatale arresto cardiaco. È sepolta[8] accanto al figlio David, a Boissy-sans-Avoir, paesino vicino alla capitale francese. ( Da wikipedia )

Stessa tragedia, la perdita prematura – sempre – di un figlio, ma senza suicidio per l’attrice italiana Lory del Santo, e ancora: Bill Cosby, Gerard Depardieu, Marlon Brando, Dalila Di Lazzaro, Sylvester Stallone, John Travolta, Therence Hill, Giancarlo Giannini.

 

 

Bianco e nero o colore ?

Cominciamo con la scena iniziale de Il Settimo Sigillo, girato di Ingmar Bergman nel 1957, uno dei film che amo di più in assoluto, come film e come film in bianco e nero.

Vediamo la produzione cinematografica di Ingmar Bergman:

Passiamo a Wim Wenders, che nacque come fotografo e che scrisse la famosa frase, il mondo è a colori ma la realtà è in bianco e nero.

Wenders alternò il linguaggio bianco e nero al linguaggio del colore ma per scelta, e qui sopra abbiamo due esempi eclatanti, paris, Texas, girato a colori e Il Cielo sopra Berlino, girato in bianco nero.

Ma arriviamo ai nostri tempi e vediamo l’elenco degli ultimi film girati VOLUTAMENTE in bianco e nero, a sinistra il titolo, al centro l’anno di produzione, a destra se il film è girato parzialmente a colori

Il cavallo di Torino (A torinói ló)

2011

No

Keyhole

2011

No

The Human Centipede 2 (Full Sequence)

2011

Heleno

2011

No

Guy and Madeline on a Park Bench

2010

No

Bukchon Banghyang

2011

No

Dark and Stormy Night

2010

No

The Bunny Game

2010

No

Manila Kingpin: The Asiong Salonga Story

2011

No

The Color Wheel

2011

No

The Artist

2011

No

Alois Nebel

2011

No

Tabu

2012

Oh Boy – Un caffè a Berlino (Oh Boy)

2012

No

Much Ado About Nothing

2012

No

Frankenweenie

2012

No

Frances Ha

2012

No

Cesare deve morire

2012

Blancanieves

2012

No

Nebraska

2013

No

A Field in England

2013

No

Ida

2013

No

Escape from Tomorrow

2013

No

Computer Chess

2013

L’arbitro

2013

No

The Better Angels

2014

No

Frantz

2016

No

Mad Max: Fury Road – Black & Chrome edition [1]

2016

No

Roma

2018

No

Il cavallo di Torino (A torinói ló) 2011 No
Keyhole 2011 No
The Human Centipede 2 (Full Sequence) 2011
Heleno 2011 No
Guy and Madeline on a Park Bench 2010 No
Bukchon Banghyang 2011 No
Dark and Stormy Night 2010 No
The Bunny Game 2010 No
Manila Kingpin: The Asiong Salonga Story 2011 No
The Color Wheel 2011 No
The Artist 2011 No
Alois Nebel 2011 No
Tabu 2012
Oh Boy – Un caffè a Berlino (Oh Boy) 2012 No
Much Ado About Nothing 2012 No
Frankenweenie 2012 No
Frances Ha 2012 No
Cesare deve morire 2012
Blancanieves 2012 No
Nebraska 2013 No
A Field in England 2013 No
Ida 2013 No
Escape from Tomorrow 2013 No
Computer Chess 2013
L’arbitro 2013 No
The Better Angels 2014 No
Frantz 2016 No
Mad Max: Fury Road – Black & Chrome edition [1] 2016 No
Roma 2018 No

( Fonte Wikipedia )

Vediamo quindi che il linguaggio del bianco e nero, anche in cinematografia, è vivo e vegeto. vediamo anche che, mentre accettiamo in modo quasi fisiologico una fotografia in bianco e nero contemporanea – non dimentichiamo le Leica Monochrome digitali in grado di scattare esclusivamente in bianco e nero – sprofondare nella poltrona di una sala cinematografica o della propria sala e vedere l’inizio di un film contemporaneo inedito in bianco e nero sconcerta i più

 

 

Alle origini del cinema a colori

I primi film a colori erano dipinti a mano, fotogramma per fotogramma, con l’anilina.

Il primo film realmente a colori fu realizzato su pellicola Kodakchrome, e parliamo del 1916

Ma bisogna aspettare il 1950 con l’introduzione del Eastman Color, una pellicola negativa che veniva poi convertita in diapositiva perchè il cinema a colori diventi veramente friubile.

 

 

Il debutto del cinema a colori in Italia

L’Italia debuttò nel colore nel 1952 utilizzando la pellicola Ferraniacolor nel film Totò a colori

Non dimentichiamo che Ferrania fornì la pellicola in bianco e nero per la maggior parte dei film italiani e non solo di allora. L’attuale pellicola fotografica Ferrania P30 deriva in parte dalle pellicole cinematografiche di allora.

Bianco e nero o colori, dalla scelta di budget alla scelta di linguaggio

E’ chiaro che fino a quel periodo le scelte tra filmare in bianco e nero o a colori non erano scelte di linguaggio ma di budget.

Il bianco e nero fu alla base delle prime produzioni di grandi registi come Fellini, Visconti, Pasolini, Godard, Orson Welles, Stanley Kubrick, giusto per citarne alcuni.

Ma in pieno colore e qui arriviamo a una scelta di linguaggio cito solo a titolo esemplificativo Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, L’uomo che non c’era, dei fratelli Cohen, e il più recente Roma di Alfonso Cuaron

François Truffaut: l’ultimo regista ad abbandonare il bianco e nero

François Truffaut  fu l’ultimo grande regista ad abbandonare il bianco e nero in favore del colore. Agli inizi degli anni ’70, realizzava ancora pellicole in bianco e nero, mentre i suoi più illustri colleghi, forse anche costretti dalle leggi di mercato, giravano a colori già da parecchi anni.

Ma il bianco e nero non muore mai, come il domani….

E pensiamo ancora a Toro scatenato, di Martin Scorsese, piuttosto che Frankenstein Junior di Mel Brooks, The Elephant Man, di David Lynch, (Schindler’s List) di Steven Spielberg, oltre a diversi film di Woody Allen

E la pellicola ?

E’ indubbio che il mercato del cinema è stato il più grande consumatore di pellicola, pensando ai 5 km di pellicola usati per realizzare una singola copia di Via col vento, e calcolando che una pellicola 24x36mm da 36 pose è lunga circa 130 cm corrisponde a quasi 4000 pellicole. Se pensiamo, che una volta alla prima di un film, e a quante decine di migliaia di duplicati dovevano essere pronti per la prima mondiale, è chiaro che il maggior consumatore di pellicola è stato proprio il cinema. In Italia attualmente ci sono 3518 sale cinematografiche all’interno di 1218 cinema. provate a moltiplicare questo dato per il resto del mondo….. Nell’unione Europea ci sono 52 sale per ogni milione di abitanti: quindi circa 26.000. Vi immaginate i duplicati su pellicola, una volta, solo in Europa? Se ritorniamo a Via Col vento e a una proiezione simultanea in tutte le sale cinematografiche della sola Europa arriveremmo a 104 milioni di pellicole…Oggi con i proiettori 2 o 4K presenti in tutte le sale, anche se alcuni registi girano ancora su pellicola, non ci sono più i duplicati su pellicola, e non esistono neppure più, o quasi, proiettori analogici. Questo per me è un bene: se il maggior consumatore di pellicola è sparito, vuol dire che alla fine la domanda dei fotografi è molto elevata e per di più in ascesa.

Un film non sono che 24 fotografie proiettate al secondo

A vantaggio, o in aggiunta al cinema rispetto alla fotografia c’è appunto il movimento; cinema deriva dal greco kines che vuol dire appunto movimento; ma alla fine altro non sono che fotografie proiettate velocemente, e quindi la cura, l’attenzione ad ogni singola inquadratura non è diversa da quella fotografica.

Il direttore della Fotografia

Banalmente considerato appunto la persona che si occupa di controllare l’inquadratura prima del ciack, il direttore della fotografia è una figura di livello estremamente più elevato, è l’uomo che interpreta i desiderata del regista e li trasforma in realtà, anzi, in finzione. Deve quindi sovrintendere alla scenografia, alla posizione degli attori, all’illuminazione, ai movimenti di macchina, alla messa a fuoco, ancora e rigorosamente manuale. Se alla storia sono stati consacrati più registi che direttori della fotografia, è perché il direttore della fotografia si limita, si fa per die, a tradurre su pellicola, o in digitale, il pensiero del regista. Ed ecco un primo connubio con la fotografia: grazie al fatto che oggi è possibile analizzare un film scena per scena, fotogramma per fotogramma, studiare perché è stata scelta questo piuttosto che un’altra inquadratura, immaginare la posizione delle luci, la temperatura di colore scelta, sono pepite d’oro per noi fotografi. E valgono per la fotografia di paesaggio, per la fotografia in interni, per il ritratto, per la fotografia di oggetti in movimento.

Io ho imparato a fotografare guardando e riguardando e riguardando i miei film preferiti e mi sono da subito fatto un’idea precisa: sul set nella è lasciata al caso, e di conseguenza anche prima di uno scatto fotografico nulla   essere lasciato al caso.

Certo, se parliamo della ormai onnipresente street photography le cose cambiano: non c’è il tempo per fare nulla, si cattura l’attimo fuggente, non c’è possibilità quasi di studiare neppure l’inquadratura; ma la fotografia non è solo street photography e in tutte le altre discipline bisogna portare una consapevolezza e un’attenzione ferrea tanto al soggetto che allo strumento.

I making off o behind the clipperboard

Io adoro le foto di scena, quelle che inquadrano oltre alla scena vera e propria l’apparente caos e la complicazione di un set. A volte il set è complessissimo, a volte di un semplicità disarmante.

Ho visto centinaia di volte il Settimo sigillo di Bergman, in una scena una giovane strega è legata in cima a una scala appoggiata a un albero spoglio in attesa che i soldati  completino di realizzare un enorme braciere di carboni ardenti nel quale la strega verrò fatta precipitare; un’alternativo al rogo, credo comunque non meno spaventosa. Bene, poco tempo fa incappai nel making off della scena: era stata girata in un parco oggi poco fuori i sobborghi della città di Bergman. L’albero spoglio era stato piantato in mezzo al parco giochi, gli attrezzi di scena erano una scala e naturalmente questo braciere a terra. Durante la ripresa le automobile sfrecciavano nella strada che costeggiava il parco ed era anche possibile vedere le villette dall’altra parte della strada. Il risultato cinematografico, pur nell’essenzialità e nel chilometro zero della ripresa ti proietta nel fosco e terribile medioevo dell’Inquisizione. Molto affascinante.

Nelle immagini, dall’alto, una foto di scena di Shining, di Ben Hur e a seguire il Settimo Sigillo

I film e/o i registi che amo

I film e/o i registi che amo

Il regista e relativi film che più mi hanno ispirato e aiutato a comprendere la fotografia è stato Stanley Kubrick, che non a caso è nato fotografo. L’uso del grandangolare, del teleobiettivo,  l’invenzione della steadycam, l’attenzione alla temperatura di colore di ogni scena, le inquadratura fuori dagli schemi, dall’alto o dal basso, le richieste impossibili.

Quando Kubrick girò Berry Lindon decise che avrebbe girato alcune scene a lume di candela, senza l’ausilio di alcuna illuminazione artificiale. Non esistevano obiettivi così luminosi così Kubrick interpellò la Zeiss ce gli realizzò un obiettivo apposta. ma la unga focale e l’assenza del diaframma impedivano di sfruttare anche una seppur minima profondità di campo. Durante quelle scene quindi, gli attori, di solito seduti, avevano la testa appoggiata a un particolare sostegno, come usavano i fotografi dell’800 che posavano per decine di secondi i ritratti, in modo che mentre recitavano non si sarebbero spostati dal piano d fuoco. Cercare l’impossibile e realizzarlo è la cosa che mi ha sempre affascinato di Kubrick.

Kubrick e dintorni

2001 Odissea dello Spazio, girato nel 1968, rimane ancora oggi il capolavoro assoluto nei film di fantascienza. Vi ricordo che all’epoca non esisteva quasi la postproduzione, non esisteva il chroma key e quindi tutte le riprese dovevano essere ultimate direttamente in fase di registrazione sul set. Kubrick ha inventato delle macchine da scena che permettevano allo spettatore di avere l’illusione della mancanza della forza di gravità nella scena inquadrata, imprese titaniche che solo una mente chiara e volitiva come Kubrick poteva portare a termine correttamente.

Di Berry Lyndon ho già fatto un accenno, Arancia Meccanica è un altro film dove l’attenzione alle inquadrature, alla scelta delle focali e alla temperatura di colore sono determinanti, così come è stata determinante la steadycam che, anche se in fase di prototipo, è stata usata ampiamente e con successo. La scena dello stupro a casa dello scrittore dissidente è stata girata direttamente da Kubrick; e questo non perchè non avesse dei valenti assistenti ma il suo vedere non era riferibile a parola agli altri. Anche in Shining alcune scene sono state girate direttamente da Kubrick, come quella che vede Jack Nicholson imprigionato nella dispensa inquadrato dal basso verso l’alto: sorgente di illuminazione: una comune lampadina a incandescenza appoggiata sul petto di Kubrick che impugnava la cinepresa stando sdraiato a terra tra le gambe di Nicholson.

In Salvate il Soldato Ryan di Spielberg Il direttore delle fotografia Kamiński aveva  rimosso dalle lenti delle cineprese il loro rivestimento protettivo, rendendole più simili a quelle del periodo storico del conflitto. Il direttore della fotografia spiegò che “senza rivestimento protettivo, la luce finisce nell’obiettivo e comincia a rimbalzare indietro rendendola leggermente meno diffusa e più morbida, senza sfocare l’immagine. E riferì: “Inizialmente, entrambi sapevamo che non volevamo che questo sembrasse un Technicolor ambientato nella Seconda guerra mondiale ma più con colori dei cinegiornali degli anni quaranta che erano molto desaturati e a bassa tecnologia.”

Tutto questo a significare che lo strumento, tanto in cinematografia che in fotografia cambia il risultato finale e non solo sul piano tecnico. Scattare in piccolo formato piuttosto che in grande formato porta a una fotografia differente, e non solo sul piano tecnico, del medesimo soggetto.

Tornando a Kubrick e facendo un passo indietro sono memorabili due scene: quelle di Kirk Douglas che cammina lungo la trincea, peso di fronte senza che si vedano i binari lungo cui scorre la cinepresa, e l’uso della cinepresa che mette a fuoco e fa fuoco sui soldati uccidendoli.

Pensando alla scena del Setttimo Sigillo di Bergman e della cinematografia a chilometro zero, nel film Full Metal Jacket tutta la scena ambientata nel distretto vietnamita Huế; tenuto sotto tiro da un cecchino vietcong è stata girata nei sobborghi di Londra – Kubrick si trasferì anni addietro da New York a Londra – nella  Beckton Gasworks a Beckton, per le scene delle rovine di Huế. Era una fabbrica di gas che doveva venir demolita di lì a poco e Kubrick ebbe carta bianca per demolirla parzialmente durante la scena delle esplosioni.

2001

2001 Odissea dello Spazio, girato nel 1968, rimane ancora oggi il capolavoro assoluto nei film di fantascienza. Vi ricordo che all’epoca non esisteva quasi la postproduzione, non esisteva il chroma key e quindi tutte le riprese dovevano essere ultimate direttamente in fase di registrazione sul set. Kubrick ha inventato delle macchine da scena che permettevano allo spettatore di avere l’illusione della mancanza della forza di gravità nella scena inquadrata, imprese titaniche che solo una mente chiara e volitiva come Kubrick poteva portare a termine correttamente. Nonostante fosse presente il fotografo di scena Kubrick impugnava sempre una Polaroid Land Camera modello 95 , per farsi un’idea immediata delle varie inquadrature. Usava anche una Nikon F ma come taccuino d’appunti. Nell’ultima immagine lo si vede nell’ascensore a gravità zero, appena fuori Arthur C. Clarke, uno dei più famosi scrittori di fantascienza che nel 1948 scrisse “La sentinella” dove Kubrick trovò l’embrione della sceneggiatura di 2001, scritta a quattro mani da Clarke, con grande imbarazzo dello stesso perchè  quasi a ogni giornaliero Clarke portava una parte della sceneggiatura che Kubrick garbatamente rifiutava perchè l’aveva già scritta lui stesso la notte precedente.

La trama del racconto La sentinella ( Wikipedia)

Nel 1996 (un anno del lontano futuro rispetto a quando fu scritto il racconto), l’umanità ha stabilito una presenza permanente sulla Luna e ne sta esplorando tutta la superficie. Durante una di queste missioni, all’interno del Mare Crisium, alcuni esploratori notano uno strano scintillio in lontananza. Recatisi a controllare, scoprono che è causato da una piramide di cristallo di natura chiaramente artificiale, protetta da uno scudo impenetrabile di energia.

Dopo circa vent’anni di inutili tentativi di accesso al misterioso manufatto, lo schermo viene finalmente infranto grazie a una esplosione nucleare, e la piramide si rivela essere frutto di una tecnologia avanzatissima; probabilmente si tratta un radiofaro lasciato sulla Luna da esploratori alieni milioni di anni prima, per segnalare loro se e quando sul pianeta sottostante, dove la vita era ancora agli albori, sarebbe nata una specie abbastanza evoluta da padroneggiare le due maggiori sfide che si presentano a una razza intelligente, il volo spaziale e l’energia atomica.

Spezzato lo scudo, il segnale che la piramide inviava nel cosmo si è interrotto: all’umanità non resta che scrutare il cielo in attesa dell’arrivo dei suoi costruttori, se ancora esistono, e tormentarsi nel dubbio se quella razza aliena, vecchia di milioni di anni e molto più antica dell’umanità, si presenterà ai terrestri ancora “infante” e verrà in pace oppure avrà ben altre, bellicose intenzioni, in quanto “i vecchi sono spesso insensatamente gelosi dei giovani”.

Gli effetti speciali del film ( Wikipedia )

Kubrick decise di utilizzare una proiezione frontale per produrre fondali nelle scene dei paesaggi africani degli ominidi, in quanto le tecniche tradizionali non producevano l’aspetto realistico che Kubrick desiderava. La tecnica consisteva nell’utilizzare un proiettore per impostare precisamente lo scenario ad angolo retto alla telecamera, e in uno specchio semi-riflettente posto ad un angolo di fronte alla telecamera che rifletteva l’immagine proiettata in avanti, direttamente con l’obiettivo della telecamera, su un fondale appositamente progettato. Così lo schermo era in grado di riflettere in modo più efficiente la luce della immagine proiettata rispetto al soggetto realizzato in primo piano. La tecnica è stata utilizzata ampiamente nel settore cinematografico, nonostante nel 1990 venga in gran parte sostituita dal green screen. Per gli scatti all’interno della navicella, Kubrick usava un cilindro rotante da 27 t costruito dalla Vickers-Armstrong Engineering Group ad un costo di 750.000 dollari. Il diametro del set era di 12 metri circa ed era largo 3 metri.

Varie scene nella centrifuga del Discovery venivano girate con la telecamera fissa nella parte interna della ruota rotante per mostrare l’attore camminare completando il giro, oppure venivano montate in modo tale che la ruota ruotasse indipendentemente dalla telecamera fissa. La famosa sequenza finale dei fasci di luce (in inglese chiamata “Stargate”) è stata realizzata con una tecnica chiamata slit-scan, che consiste nel posizionare una fessura di scorrimento tra cinepresa e piano.[16]

Io lo vidi il 12 dicembre del 1968, alla prima mondiale insieme a mio padre che era un grandissimo ppassionato di Clarke. per vederlo, in prima assoluto al primo spettacolo disponibile, nel pomeriggio, mio padre si prese un giorno di ferie. io Avevo appena dieci anni, non capii nulla, ricordo solo che le luci in sala rimasero accese per diversi minuti mentre gli altoparlanti diffondevano una nota bassa e continua. Era il preludio del Also sprach Zarathustra che Richard Strauss compose nel 1896. Lo compose in sette mesi.

Il  primo episodio (l’intestazione è “Di coloro che vivono fuori dal mondo”) vede il brusio di violoncelli e contrabbassi – quello che Kubrick volle mettere in onda prima che cominciasse il film con le luci in sala ancora accese, il film cominciava con il successivo tema dei fagotti ) , e il tema dei fagotti, come un ritorno alla realtà; di lì a poco i corni espongono il tema del Credo gregoriano; il riferimento è all’incontro di Zarathustra con un religioso che non ha appreso la morte di Dio; e si sviluppa da qui un calmo e denso Corale che è la risposta di Zarathustra.

Come ho scritto, non capii nulla, ma è indubbio che guardando QUEL film, qualcosa germogliò in mano sul fronte della passione che mi segue tuttora per il cinema e per la fotografia.

Kubrick autoreferenziante

Se escludiamo i registi che hanno diretto e interpretato la maggior parte dei loro film, sa Woody Allen a Nanni Moretti fino a Clint Eastwood, indubbiamente Hitchock è il regista che si è autoreferenziato nel modo più sottile: nella prima immagine ,o vediamo seduto a fianco di Cary Grant  in caccia al ladro e all’uscita di un negozio di animali in Uccelli.

Ma è comparso, inclusi questi, in ben 36 dei suoi lungometraggi ( fonte Wikipedia ) :

Ecco la lista delle apparizioni di Hitchcock nei suoi film, in ordine cronologico:

  • Il pensionante (1927): appare due volte: la prima, è seduto di spalle nella redazione di un giornale; la seconda è tra la folla che assiste ad un arresto della polizia.
  • Virtù facile (1928): passeggia nei pressi di un campo da tennis.
  • Ricatto (1929): cerca di leggere un giornale nella metropolitana, mentre un bambino lo infastidisce giocando con il suo cappello.
  • Omicidio! (1930): è a fianco di una donna, per strada, mentre il protagonista sta uscendo in strada da un edificio.
  • Il club dei 39 (1935): per la strada, mentre i protagonisti usciti dal teatro cercano di salire su un autobus, getta via la carta di una caramella.
  • Giovane e innocente (1937): è un fotografo che tenta di scattare istantanee in mezzo alla folla all’esterno di un tribunale.
  • La signora scompare (1938): passeggia su un marciapiede della Victoria Station di Londra, fumando una sigaretta.
  • Rebecca – La prima moglie (1940): passa alle spalle di George Sanders, accanto ad una cabina telefonica.
  • Il prigioniero di Amsterdam (1940): legge un giornale in strada mentre Joel McCrea lascia l’albergo.
  • Il signore e la signora Smith (1941): passa su un marciapiede accanto a Robert Montgomery
  • Il sospetto (1942): attraversa la strada mentre l’auto con Joan Fontaine riparte.
  • Sabotatori (1942): appare due volte: la prima è vestito da cowboy e consegna una lettera; la seconda è il cliente di un’edicola.
  • L’ombra del dubbio (1943): gioca a bridge in treno, ha in mano 13 carte di picche.
  • Prigionieri dell’oceano (1943): è raffigurato su un giornale che pubblicizza gli effetti di una cura dimagrante.
  • Io ti salverò (1945): esce da un ascensore nella hall di un albergo.
  • Notorious – L’amante perduta (1946): è tra gli invitati della festa nella villa di Sebastian e beve una coppa di champagne.
  • Il caso Paradine (1947): esce dalla stazione assieme a Gregory Peck, imbracciando una custodia di violoncello.
  • Nodo alla gola (1948): nella prima inquadratura attraversa una strada con una donna.
  • Il peccato di Lady Considine (1949): appare due volte: la prima è al ricevimento del governatore, la seconda è fermo a discutere sulle scale di un palazzo mentre il protagonista entra in casa.
  • Paura in palcoscenico (1950): si volta a guardare Eve che parla da sola per strada.
  • L’altro uomo (1951): cerca di salire sul treno con la custodia di un contrabbasso, incrociando Farley Granger.
  • Io confesso (1953): passeggia sulla sommità di una scalinata.
  • Il delitto perfetto (1954): è immortalato su una fotografia di vecchi compagni di scuola mostrata da Ray Milland.
  • La finestra sul cortile (1954): mette a punto un orologio a pendolo in casa di un musicista.
  • Caccia al ladro (1955): è seduto in fondo ad un autobus di fianco a Cary Grant.
  • La congiura degli innocenti (1956): attraversa la strada, dietro l’auto di un collezionista di quadri.
  • L’uomo che sapeva troppo (1956): assiste, di spalle, ad uno spettacolo di saltimbanchi arabi sulla piazza di Marrakesch.
  • Il ladro (1956): proietta l’ombra di sé stesso prima dei titoli di testa.
  • La donna che visse due volte (1959): passeggia tenendo in mano la custodia di una tromba nei pressi del cantiere navale di proprietà dell’amico di James Stewart.
  • Intrigo internazionale (1959): tenta di salire su un autobus, ma le porte gli si richiudono in faccia. Girò voce che impersonò anche una donna seduta in un vagone passeggeri a cui un controllore chiede il biglietto. In realtà si tratta dell’attrice Jesslyn Fax.
  • Psyco (1960): sosta davanti all’agenzia dove lavora Marion, con in testa un cappello da texano.
  • Gli uccelli (1963): esce dal negozio di uccelli portando al guinzaglio due fox-terrier bianchi.
  • Marnie (1964): esce da una camera di albergo guardando Tippi Hedren che transita nel corridoio.
  • Il sipario strappato (1966): nella hall di un albergo, ha in braccio un bimbo che gli “bagna” i pantaloni.
  • Topaz (1969): è seduto su una carrozzella per invalidi in un aeroporto, poi si alza per salutare un conoscente e cammina.
  • Frenzy (1972): è tra la folla ad ascoltare un oratore sulle rive del Tamigi.
  • Complotto di famiglia (1976): mostra la sua silhouette nera dietro i vetri dell’ufficio di statistica anagrafica.

 

Francis Ford Coppola compare come videoreporter di guerra in Apocalypse Now e incita i soldati a non guardare in macchina ma a continuare a combattere, facendo finta che sono in guerra ( ma sono in guerra !!! )

Qui l’estratto: https://youtu.be/4av6Ba88hNM

Martin Scorsese compare in Taxi Driver come cliente di Robert De Niro nel suo taxi, e fa una parte leggermente più lunga dando al contempo l’idea a De Niro di acquistare delle armi portandolo poi alla follia del crescendo del secondo tempo.

Ecco l’estratto: https://youtu.be/_szlzh9Dgrw

 

Ma ci sono altri registi che compaiono in piccoli camei nei loro film, a cominciare da Tarantino in Pulp Fiction, a Roger Corman, l’immagine dell’uomo al telefono, come Diretto della FBI nel Silenzio degli innocenti. Roger Corman è stato un famoso regista di film horror negli anni Cinquanta. Sempre nel silenzio degli innocenti, si veda l’immagine dell’uomo anziano con il papillon, l’uomo che compare nella sala autoptica di una piccola impresa di pompe funebri, di cui probabilmente è il titolare dove viene portato il primo cadavere della ragazza, è Kenneth Utt, uno dei tre produttori del film, che dice una sola battuta ” Gesù – Una morte iniqua – Dio Onnipotente ” riferita al cadavere devastato da Bill, ripetuta anche da un altro attore pochi secondi dopo, nella stessa scena

 

Ma per Kubrick il cameo doveva essere qualcosa di inimmaginabile, e infatti: in una scena di Arancia Meccanica, mentre Alex De Large in Chelsea Drugstore, a Londra – oggi è un McDonalds – chiede un disco di musica classica che ha ordinato, nell’immagine si vede molto bene tra le copertine dei long play esposti quella del soundtrack di 2001 a Space Odissey.

Stanley scherzoso

 

Sul set di Shining Kubrick si fotografa allo specchio con una Nikon insieme a una delle sue due figlie, Vivian. Jack Nicholson, in primo piano, è convinto che Kubrick lo sta fotografando e si mette in posa, senza fare i conti con fatto che Kubrick stava lavorando a tutta a apertura e focheggiava l’immagine nello specchio – è il bagno del Overlook Hotel – che lo ritrae insieme all’adorata figlia Vivian. Kubrick sapeva benissimo che Nicholson sarebbe risultato sfuocato….., un Kubrick, per una volta, tecnicamente giocoso. Vivian ha realizzato un documentario sul set di Shining che ha un’importanza storica unica: oltre a essere girato con un’ottima tecnica, ci permette di vedere Kubrick al lavoro – sempre troppo concentrato per ricordarsi che per una volta è filmato – mettendo in mostra sia il pugno di ferro che il guanto di velluto con cui portava gli attori a recitare ESATTAMENTE come voleva lui.

Nella seconda immagine un ciak girato  nei bagni del Overlook Hotel, Jack Torrence/Nicholson è in compagnia del cameriere/ex custode del Overlook Delbert Grady interpretato da uno straordinario Philip Stone, attore che aveva già lavorato con Kubrick in Arancia Meccanica, interpretava il padre di Alex De Large, Alexino Bello, per intenderci, e lo troviamo anche in Barry Lyndon. Kubrick ha usato spessissimo gli stessi attori in vari film. nell’immagine in piccolo lo scatto originale fatto da Kubrick NON a Nicholson.

Nella terza immagine Vivian con un Kubrick più invecchiato; a giudicare del calcio del fucile che si intravvede appoggiato per terra, siamo sul set di Full Metal Jacket.

E ancora:  un’immagine straordinaria: Vivian ancora piccina che compare come figlia del Dr, Heywood Floyd durante una videochiamata ( siamo nel 1968 !!!!!!!! ) tra Floyd che ha appena raggiunto la Stazione Spaziale V (un avamposto orbitante basato sul modello Von Braun) e la figlia, rimasta, naturalmente sulla terra. a sinistra nel fotogramma della videochiamata, a destra Vivian con in braccio uno degli scimpazè che verrà utilizzato sul set del film.

Qui la videochiamata integrale:

Concludo con un’immagine “particolare” Vivian sul set di Arancia Meccanica è semisdraiata rigida su una sedia a mimare uno dei tavolini del Korova Milk Bar, che vediamo nell’immagine seguente. Se calcoliamo che in quel making off Vivian aveva solo 11 anni, fosre il Korova Milk Bar non era il posto più adatto, neppure nella finzione, per una undicenne. ma, contento papà Stanley, contenti tutti.

 

L’insuccesso e le imperfezioni non sono contemplate

 

Di Berry Lyndon ho già fatto un accenno, Arancia Meccanica è un altro film dove l’attenzione alle inquadrature, alla scelta delle focali e alla temperatura di colore sono determinanti, così come è stata determinante la steadycam che, anche se in fase di prototipo, è stata usata ampiamente e con successo. La scena dello stupro a casa dello scrittore dissidente è stata girata direttamente da Kubrick; e questo non perchè non avesse dei valenti assistenti ma il suo vedere non era riferibile a parola agli altri. Anche in Shining alcune scene sono state girate direttamente da Kubrick, come quella che vede Jack Nicholson imprigionato nella dispensa inquadrato dal basso verso l’alto: sorgente di illuminazione: una comune lampadina a incandescenza appoggiata sul petto di Kubrick che impugnava la cinepresa stando sdraiato a terra tra le gambe di Nicholson.

 

 

Rolleiflex, anzi, Rolleicord

Un Kubrick giovanissimo , ancora fotografo, con Rolleicord, interessante l’autoscatto, dove ha indossato gli occhiali, l’immagine è sfuocata perchè la minima distanza di messa a fuoco non gli ha consentito una messa a fuoco più precisa, ma si vede già una curiosità di sperimentazione che si amplificherà nel corso degli anni e che lo porterà nell’empireo del cinema.

 

Qui con Rolleiflex

 

 

Leica a vite

 

 

Ancora Leica a vite, durante il lavoro di fotografo

Stanley Kubrick. Rosemary Williams, Show Girl. 1949.

Kubrick ha ricevuto per la prima volta una macchina fotografica, una Graflex, da suo padre quando aveva 13 anni. Ha portato al suo primo lavoro come fotografo editoriale quando aveva 17 anni. Questa è una foto della showgirl Rosemary Williams scattata nel 1949. “Dal 1945 al 1950, Kubrick ha lavorato principalmente come fotografo di scena per la rivista”, dice Corcoran. “La fotografia, e in particolare i suoi anni con la rivista Look, ha gettato le basi tecniche ed estetiche per un modo di vedere il mondo e ha affinato la sua capacità di trascriverlo su pellicola. Lì, ha imparato l’abilità di inquadratura, composizione e illuminazione per creare immagini avvincenti “.

Ecco un elenco parziale delle fotocamere usate da Kubrick sia come fotografo che durante i suoi film, mancano almeno, una Nikon a telemetro e una Nikon SRL più recente della Nikon F.

1. Garflex Pacemaker Speed Graphic Camera
2. Kodak Monitor 620
3. Rolleiflex Automat 6×6 Model RF 111A
4. Rolleiflex K2
5. Rolleiflex Automat 6×6 Model K4
6. Rollei 35
7. Polaroid Pathfinder 110A
8. Leica IIIc
9. Pentax K
10. Hasselblad
11. Nikon F
12. Subminiature Minox
13. 35mm Widelux
14. Polaroid OneStep SX-70
15. Arriflex 35 IIC
16. Kinoptik Tegea 9.8mm
17. Novoflex 400mm f5.6 lens
18. Cooke Varotal 20-100mm T3
19. Cinepro 24-480mm in Arri Standard Mount
20. Zeiss Planar 50mm F0.7

 

 

Stanley Kubrick e Weegee

1963, Kubrick già affermato e in black dress, forse alla prima di qualche sua prima, guarda affascinato la Rolleiflex scafandrata del grande fotografo Weegee. Nella seconda immagine una foto di scena di Dr. Srtangelove e in basso Peter Sellers ricoperto di torte che guarda Weegee e la sua fotocamera. Le foto, su richiesta di Kubrick, vennero scattate su pellicola infrarosso ed è probabile che Weegee abbia usato anche una Rolleiflex scafandrata proprio per evitare, durante la scena del pie-fight footage di distruggere la fotocamera; nlla seconda immagine vediamo Weegee che scherza con Peters Sellers, che nel film Dr. Strangelove interpeta ben tre distinti personaggi. La scena delle torte in faccia, alla fine, venne tagliata da Kubrick prima della fine del film. Così va il mondo.

 

 

Rollei 35 e Minox

Due rare immagini distanziate di decenni nel tempo, con una Rollei 35 e una Minox, presumibilmente il modello B. Nell’immagine dove impugna la Minox è evidente l’interesse allo strumento, che va al di là della normale comprensione.

 

Le fotocamere di Kubrick

Per esigenze di lavoro Kubrick ha sempre avuto con sè una o più fotocamere sul set dei suoi film, a prescindere dal lavoro del fotografo di scena e aveva, lo si vede, una passione incondizionata per le fotocamere.

nato come fotografo, nelle varie immagini qui sopra lo vediamo intanto con una Rolleiflex e successivo autoscatto, poi in alcuni autoscatti realizzati con Leica a vite e ancora con Rolleiflex, sempre quando lavorava – e bene – come fotografo. Poi passiamo alle fotocamere che lo hanno sempre accompagnato sul set. Spesso lo si vede con una Polaroid Land 95 con cui scattava delle immagini differenti rispetto al fotografo di scena: erano delle previsualizzazioni su carta di quello che poi avrebbe filmato. Interessante pensare che 2001 è stato girato nel 1968, ma Kubrick ancora usava la Land Camera 95, prodotta in un milione e mezzo di esemplari dal 1948 al 1953, alla fine degli anni sessanta Kubrick avrebbe potuto utilizzare fotocamere Polaroid più evolute, ma se Kubrick continuò a utilizzare la prima fotocamera prodotta da Land una ragione ci sarà stata. Il genio cerca il genio….

 

Usare volutamente una bassa tecnologia del passato: la scena dello sbarco in Salvate il soldato Ryan.

In Salvate il Soldato Ryan di Spielberg Il direttore delle fotografia Kamiński aveva  rimosso dalle lenti delle cineprese il loro rivestimento protettivo, rendendole più simili a quelle del periodo storico del conflitto. Il direttore della fotografia spiegò che “senza rivestimento protettivo, la luce finisce nell’obiettivo e comincia a rimbalzare indietro rendendola leggermente meno diffusa e più morbida, senza sfocare l’immagine. E riferì: “Inizialmente, entrambi sapevamo che non volevamo che questo sembrasse un Technicolor ambientato nella Seconda guerra mondiale ma più con colori dei cinegiornali degli anni quaranta che erano molto desaturati e a bassa tecnologia.”

Tutto questo a significare che lo strumento, tanto in cinematografia che in fotografia cambia il risultato finale e non solo sul piano tecnico. Scattare in piccolo formato piuttosto che in grande formato porta a una fotografia differente, e non solo sul piano tecnico, del medesimo soggetto.

 

Ancora Stanley

Tornando a Kubrick e facendo un passo indietro sono memorabili due scene: quelle di Kirk Douglas che cammina lungo la trincea, ripreso di fronte senza che si vedano i binari lungo cui scorre la cinepresa, e l’uso della cinepresa che mette a fuoco e fa fuoco sui soldati uccidendoli.

Pensando alla scena del Setttimo Sigillo di Bergman e della cinematografia a chilometro zero, nel film Full Metal Jacket tutta la scena ambientata nel distretto vietnamita Huế; tenuto sotto tiro da un cecchino vietcong è stata girata nei sobborghi di Londra – Kubrick si trasferì anni addietro da New York a Londra – nella  Beckton Gasworks a Beckton, per le scene delle rovine di Huế. Era una fabbrica di gas che doveva venir demolita di lì a poco e Kubrick ebbe carta bianca per demolirla parzialmente durante la scena delle esplosioni.

Lasciamo il grande Kubrick con due immagini: una girata sul set di Shining, la scena di Jack che sale la scalinata mentre Wendy impugna una mazza di legno – da croquet nel libro di Stephen King, forse da baseball nel film – la scena è stata girata 70 volte, e l’altra con un giornaliero su pellicola 35mm proprio della scena della scalinata.

Luchino Visconti: il Sommo

Un altro regista che ho amato e che amo profondamente è Luchino Visconti, di cui ho sempre ammirato l’aderenza letterale alle sceneggiature o ai romanzi che lo hanno ispirato. Luchino Visconti è stato anche ergista teatrale. Vi basi pensare che in una regia de Le Nozze di Figaro di Mozart Visconti pretese che sulla scena non solo venissero posizionati dei mobili autentici del 700 ma che fossero pure riempiti con biancheria autentica del 700, anche se la scena non prevedeva che i canatnti aprissero gli armadi. Visconti riferì che questo avrebbe aiutato i cantanti a immedesimarsi meglio nel periodo storico in cui era stata concepita l’opera.

La maniacalità non si fermava alle riprese. Quando girò Gruppo di famiglia in un interno, dove scelse una sceneggiatura appunto da interni perchè era già stato colpito da un ictus ed era semiparalizzato, passò oltre sei mesi a Villa Erba, vicino a Cernobbio, sul Lago di Como, villa di propietà della madre, per realizzare personalmente il montaggio del film. Di nuovo una determinazione, un’attenzione a ogni dettaglio che in questo millennio sta cominciando a svanire.

Michelangelo Antonioni

Di Antonioni ho già parlato riferendomi a Blow Up, sicuramente il film dove la fotografia, intesa come la intendiamo noi, la fa da padrona. Ma voglio ricordare anche Professione reporter, dove Jack Nicholson scambia la propria identità di reporter, non fotoreporter con un trafficante d’armi – senza saperlo -. Nella scena finale, ambientata nella camera da letto di un sordido albergo, Jack Nicholson vine ucciso, ma nella scena non si vede, mentre la cinepresa inizia lentamente ad avvicinarsi alla grata della finestra fino a che l’obiettivo “sbuca” dalla grata e la scena si proietta sulla piazza antistante, dove nel frattempo si muovo delle comparse e passa qualche macchina, la cinepresa compie un giro di 180 gradi fino a reinquadrare la grata della finestra. Chiusa. In sintesi la grata era stata segata e si apriva con un sistema a elettromagnete, la cinepresa si muoveva verso la grata sostenuta da un binario fissato al soffitto della stanza e quando la cinepresa era completamente uscita dalla stanza un’immensa gru la afferrava mentre al contempo un operatore di steadycam iniziava a sorreggerla per poi completare il giro della piazza, e mentre la grata veniva richiusa. La scena dura cinque minuti, è stata girata al tramonto e sono stati impiegati circa 20 giorni per ottenere una scena valida: o il vento faceva oscillare la gru, o non c’era sintonia tra l’operatore della steadycam e gli altri addetti, essendo la scena girata al tramonto non poteva essere ripetuta più di una volta al giorno, e il regista voleva una scena continua, senza tagli, alla fine, quando Antonioni decretò che la ripresa era corretta gli abitanti di questo paesino esplosero in un applauso fragoroso. Non capivano nulla di cinema ma avevano intuito che per quasi un mese di fila avevano assistito a un’impresa titanica.

Jean-Jacques Annaud: nel cinema il tempo di produzione è denaro, ma non per i registi

Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud  richiese 5 anni di preparazione, il film venne poi girato in 16 settimane. Una nota a margine, per interpretare Salvatore, il mostruoso gobbo dolciniano che spaventa Adso da Melk in una delLe scene iniziali con il suo aspetto e il suo PENITENZIAGITE era stato scelto Franco Franchi. Quando gli fu riferito che avrebbe dovuto subire la tonsura dei capelli rifiutò la parte che andò all’allora sconosciuto Ron Perlam – quando ricevette la telefonata di Annaud si trovava per caso in casa ed era quasi indigente. L’attore poi si distinse in film straordinari come Il nemico alle porte e Drive

Questo è un’altro degli insegnamenti che il cinema può insegnare alla fotografia, un’abnegazione, una tenacia assoluta. Walt Disney impiego 5 anni a girare Fantasia. Come diceva Had Harris nei panni di Jim Kranz, direttore di volo nel film Apollo XIII: l’insuccesso non è contemplato.

La lista dei miei registi preferiti e dei miei film preferiti non finisce qui ma non posso parlare in eterno

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Conclusioni. (Tornando alla fotografia )

Tornando alla fotografia, è chiaro che i mezzi che dispone per riprodurre la realtà sono infinitamente minori rispetto al cinema; non può catturare il movimento, le voci, una colonna sonora, nasce e muore in un unico fotogramma il quale però, se è perfetto, entra a far parte della storia dell’umanità.

Consapevolezza quindi, scegliere prima se percorrere la strada argentica o quella digitale, se utilizzare il linguaggio del bianco e nero o del colore, quale fotocamera utilizzare perchè, come ho già spiegato, la fotocamera condiziona il fine e va quindi prima scelta e poi addomesticata.

Il cinema ci insegna che ci vuole un progetto anche per un solo fotogramma, che sono fondamentali le luci, la scelta della focale, dell’inquadratura, e naturalmente ancora una volta la scelta tra il colore e il bianco e nero.

Rimango convinto che guardare film, come le fotografie degli altri, oltre alla sperimentazione personale rimanga l’unica strada percorribile.

Cito quattro frasi di un altro regista che ritengo tra i migliori, Werner Herzogh:

«Sono convinto che quel che ci impongono di imparare a scuola venga dimenticato nel giro di un paio d’anni. Ma ogni cosa che impari per placare la tua sete non la dimentichi mai.»

«L’accademia è la morte del cinema. È l’esatto contrario della passione.»

«Sentivo che era meglio girare un film che frequentare una scuola del cinema.»

«Le scuole di film non dovrebbero formare tecnici, ma persone con un autentico fermento interiore. Persone vivaci, che hanno in sé una fiamma ardente.»

Ho indubbiamente omesso centinaia di riferimenti, sia alle fotocamere utilizzate nei film che a molti film, chiedo venia, lavorando a questo articolo, ho iniziato un mese fa, mi sono reso conto che la ricerca in questo campo è quasi infinita, e non basta l’appoggio di un mero articoletto, ci vorrebbe un libro, almeno uno….

Sono sicuro, e già lo apprezzo, che molti di voi mi scriveranno per suggerirmi questa o quest’altra omossione; vi ringrazio fin d’ora, dove possibile integrerò i vostri suggerimenti: il virtuale è quello che è ma permette virtuosismi e errata corrige che la carta stampata non accetta

Concludo con una frase straordinaria recitata da una voce fuori campo nella scena finale di Oltre il Giardino, di Al Ashby, l’ultima interpretazione di Peter Sellers prima della sua scomparsa. Nella scena finale si vede Peter Sellers attraversare un laghetto. fermarsi a metà e infilare l’ombrello nell’acqua fino al manico per dimostrare che sta camminando sulle acque.

E la frase è questa: LA VITA. E’ UNO STATO MENTALE

Gerardo Bonomo

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